Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha firmato l’atto con cui blocca la vendita, in futuro, di armi alla Turchia. Si tratta di un atto interno alla Farnesina con cui, inoltre, viene avviata un’istruttoria sui contratti in essere: con questa firma, la cui notizia viene riportata dall’Ansa citando fonti informate sul dossier, Di Maio dà seguito agli annunci avvenuti negli scorsi giorni e soprattutto durante l’informativa urgente di ieri in Parlamento riguardante l’offensiva turca in Siria. La firma dello stop all’esportazione di armi era stata sollecitata in giornata da più parti e sul tema si era espresso, riferendo in Parlamento sul prossimo Consiglio europeo, anche il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

La moratoria sulla vendita delle armi è stata più volte ribadita da Conte, seppur arrivata in ritardo rispetto ad altri stati europei. Conte in Aula, alla Camera, spiega: “L’Italia è stata da subito orientata anche unilateralmente a una moratoria sulla vendita di armi alla Turchia. Il governo italiano ha dato subito corso a una sospensione della vendita delle armi alla Turchia”. Lo stesso presidente del Consiglio ribadisce che Roma ha posto la questione anche in sede europea: “Dopo la conclusione del Consiglio europeo Affari esteri tale moratoria assume maggior valore politico, maggior efficacia. Il governo italiano è convinto che si debba agire con la massima determinazione per evitare ulteriori sofferenze al popolo siriano, in particolare curdo, e contrastare iniziative destabilizzanti della regione. Questi obiettivi saranno efficaci se raggiunti attraverso il coordinamento europeo e in sede multilaterale”.

Sulla questione siriana e l’offensiva turca interviene anche il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, incontrando alla Casa Bianca il capo dello Stato, Sergio Mattarella. Trump sottolinea che “la Turchia è un membro della Nato. Dovremmo andare d'accordo con un membro della Nato”. Per quanto riguarda, invece, proprio il tema delle armi strategiche statunitensi in Turchia, Trump sostiene che siano al sicuro, usandole una base Usa nel Paese, ritenuta una “potente e grande base aerea”.