Il presidente del Consiglio Conte riferisce nell'Aula del Senato sul Consiglio Ue del 17 e 18 ottobre: "Il prossimo Consiglio europeo si concentrerà su Siria, Brexit, fino ai cambiamenti climatici. È il primo consiglio al quale partecipo come presidente del consiglio con un nuovo governo che vede l'Europa come pilastro della collocazione internazionale dell'Italia. La decisione turca ripropone l'esigenza di una decisione comune, ferma e risoluta da parte dell'Ue", ha aggiunto il premier Giuseppe Conte. Accanto a lui, in un'Aula del Senato quasi al completo, sono seduti, tra i banchi del governo, i ministri per i Rapporti con il Parlamento Federico D'Inca' e quello per gli Affari europei Vincenzo Amendola.

"L'Italia da subito orientata verso la moratoria delle armi alla Turchia, ha fermamente voluto che divenisse oggetto del dibattito al consiglio Ue. Il Governo italiano ha subito dato seguito alla sospensione dell'export di armi alla Turchia convinto che si debba agire con la massima determinazione per evitare ulteriori sofferenze al popolo siriano. Questi obiettivi saranno tanto più efficaci se raggiunti attraverso il coordinamento europeo".

"Le preoccupazioni di sicurezza della Turchia devono essere affrontati con gli strumenti della diplomazia, non con interventi militari e nel rispetto del diritto internazionale. L'Italia invita la Turchia ad astenersi da azioni illegali, anche per quanto riguarda Cipro. Alla Turchia diversi stati membri continuano a guardare anche dopo le dichiarazioni sui rifugiati, che ho già definito inaccettabili", ha ribadito, facendo riferimento alla minaccia del premier turco Erdogan di aprire le porte dell'Europa ai rifugiati.

"Ho già detto che dentro il perimetro del'Ue e non fuori che si deve operare per la ricerca del benessere degli italiani, aggiornando un progetto che ha assicurato pace e prosperità a partire dai più giovani. Si lavori con spirito costruttivo e unitario, con i nuovi vertici europei", ha affermato Conte.

"Sul tema migratorio continuo a rivendicare l'esigenza di un intervento comunitario da parte dell'Unione europea. Il meccanismo discusso a Malta il 23 settembre scorso rappresenta una tappa significativa, non risolutiva, nella costruzione di un sistema europeo di ridistribuzione e dei rimpatri. Dobbiamo continuare a lavorare perché l'Ue lavori sui rimpatri con gli accordi di riammissione in paesi di origine sicura, evitando il pull factor, che viene usato da alcuni Paesi per rifiutare ogni accordo". 

Per quanto riguarda al Brexit, "I negoziati hanno registrato nelle ultime ore progressi rilevanti ma senza arrivare a una svolta decisiva. L'Italia è impegnata a evitare che i nostri concittadini paghino gli effetti del ‘no deal'. Poi lavoriamo per evitare sterili rimpalli di responsabilità. Serve ribadire unità dei 27, con un approccio negoziale pragmatico senza condizionamento ideologico. Ora ci sono due ostacoli, il veto nordirlandese e il regime doganale al confine".

"È essenziale riaffermare con forza le priorità dell'Italia. Riteniamo che la proposta della Commissione sebbene non ambiziosa sia un compromesso sufficientemente equilibrato: lo stato per il nostro paese sui volumi di spesa migliora".