Esprime "preoccupazione" Marco Minniti per le evoluzioni di quella che ormai può essere considerata una guerra tra la Turchia e il popolo curdo che vive nel nordest della Siria. In un'intervista sulla Stampa di questa mattina l'ex ministro dell'Interno ha sostenuto che se la comunità internazionale abbandonasse il popolo curdo dopo avergli chiesto di combattere contro l'Isis, sarebbe un triste voltafaccia: "I tradimenti non fanno altro che alimentare i focolai di odio contro l'Occidente – e per questo, ammonisce Minniti – le conseguenze di questo conflitto ci coinvolgeranno". L'abbandono del popolo curdo è un vero paradosso secondo il deputato dem vista la possibilità che una parte dei jihadisti rimasti in Siria stia partecipando all'offensiva turca contro i curdi: "Noi abbiamo chiesto ai curdi di allearsi alla comunità internazionale per combattere l'Isis, ma ora li stiamo lasciando soli e, contemporaneamente, li abbiamo messi in condizione di essere cacciati dal proprio territorio dai jihadisti. Non possiamo più chiudere gli occhi o la storia ci presenterà il conto".

Un tradimento dunque, che gli Stati Uniti sembrano aver già compiuto e che l'ex ministro giudica come un drammatico errore perché nel sempre più complesso campo da gioco della crisi siriana Minniti vede tre attori in grado di disinnescare il conflitto: Europa, Russia e Stati Uniti. "Gli Usa non possono cancellare il loro ruolo nella Siria del nord e serve un intervento comune in cui la Ue deve rendersi conto che in questa crisi si prospettano evoluzioni che la coinvolgono, dal ritorno dei foreign fighters alla questione migratoria. La Russia poi, è presente in Siria e ha buoni rapporti con Turchia e Iran; per questo è l'unica che può costringere la Turchia a riflettere", dice Minniti.

Le posizioni di questi tre attori però sembrano essere lontane e il deputato non nasconde che un loro allineamento rappresenti una operazione molto impegnativa e quando gli viene chiesto cosa pensi della richiesta curda di istituire una no fly zone per impedire i bombardamenti di Erdogan risponde: "Se in seguito all'interdizione della no fly zone dovesse essere abbattuto un aereo turco, non potrei dire in che direzione si evolverebbe la crisi – sostiene Minniti -. L'Europa deve entrare in gioco e ricoprire il ruolo che gli spetta nel Mediterraneo".

Una Europa protagonista quindi, che nelle parole dell'ex ministro dell'Interno dovrebbe agire con più decisione non limitandosi a imporre l'embargo delle armi: "È positivo che più Paesi europei abbiano aderito all'iniziativa – dice Minniti – ma dobbiamo dire che gli arsenali della Turchia sono strapieni. Non c'è un problema immediato di indebolimento in seguito all'embargo verso Ankara che si sta mettendo in campo".

Le conseguenze di un intervento più netto auspicato da Minniti porterebbero, nell'immediato, all'apertura dei confini minacciata da Erdogan che lascerebbe arrivare in Europa un milione di profughi. Questo, secondo l'ex ministro, rappresenta un falso problema: "Se ci sarà un conflitto, ci sarà comunque un'ondata migratoria, sia che Erdogan apra i confini, sia che non li apra. L'Unione europea non deve farsi ipnotizzare dalla minaccia dei migranti. L'unico modo per fermare questa minaccia è far terminare il conflitto. Non basta analizzare i problemi e poi chiedere agli altri di risolverli. I paesi leader in Europa devono iniziare ad assumersi le loro responsabilità".