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“Se potessi avere mille euro al mese”: viaggio nell’odissea dei precari [VIDEO]

Ritratto di una generazione tanto “formata” quanto sottopagata. Il libro di Eleonora Voltolina, direttore responsabile della “Repubblica degli Stagisti”, incrocia dati e storie personali: “Il precariato coinvolge tutti, dai commessi ai medici”. Nel dibattito interviene anche il senatore Ichino: “Le riforme ci sono. Ma i giovani devono smetterla di iscriversi a Facoltà che non hanno mercato”
A cura di Enrico Nocera
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Precari

Storie di ordinario precariato, fra stipendi da fame e una selva oscura di tipologie contrattuali. L'Italia che Eleonora Voltolina, direttore responsabile del sito web “La Repubblica degli Stagisti”, dipinge nelle pagine del suo libro è quella di una generazione “a progetto”. “Se potessi avere 1.000 euro al mese”, incrociando dati empirici e storie personali di chi lavora ogni giorno per cifre a due zeri, conferma molte certezze e ne sfata altre. Fra queste ultime, l'opinione che il precariato interessi solo alcune categorie (dai ricercatori ai giornalisti, dagli insegnanti ai lavori che si suole definire creativi), a fronte di altre più tutelate: “Anche medici, avvocati e altre categorie professionali subiscono il precariato – sottolinea Voltolina ai nostri microfoni – il problema dei 600 – 700 euro al mese (quando va bene) interessa tutti, è trasversale a ogni lavoro”.

DOMANDA E OFFERTA: COME INCONTRARSI? – Sulla questione del precariato a vita interviene anche Pietro Ichino, giuslavorista e senatore del Partito Democratico, impegnato da oltre 40 anni nelle problematiche che affliggono il lavoro nel nostro Paese. L'opinione di Ichino è ben poco consolatoria: i precari sono tali perché incapaci di comprendere le esigenze del mercato: “Se tu ti laurei in Scienze della Comunicazione, Scienze Motorie o Scienze Politiche, è normale dopo non trovare lavoro – taglia corto Ichino – queste Facoltà non hanno mercato nel nostro Paese. Bisogna che i giovani siano indirizzati verso le professionalità (e ce ne sono in Italia) ancora scoperte, di cui abbiamo bisogno”. Opinione che, come prevedibile, non manca di provocare qualche protesta fra il pubblico e gli stessi partecipanti al dibattito: “Il problema della mancata connessione fra mondo del lavoro e formazione esiste – risponde Ilaria Lani, responsabile politiche giovanili della Cgil – ma non è tagliando i corsi di Laurea che si risolve il problema. Combattere il precariato significa combattere lo sfruttamento, fra i privati e negli enti pubblici. Chi si laurea in Scienze della Comunicazione un lavoro lo trova. Il problema è che, nella maggioranza dei casi, non viene pagato”.

LA RIFORMA FORNERO – Dal precariato alla riforma del lavoro il passo è breve. Anche su questo punto, le opinioni sono piuttosto difformi. Da un lato c'è chi, come Ichino, professa una fiducia quasi totale nell'operato del governo, che “sta facendo quello che in vent'anni nessun politico si è sognato di fare. Trovo incredibile, d'altro canto, che la Sinistra italiana si batta il petto per una modifica così inconsistente all'articolo 18, e non dica nulla sul problema delle false partite Iva o dei contratti a progetto che mascherano un lavoro subordinato. Questo, francamente, mi pare ben poco di Sinistra”. Dall'altro chi, come la Cgil, pone il problema sotto un punto di vista differente: “E' vero, le novità ci sono – afferma Lani – ma vogliamo parlare delle 46 tipologie contrattuali ancora in vita? O degli ammortizzatori sociali inesistenti per i parasubordinati che si ritroveranno a pagare di tasca propria i costi della riforma? Dal punto di vista delle tutele, come il salario minimo, questo governo ha fatto poco o nulla”.

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