Test di Medicina e semestre filtro

“Se non fai corsi privati, non hai chance di passare i test”: le contraddizioni del semestre filtro a Medicina

A cura di Giulia Renda
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Il semestre aperto dovrebbe rendere più accessibile l’ingresso a Medicina, ma tra programmi vasti, tempi stretti e migliaia di euro per la preparazione privata, la selezione rischia di spostarsi dal test alle possibilità economiche. A raccontarlo a Fanpage.it è Carmine, 19 anni, studente alla Federico II di Napoli.

Già da quando, a luglio di quest'anno, il Ministero dell'Università e della Ricerca ha emanato il decreto attuativo per regolamentare il semestre filtro e le sue sfaccettature per l’anno accademico 2026/27, c'erano dubbi nell'aria. Nel decreto ci sono diverse novità: dallo slittamento delle date dei due esami che vanno sostenuti per poter entrare in graduatoria, alla possibilità di indicare una sede diversa di preferenza rispetto a quella dove si svolge il semestre filtro, fino al prolungamento di cinque minuti delle due prove d’esame nazionali al termine dei sei mesi di “prova”.

Facendo un passo indietro: il semestre filtro è stato introdotto a settembre 2025 dal ministero dell'Università e della Ricerca per rendere più accessibili i corsi di Medicina, Odontoiatria e Veterinaria. L'obiettivo era abolire il vecchio TOLC, un test d'ingresso che per anni ha funzionato come una mannaia, avvantaggiando solo chi poteva permettersi corsi di preparazione privati da migliaia di euro, spesso iniziati già al quarto anno di liceo.

Nonostante la riforma, le criticità del vecchio sistema non sono sparite. Lo dimostra la storia di Carmine, 19 anni, che ha raccontato a Fanpage.it l'ansia e l'incertezza vissute durante il semestre filtro, ma soprattutto i costi esorbitanti che ha dovuto sostenere finora.

Tre esami, troppo poco tempo

Carmine frequenta il semestre filtro alla Federico II di Napoli, ma la sua preparazione è iniziata ben prima dell'università. Alle spalle ha già un anno di studio attraverso un corso privato da 5mila euro, frequentato mentre preparava l’esame di maturità. Lui stesso lo ripete più volte: "Io sono fortunato, ma c’è chi tutto ciò non l'ha fatto o non può permetterselo, come la mia ragazza", spiega.

"Ad oggi pensare di preparare tre esami che, parlando con professori universitari, sono esami per cui ci vogliono almeno tre mesi ciascuno è impossibile". Il decreto ha effettivamente allungato il tempo tra la fine delle lezioni e gli esami, ma il problema resta: il programma complessivo continua a essere considerato troppo vasto.

Le aule si svuotano, i corsi privati aumentano

Uno dei problemi centrali di cui ci parla Carmine è la progressiva desertificazione delle aule: "Le aule universitarie sono vuote, stamattina veramente non c’era nessuno nell’aula magna dell’edificio di Biotecnologie. Quell'aula dovrebbe essere piena, come lo era nei primi giorni di lezione".

A spingere gli studenti ad abbandonare i corsi in presenza sono due fattori: l’inefficienza formativa di queste lezioni, dove spesso gli studenti si trovano a seguire un professore collegato a un pc da casa, e il poco, anzi pochissimo, tempo a disposizione tra lezioni, esami e mole di lavoro.

Ormai le persone che possono permetterselo e che vogliono passare i test frequentano corsi privati”, ci racconta Carmine. “È un investimento che, sinceramente, tu fai e aumenta le chance di passare agli esami. Ma secondo me, se non lo fai, le chance che passi sono pari a zero, veramente pari a zero, perché è una mole di cose complicate tutte insieme”.

"L'accesso libero a medicina sarebbe un sogno"

Ma per Carmine il problema non si riduce al cambio di modalità o alla quantità di cose da studiare. Anzi, guardando indietro, e pensando al “terribile” Tolc, senza troppi giri di parole, dice: “Per me era molto meglio, penso che nove studenti su dieci preferiscono fare il test a settembre e sapere subito se sei entrato o meno”. Il punto, per lui, è soprattutto evitare di arrivare a dicembre o gennaio senza sapere quale sarà il proprio futuro universitario. “Ovviamente un accesso libero sarebbe un sogno”, afferma ancora Carmine.

Dietro queste proposte c’è soprattutto la paura di potersi trovare improvvisamente senza una direzione. “Se io adesso dovessi fallire il test a gennaio o a dicembre, ho perso un anno della mia vita, e ho fatto perdere soldi alla mia famiglia". Il problema, infatti, è anche quello dei corsi affini, dettati dal Mur, che possono essere scelti qualora lo studente non risulti ammesso a Medicina. “Vuoi portare avanti il tuo sogno, che è fare Medicina, e poi ti ritrovi a fare Biotecnologie. Non è che Biotecnologie sia una materia da meno, però il tuo sogno era fare altro”.

Infine a complicare ancora di più il percorso c’è il limite dei tre tentativi per iscriversi al semestre filtro. Secondo Carmine, il rischio è che chi non riesce a superare le prove possa essere costretto a cercare una strada fuori dall’Italia: “Molte persone, proprio perché possono fare al massimo tre tentativi, non ne passano uno, non passano il secondo, poi se ne vanno a studiare in Bulgaria, in Albania”. Anche in questo caso, però, entra in gioco la possibilità economica, “Te lo devi poter anche permettere di fare una roba del genere. Se non te lo puoi permettere, è finita”.

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