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Sciopero, Orlando: “Salvini fenomeno coi ferrovieri, ma abbassa la testa davanti ai potentati economici”

L’atteggiamento del governo Meloni nei confronti della magistratura “dà l’idea della precostituzione di un alibi, se dovessero arrivare altri problemi”, attacca l’ex ministro Orlando in un’intervista a Fanpage.it. “Delmastro? È abbastanza grave che un sottosegretario alla Giustizia rivendichi il fatto di aver violato la legge”, continua il deputato del Pd. E su Salvini e il diritto allo sciopero attacca: “Non puoi fare il fenomeno con i tranvieri e i ferrovieri per poi abbassare la testa ogni volta che ti trovi di fronte a un grande potentato economico”.
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A cura di Tommaso Coluzzi
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Diritto allo sciopero, salario minimo, giustizia. Andrea Orlando, intervistato da Fanpage.it, attacca il governo Meloni su tutti i fronti. Il deputato del Pd, che in passato è stato sia ministro della Giustizia che del Lavoro, critica la strategia del centrodestra nei confronti della magistratura – con cui proseguono gli scontri dopo le parole del ministro Crosetto – e replica alle parole del sottosegretario Delmastro. Poi il parlamentare dem si scaglia anche contro il ministro Salvini, per la sua politica della precettazione che mette a rischio il diritto allo sciopero.

Onorevole Orlando, partiamo dal rapporto del governo Meloni con la magistratura. La tensione non è una novità, l'abbiamo vista tante volte in questi mesi e anche in passato, ma la frase del ministro della Difesa Crosetto, che ha parlato di opposizione giudiziaria, ha tenuto banco la scorsa settimana fino a che lui stesso non l'ha in parte smentita. Qual è la strategia dietro questi attacchi costanti alla magistratura? L'ultimo, ad esempio, è di Matteo Salvini, che ha criticato la sentenza del gioielliere che ha ucciso due rapinatori in fuga, che tra l'altro arriva sulla base di una riforma sulla legittima difesa voluta da lui nel 2019…

Sono due cose parzialmente diverse. Salvini tende a delegittimare la magistratura su alcuni temi con evidenti contraddizioni, perché lo fa sulla base dell'applicazione di una legge che ha scritto lui, quindi questo mi pare un capitolo a sé. C'è poi invece un altro filone, che è quello che tende a delegittimare la magistratura rispetto a inchieste che potrebbero colpire, eventualmente, gli esponenti del governo. Su questo penso che ci sia una colossale mistificazione, non solo perché la magistratura ha indagato esponenti di tutti i governi. Vorrei ricordare che Conte e Speranza sono stati sottoposti a un procedimento che considero assolutamente ingiusto e privo di fondamento, ma nessuno ha mai gridato al complotto della magistratura. Il governo Draghi, con imputazione coatta, è stato sottoposto a un rinvio a giudizio che poi non si è concretizzato per evidente infondatezza, perché un gip di Trieste aveva accolto l'istanza di un cittadino sui provvedimenti sul Green pass. Nessuno ha parlato di opposizione giudiziaria. Abbiamo rispettato quello che la magistratura faceva e le sue pronunce.

Semmai bisognerebbe guardare al grande rispetto e al riguardo con il quale si è mossa la magistratura nei confronti del governo: la Procura di Roma ha chiesto l'archiviazione rispetto alla vicenda Delmastro-Donzelli, la Procura di Milano ha sequestrato il telefono al figlio del presidente La Russa, ma quando si è accorta che era del padre ha preso la Sim e l'ha restituito, la vicenda delle traversie fallimentari della ministra Santanché è emersa soltanto dopo la sua nomina di governo, ma la vicenda era risalente. Ci sono tanti episodi nei quali la magistratura si è mossa con molto meno tatto. Questo tipo di denuncia non ha fondamento e soprattutto dà più l'idea della precostituzione di un alibi, se dovessero arrivare altri problemi. Di questo metodo è stato protagonista anche il senatore Gasparri, il quale, siccome sapeva era in corso un'inchiesta giornalistica, ha cominciato a dire che Report lo stava perseguitando. Poi abbiamo visto che di persecuzione non si trattava. Se si utilizza questo atteggiamento da posizioni particolarmente importanti, come quella del ministro della Difesa, si destruttura un pezzo delle istituzioni. È pericoloso per tutti, non soltanto per la magistratura, perché toglie legittimità a una funzione essenziale come quella di chi è chiamato a giudicare i cittadini.

Nel frattempo il sottosegretario Delmastro è stato rinviato a giudizio nel caso che coinvolge anche il collega e amico Donzelli, le carte che riguardavano i colloqui di Cospito in carcere e la possibile violazione del segreto d'ufficio. Delmastro non si pente, non si dimette e dice che rifarebbe tutto. Cosa ne pensa?

È abbastanza grave che, davanti alla constatazione di un'illegalità, un sottosegretario alla Giustizia rivendichi il fatto di aver violato la legge. Poi, naturalmente, sarà una sentenza a dire se questa violazione c'è stata o meno, ma il fatto che preventivamente dica che lui è comunque orgoglioso della condotta adottata quando ancora non si sa se questa condotta è legale o illegale, la dice lunga rispetto all'idea di legalità che si ha.

Delmastro però continua con le sue dichiarazioni, anche abbastanza forti: nelle ultime ore ha detto che Cospito è l'influencer della sinistra e che vi ha sostanzialmente costretti, visto che eravate andati in visita in delegazione da lui, a parlare con dei camorristi. Almeno nella sua ricostruzione…

Non è vero e per questo abbiamo avviato altri procedimenti per diffamazione, vorrei però fare un'annotazione più politica. Delmastro ha anche detto che per risolvere i problemi della giustizia bisogna "spezzare le reni alle correnti della magistratura". È un linguaggio che sa di antico, di molto antico, e che in qualche modo denota una certa coerenza. Però allora bisogna essere coerenti sempre, perché io visito le carceri da tanti anni. L'ho fatto da ministro della Giustizia, mentre ci andavano anche molti esponenti del centrodestra. Io ho visitato tutti, loro andavano prevalentemente da politici che erano stati reclusi per associazione esterna. Né io ho mai detto che l'influencer della destra era Dell'Utri, né loro che lo erano quelli che incontravo io, perché tutti sanno che è dovere e diritto dei parlamentari andare a verificare le condizioni delle carceri. Però se Cospito è il nostro influencer, allora Ciavardini è l'influencer di Colosimo? Perché Ciavardini ha incontrato più volte la presidente della commissione Antimafia? Io penso che non sia vera né una né l'altra. Bisogna avere rispetto per la funzione rieducativa della pena, come ci hanno detto gli esponenti di Fratelli d'Italia quando sono scesi in campo per difendere Colosimo. Se quel rispetto c'è, però, lo esigiamo sempre, in tutte le occasioni.

La maggioranza ha stravolto il testo delle opposizioni sul salario minimo e l'ha trasformato in una delega al governo, togliendo tra l'altro la soglia oraria, il fulcro della legge. Secondo lei questo è l'ennesimo tentativo di buttare la palla in tribuna e prendere tempo rispetto a una legge difficile da bocciare in maniera plateale oppure è una bocciatura definitiva?

È una bocciatura definitiva, fatta in modo da limitare il danno che la bocciatura comporta, cioè il fatto che si dice di no al tentativo di dare una una regola che consenta di contrastare il lavoro povero. Quindi cercano di aggirare l'ostacolo, dicendo che non serve che si faccia questa legge perché ci penserà il governo. In verità andrà a finire in un nulla di fatto, perché è del tutto evidente che non si vuole intervenire su questo tema. Non vogliono disturbare i manovratori, le aziende che hanno fatto grandi profitti nel corso di questi anni, né alterare una dinamica che sta portando a un progressivo impoverimento di fasce sempre più larghe di lavoratori. Noi dobbiamo continuare questa battaglia, dobbiamo farlo perché mentre c'è chi prende 6,50 euro all'ora, e ha visto anche erodersi il proprio potere d'acquisto, le banche hanno aumentato i profitti dell'80%. Così come i player energetici, i grandi soggetti della logistica. È ingiusto non intervenire.

Nel frattempo sembra che il diritto di sciopero sia diventato un tema di discussione. Salvini l'ha preso un po' come un obiettivo da attaccare e procede a colpi di precettazioni e dichiarazioni. La settimana scorsa ha parlato di "scene indegne" perché c'era uno sciopero dei treni, ad esempio. E poi c'è questa tecnica più soft di screditare le ragioni dello sciopero con delle battute tipo ‘volete fare il ponte lungo', attaccando direttamente i leader sindacali. Il governo Meloni dice di garantire il diritto allo sciopero, ma lo fa realmente?

A differenza di Delmastro, a cui va riconosciuta una perversa coerenza, a Salvini questa facoltà è totalmente indifferente. Vorrei ricordare che all'epoca del governo Renzi propose tre giorni di sciopero generale per bloccare il Paese. Quindi è chiaro che Salvini, a seconda di dove si trova, cambia opinione. Quello che però va denunciato è un tentativo di delegittimare un diritto sacrosanto e sancito dalla nostra Costituzione. I costituenti vollero che fosse scritto, perché fu il primo ad essere cancellato quando si insediò il regime fascista. Il diritto di sciopero è importante tanto quanto il diritto di voto, perché i lavoratori hanno soltanto due strumenti in mano per farsi valere, soprattutto se poveri e senza rendite alle spalle, e sono questi due. Se si cancella uno dei due, la democrazia è a rischio.

Cosa diremmo se venisse dileggiato il diritto di voto, se si prendessero in giro le persone che vanno a votare? Il diritto di sciopero ha la stessa forza, perché ha fatto cambiare molte cose nel nostro Paese e ha consentito ai lavoratori di ottenere dei diritti. Anche banalmente il diritto alle ferie, alla pensione, a lavorare otto ore e non in schiavitù. Quando Salvini picchia su questo, per inseguire una propaganda di cui probabilmente non ha neanche chiari lui i contorni, finisce per colpire una colonna fondamentale della nostra democrazia. Gli scioperi possono piacere, possono essere giusti e possono essere sbagliati. Non si discute di questo. Si tratta di capire che se si incide su quel diritto si incide sulla democrazia. Si tratta, e questo veramente è indegno, di prendere in giro persone che guadagnano 1200, 1300, 1400 euro al mese e rinunciano a una giornata di lavoro. Non puoi fare il fenomeno con i tranvieri e i ferrovieri per poi abbassare la testa ogni volta che ti trovi di fronte a un grande potentato economico.

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