Sanità, la rabbia degli specializzandi: “Un anno buttato ad aspettare, ora governo dimezza le borse di studio”
Migliaia di studenti hanno aspettato oltre un anno per sapere se avrebbero avuto accesso alla specializzazione in area sanitaria non medica per la quale avevano dato i test. Dopo la lunga attesa, in cui molti hanno dovuto mettere in sospeso la propria vita, rinunciando a offerte di lavoro ed opportunità personali, il governo ha risposto: e lo ha fatto con un decreto in cui riconosce che ci sarebbe bisogno di quasi 4mila specializzandi, ma ci sono i soldi per finanziare solo 1.520 borse di studio. Meno di un posto su due.
Ora la palla passa alle università. Alcune hanno già chiuso la questione, con una graduatoria definitiva, ma molte hanno rinviato a settembre per valutare la situazione. Infatti, gli atenei potranno decidere di concedere dei posti in più, nelle scuole di specializzazione, anche senza borsa di studio.
Il decreto arriva quasi un anno dopo: servono 3.900 posti, ce ne sono 1.500
Fanpage.it aveva raccontato la situazione degli aspiranti specializzandi in area medica non sanitaria – psicologi, farmacisti, biologi, veterinari, chimici… – che avevano sostenuto da mesi i test di ingresso, ma ancora non sapevano nulla del loro destino. Molti di loro avevano iniziato a studiare nell'estate del 2025 per entrare in una scuola di specializzazione. Poi, un test dopo l'altro, una graduatoria provvisoria dopo l'altra, si erano ritrovati davanti università che non erano in grado di fargli sapere quante persone sarebbero entrate. Il motivo era sempre lo stesso: il governo (in particolare i ministeri dell'Università, della Salute e dell'Economia) non aveva ancora adottato il decreto necessario per stabilire quanti posti esattamente c'erano per ciascun Ateneo.
Come anticipato da Fanpage.it, alla fine di luglio il decreto in questione è arrivato. E con quello, per molti, la doccia fredda: molti meno posti del previsto. Come mostrano le tabelle ministeriali, avere 1.520 posti in tutta Italia significa per esempio che, in tutta la penisola, si potranno specializzare appena 62 genetisti medici, o solo 159 psicologi clinici. Il decreto recita, nelle sue premesse, che dalle Regioni (responsabili della sanità) era arrivata la richiesta di 3.866 specializzandi. Ma i soldi non bastano. La borsa di studio già ridottissima introdotta dal governo Meloni nel 2024 – 4.773 euro lordi all'anno, meno di 400 euro al mese, per quanto prima non fosse affatto prevista una borsa di studio statale per questo tipo di specializzazione – poteva andare solo a poco più di 1.500 persone.
Gli studenti hanno che tenuto la vita in sospeso
Per molti degli studenti contattati da Fanpage.it, suona come l'ennesima beffa dopo un anno in cui hanno dovuto fare sacrifici. Carlo, 26 anni, aspirante specializzando in neuropsicologia, vorrebbe formarsi per lavorare con persone affette da malattie neurodegenerative. Ha iniziato a studiare per i test l'estate scorsa, mentre lavorava. Dopo i primi esami d'ingresso è iniziata l'attesa; ha lasciato l'impiego da ricercatore borsista che già aveva per trovarne un altro, che gli permettesse anche – se fosse entrato – di portare avanti la specializzazione. Oggi lavora come educatore in un servizio di RSA a domicilio: "Così posso scegliere quanti pazienti prendere e come gestirmi in autonomia gli orari e le giornate in cui vederli".
I mesi sono passati, e anche le opportunità: "Ho dovuto rinunciare a offerte interessanti, perché poi avrei dovuto abbandonare se fossi stato preso come specializzando. So di molti altri che sono rimasti bloccati per un anno senza trovare un'occasione di lavoro abbastanza flessibile". Con la rabbia di chi lavora in un settore, la sanità, di cui la politica parla quotidianamente: "È molto frustrante, è un controsenso vedere il grande clamore politico che c'è per la sanità pubblica e poi riscontrare questa mancanza di interesse". In un settore come la neuropsicologia, negli ospedali "il personale è sempre meno di quello che serve, c'è bisogno di più professionisti".
Enrico, studente di veterinaria fuori sede in Sardegna, ha accettato di lavorare in clinica mentre aspettava di conoscere il risultato dei test di ingresso. "Mi pagano dagli 8 ai 10 euro l'ora, lordi, a partita Iva. Non mi ci copro neanche le spese professionali. Per viverci dovrei fare moltissimo nero: è così che fanno in tanto. Per questo molti miei colleghi vanno a lavorare all'estero". Da novembre del 2025 era in attesa dell'esito del test d'ingresso. "A marzo mi avevano offerto la possibilità di essere assunto in un'azienda in Lombardia. Ho dovuto rinunciare perché sembrava che a breve ci sarebbero state novità sulla specializzazione. Poi non è arrivato nulla".
Aspettare per mesi senza sapere se sei entrato o no nella scuola di specializzazione, sapendo che i risultati potrebbero arrivare senza preavviso da un giorno all'altro, ha un peso anche sulla vita personale. "È stata tosta, psicologicamente. Senza questo foglio di carta posso fare solo un lavoro che non mi piace e pagato poco. Per mesi la mia fidanzata mi ha chiesto di organizzare una vacanza di qualche giorno insieme, anche per distrarmi: non potevo farlo, perché avrebbe voluto dire prendermi un impegno per due o tre mesi dopo. E allora, per quanto ne sapevo, la scuola di specializzazione avrebbe potuto essere già iniziata. Ci ho messo molto a capire, anche con il supporto dei miei amici, che non potevo annichilirmi per colpa dello Stato".
Di nuovo con il fiato sospeso: "Molte università decideranno a settembre"
Con l'arrivo del decreto, in ritardo di mesi, la questione avrebbe dovuto finalmente chiudersi. Ma a molti degli studenti che hanno atteso per quasi un anno è rimasto l'amaro in bocca per il numero bassissimo di posti disponibili. Anche chi aveva ottenuto un buon risultato in graduatoria nei test d'ingresso, adesso, non è per nulla certo di entrare.
L'incertezza continua per molti, appunto, anche perché il governo ha lasciato uno spiraglio. Nel decreto si afferma che "le Regioni ed altri enti pubblici e/o privati possono finanziare ulteriori borse", aumentando i posti disponibili; e soprattutto che "gli Atenei possono procedere ad immatricolare candidati idonei senza borsa di studio, in aggiunta al numero delle borse ministeriali assegnate", su "base volontaria dei singoli specializzandi". Ovvero, le università potrebbero decidere di offrire il posto anche a chi non ha ottenuto il sostegno economico, sapendo che dovrà affrontare la specializzazione senza borsa di studio.
"Speriamo che le università lo facciano. Altrimenti, sarebbe davvero ridicolo. Sono pochissime borse, dopo tutto questo tempo", commenta Sveva, ricercatrice e aspirante specializzanda in neuropsicologia, che nella graduatoria dei test d'ingresso che ha fatto era "in una buona posizione, un po' al limite". Ora "mi basterebbe sapere se sono entrata oppure no, per sapere qualcosa sulla mia vita invece di rimanere nel limbo".
Il problema è che, nella maggior parte dei casi, la pratica è rinviata ancora una volta. Buona parte delle università ha fatto sapere che solo a settembre ci sarà un aggiornamento definitivo: chi è dentro e chi è fuori, sulla base delle borse ministeriali e degli eventuali posti in più offerti a chi accetta di formarsi senza un sostegno economico. Così, ancora per qualche settimana, migliaia di studenti restano in attesa.