Opinioni
16 Marzo 2011
20:07

Sandro Pertini: la vita come testimonianza

Probabilmente nessuno come il Presidente della Repubblica Sandro Pertini è riuscito ad entrare nelle coscienze e a cementare il sentire comune di tutti gli italiani.

In questi giorni ricorrono le celebrazioni per i 150 anni dell’ Unità d’Italia e la nostra scelta è quella di raccontare le storie di Noi Italiani.  Il processo di unificazione del nostro paese è stato molto articolato, complicato a volte contraddittorio. Secondo molti storici il processo di unificazione sostanziale, ovvero il sorgere ed il maturare di valori condivisi, di un ethos comune, di un’identità nazionale, attraversa come un filo rosso la Storia d’Italia. La proverbiale (nonchè con buona probabilità a lui erroneamente attribuita) indicazione del D’Azeglio sulla necessità di “fare gli italiani” rappresenta, in qualche modo, il solco entro il quale le grandi personalità politiche e culturali del nostro paese hanno cercato di inscrivere il loro operato. Tra questi una menzione particolare va sicuramente riservata a Sandro Pertini.

Pertini nacque a San Giovanni di Stella il 25 settembre 1896, dopo aver preso parte alla Prima Guerra mondiale aderì con convinzione al Partito Socialista Italiano all’interno del quale si distinse per l’intransigenza delle sue posizioni antifasciste. Durante il Ventennio dovette subire l’umiliazione dell’arresto, ad opera del Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato, e del confino. Ciò non gli impedì di continuare clandestinamente la sua attività di resistenza fino a quando nel 1943, alla caduta del regime fascista, prese parte attivamente alla battaglia di Porta San Paolo a Roma contro le truppe tedesche occupanti. Ispiratore dell’insurrezione di Milano Pertini, alla fine della guerra, prese parte all’Assemblea Costituente con la quale prendeva inizio una mirabile carriera parlamentare. Ricoprì il ruolo di Presidente della Camera dei Deputati per essere infine eletto Presidente della Repubblica l’ 8 luglio 1978.

Si può affermare, senza tema di smentita, che l’elemento centrale e fondante l’attività politica di Pertini sia stato l’ostinata difesa dei valori dell’antifascismo e della Resistenza. In un celebre discorso tenuto alla Camera il 23 aprile 1970 così si esprimeva Pertini: “Noi anziani guardiamo fiduciosi ai giovani […] ad essi dobbiamo consegnare intatto il patrimonio politico e morale della Resistenza, perché lo custodiscano e non vada disperso”. L’impegno continuo di Pertini è stato appunto quello di tradurre, in un progetto politico concreto, una costellazione di valori e di ideali. In questo senso gli anni in cui egli ha svolto il ruolo di Presidente della Repubblica sono un mirabile esempio. La Presidenza di Pertini fu segnata da una svolta radicale, da una concezione profondamente nuova della massima carica dello Stato: tutti gli indirizzi, tutti gli atti avevano il compito di rinsaldare il legame tra i cittadini e lo Stato. Stiamo parlando di un periodo profondamente duro per il nostro Paese. Sono questi gli anni del terrorismo e della cosiddetta “strategia della tensione”, della crisi economica e della crisi politico-parlamentare seguita al fallimento dell’esperienza della solidarietà nazionale in seguito al rapimento e all’uccisione di Aldo Moro. In questa situazione Pertini seppe diventare l’uomo simbolo della lotta delle istituzioni al terrorismo, difensore della libertà e dei diritti costituzionali dagli attacchi eversivi.

In un momento nel quale l’Italia fu sull’orlo di precipitare nel baratro della tensione civile, Sandro Pertini ebbe la capacità di riaffermare con forza il valore dell’Unità nazionale. Se in larga parte del mondo della sinistra i valori della Resistenza venivano agitati come vessillo per poter giustificare e praticare un’aspra contrapposizione politica, Pertini fu il primo ad intuire che quei valori, l’antifascismo e la giustizia sociale su tutti, potevano e dovevano essere la piattaforma sulla quale costruire un profondo senso di identità nazionale. In altre parole Pertini ritenne l’esperienza  della Resistenza come il fondamento dell’Italia Repubblicana. In seguito all’attentato alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, il paese tutto si strinse attorno alla figura di Pertini, alla sua ostinata voglia di tener fermo l’ordine democratico. Le sue denunce sulle coperture internazionali del terrorismo e sulla connivenza tra l’estremismo di destra ed alcuni settori deviati dello Stato rappresentarono un passo decisivo verso la definitiva sconfitta della strategia eversiva. Alle stragi del terrorismo si aggiunse in quegli anni un altro evento apocalittico: il terremoto dell’Irpinia. Pertini, rigettando ogni formalismo, si recò personalmente sui luoghi della strage. La sua  durissima reazione ai ritardi e alle inadempienze nei soccorsi non ha precedenti nella storia Repubblicana. Poche personalità politiche sono entrate così profondamente nel cuore degli italiani, l’immagine di un Pertini gioioso e festante in quel magico 11 luglio 1982 che vide la nazionale italiana di calcio Campione del Mondo fanno ormai parte della memoria collettiva della nostra nazione. Ed è proprio con quell’immagine che ci piace ricordare “il Presidente più amato dagli italiani”.

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A cura di Rocco Corvaglia – Adriano Biondi
A Fanpage.it fin dagli inizi, sono vicedirettore e caporedattore area politica nella redazione romana. Racconto storie, discuto di cose noiose e scrivo di politica e comunicazione. Senza pregiudizi.
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