Sandro Gozi, parlamentare europeo di Renew Europe, discute ai microfoni di Fanpage.it come affrontare il rilancio dell'economia dell'Ue. Gozi è il primo europarlamentare a essere eletto con una formazione straniera, En Marche del presidente francese Emmanuel Macron; in Italia ha coperto la carica di sottosegretario con delega agli Affari europei durante i governi di Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. "L'Italia ora deve fare due cose. Il Parlamento nazionale deve ratificare rapidamente la decisione europea e il governo deve mettere insieme la strategia per il bilancio nazionale del prossimo anno e quella per utilizzare i fondi", afferma Gozi. Che guarda in modo positivo alla decisione di utilizzare il Comitato interministeriale per gli affari europei: "Può essere la scelta giusta. Io l'ho usato, lo ho presieduto quel comitato e mi ha permesso di dimezzare le infrazioni europee dell'Italia. Ho fatto risparmiare ai contribuenti italiani più di 2 miliardi di euro grazie a quel comitato", sottolinea. Tuttavia, aggiunge, questo non basta: secondo Gozi bisogna poi accertarsi che i soldi stanziati a Bruxelles con il Recovery Fund devono poi arrivare alle famiglie e alle imprese e per fare questo "bisogna assolutamente semplificare la burocrazia italiana".

Gozi: "Da Ue nessuna fregatura di cui parlano Salvini e Meloni"

Rispetto alle condizioni di Bruxelles per accedere al piano di rilancio, che darà diritto al nostro Paese a circa 209 miliardi di euro, tra prestiti e sussidi a fondo perduto, Gozi taglia corto: "L'Italia vuole impegnarsi nella transizione ecologica? L'Italia vuole impegnarsi nella trasformazione digitale? L'Italia vuole dare aiuti alle imprese in difficoltà, al settore del turismo? Se l'Italia vuole fare queste cose, che sono obiettivi comuni che perseguiamo in tutta Europa, deve utilizzare il Recovery Plan". E precisa, negando le dichiarazioni fatte da Matteo Salvini o Giorgia Meloni per cui il piano europeo imporrebbe delle riforme "lacrime e sangue", di non vedere dove starebbero l'inganno e la fregatura di cui parlano i leader dell'opposizione.

"Ora il Parlamento europeo dovrà lavorare su due punti. Dovrà spingere per chiarire il calendario delle nuove risorse dell'Ue, perché questo piano di rilancio non si finanzia chiedendo più soldi ai governi, non si finanzia certamente chiedendo più soldi ai contribuenti, ma chiedendo più soldi a chi inquina e ai giganti del digitale", spiega Gozi, aggiungendo che poi sarà necessario assicurare che l'Europarlamento decida insieme al Consiglio europeo l'attuazione del piano. "Poi c'è il lavoro ordinario. Ogni sette anni l'Europa decide quali risorse destinare e per quali obiettivi per i sette anni successivi: è il bilancio ordinario. Che è stato diminuito, ci sono meno soldi per la ricerca, per l'Erasmus, meno soldi per la difesa. Noi dobbiamo lavorare per riequilibrare, perché certamente occorre rispondere alla crisi, ma occorre anche preparare il dopo-crisi".

Sandro Gozi sul Mes

L'europarlamentare interviene anche in merito al dibattito creatosi nel nostro Paese sul Meccanismo europeo di stabilità: "La contraddizione del governo di Giuseppe Conte è che ha chiesto di prolungare lo stato di emergenza: quindi se c'è l'emergenza vuol dire che c'è la necessità di rafforzare il sistema sanitario. E se vogliamo rafforzare la sanità ci sono 37 miliardi pronti che sono quelli del Mes", sottolinea Gozi, precisando che l'unica condizione per accedere a questo credito sia quella di rifare gli ospedali, digitalizzare la sanità, rafforzare i reparti di terapia intensiva. E si rivolge direttamente "ai sovranisti stile Meloni o Salvini", affermando: "Ma scusate, non ci sono interessi, sono soldi gratis, tu pensi che ti vogliamo fregare? È un argomento assolutamente strampalato, di gente che ha votato e negoziato il Mes, quello duro della troika, mentre oggi su un meccanismo completamente diverso fanno inutile propaganda a spese degli italiani".

Stop ai fondi europei per chi viola lo stato di diritto

Infine Gozi affronta anche un altro tema, quello dei soldi ai Paesi che non rispettano lo stato di diritto: "Questa è una battaglia che io porto avanti da molto tempo. Abbiamo fatto un passo avanti, abbiamo legato l'utilizzo dei fondi europei al rispetto dello stato di diritto. In sostanza non puoi fare l'autoritario con i soldi comuni europei. Questo vale all'interno dell'Ue, ed è una novità, ma deve valere anche all'esterno". Il parlamentare europeo quindi parla di quei comuni in Polonia che si sono dichiarati Lgbt-free, cioè che non ammettono persone omosessuali: "Ovviamente è una violazione dei diritti fondamentali e la Commissione europea, su richiesta di Renew Europe, ha sospeso i fondi destinati a quei comuni come sanzione contro questa violazione delle libertà pubbliche". Quindi conclude: "È un primo passo, noi vogliamo che questo accada sempre. Che quando la Polonia di Kaczyński, l'Ungheria di Orban, o il governo autoritario di un altro Paese, violano le libertà fondamentali garantite dall'Ue, l'Unione intervenga a tutela dei cittadini",