Un vertice finito senza un accordo. Sulla riapertura della scuola tra governo e regioni lo scontro prosegue. E a meno di un mese dal ritorno in classe le incognite restano. Anzi, aumentano. Nodo principale è quello dei trasporti, con gli enti locali che chiedono più flessibilità e gli esperti del Comitato tecnico-scientifico che sconsigliano di allargarla oltre il 50% dei posti. Eppure un primo cambiamento sembra esserci nella posizione del Cts: dalla riunione di ieri pomeriggio è emersa la possibilità di rivedere le regole per i trasporti pubblici per facilitare la riapertura delle scuole. Il compromesso è servito: la capienza può aumentare fino a un massimo del 75% dei posti nel caso in cui sul bus (o tram e metro) ci sia un buon ricambio di aria o vengano previsti dispositivi di distanziamento tra i passeggeri. Ma per il responso finale bisognerà attendere il verbale definitivo della riunione, come spiega il Corriere della Sera.

Il nodo trasporti: possibile aumento capienza mezzi

La soluzione da mettere in campo, per gli esperti del Cts, è prima di tutto un aumento ingente delle corse, allungando inoltre gli orari di punta. Così che le scuole possano prevede ingressi scaglionati, evitando il picco del traffico alle 8.30: una misura che riguarderebbe soprattutto i ragazzi delle scuole superiori che si muovono autonomamente con tram, metro e bus. Per quanto riguarda l’aumento dei posti sui mezzi, ci sono alcune condizioni da rispettare: il ricambio dell’aria con filtri certificati o l’installazione di distanziatori mobili come tendine, divisori e poggiatesta. In questo caso si può arrivare fino a una capienza del 70-75%, spiega il Corriere.

Più corse e nuove misure per trasporti: servono 200 mln

L’operazione necessita di ulteriori risorse. Non bastano quelle finora stanziate per poter avere più corse, pagare gli straordinari al personale delle aziende del trasporto pubblico e affittare bus privati dove non bastano i mezzi a disposizione. Secondo le stime di Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell’Associazione dei comuni italiani, servono almeno 200 milioni di euro.

Le mascherine e i recuperi a settembre

Altri due nodi rimangono sul tavolo e non hanno ancora trovato una soluzione. Il primo è quello delle mascherine. Che restano obbligatorie sui mezzi pubblici, ma che le Regioni vorrebbero eliminare all’interno delle classi. Almeno per i più piccoli. Agostino Miozzo, coordinatore del Cts, assicura comunque che non sarà necessario indossarle laddove sia rispettata la distanza di un metro tra i banchi. Altro tema critico è quello dei recuperi a settembre. In questo caso a entrare in gioco sono i sindacati, che chiedono di pagare gli straordinari ai docenti che terranno, dal primo settembre, corsi di recupero per tutta la classe o solamente per chi ha avuto insufficienze. Il governo ha deciso che non pagherà gli straordinari per le lezioni tra l’1 e il 14 settembre, ritenute attività ordinaria. Diversamente, verranno retribuiti maggiormente eventuali altri recuperi da svolgere durante il corso dell’anno.