L’ultimo in ordine di tempo è stato Romano Prodi, ma la lista di chi ha scelto di impegnarsi nella riabilitazione politica di Silvio Berlusconi è lunga e in costante aggiornamento. Il professore fa anche il passo ulteriore: sceglie proprio La Repubblica per spiegare come Berlusconi sia cambiato (“La vecchiaia porta saggezza”) e non sia “certo un tabù l’ingresso di Forza Italia in maggioranza”, rafforzando la corrente di chi, all’interno del PD, guarda con attenzione a ciò che accade all’interno di Forza Italia. Lo stesso capogruppo democratico al Senato Marcucci, proprio in un'intervista con Fanpage.it, nota come “le idee ed i valori di una parte di Forza Italia, rimasta legata al Cavaliere, possono essere di grande utilità” in una fase così complessa come quella che si sta per aprire, con la necessità che governo e maggioranza siano coesi e forti, in modo da evitare di sedersi al tavolo europeo in una posizione di debolezza. Dunque, “si devono superare gli schemi classici”, aprendo a Forza Italia ora che Berlusconi ha dimostrato “grande senso istituzionale durante la pandemia” e soprattutto un “approccio europeista” in contrasto con l’aggressività della destra sovranista di Salvini e Meloni.

L'obiettivo dei pontieri, ormai nemmeno tanto celato, ha già un nome: coalizione Ursula, ovvero un accordo ampio, dal M5s a FI, passando per il PD, gli altri gruppi centristi e tutti i soggetti di "buona volontà", per emarginare la destra populista e anti-europeista, blindando una maggioranza che rischia di scricchiolare a causa dei numeri risicati al Senato. Berlusconi ovviamente si schernisce e alterna le solite aperture alla “collaborazione istituzionale, già espressa nella storia di Forza Italia nei confronti dei governi in carica, qualunque essi siano, nei momenti in cui sono in gioco vitali interessi nazionali”, con il tradizionale canovaccio di questi mesi, mettendo FI “in prima linea nell'evidenziare l'inadeguatezza dell'attuale esecutivo e della formula politica che lo sostiene e nel chiedere di restituire la parola agli italiani”.

Il punto vero è che non c'è alcuna contraddizione intrinseca fra la coalizione Ursula e questo giochetto dell'opposizione – non opposizione, proprio perché l'obiettivo è sempre lo stesso: la prosecuzione della legislatura (almeno fino all'elezione del prossimo Presidente della Repubblica) e la gestione responsabile della crisi economica e sanitaria determinata dalla pandemia. Un obiettivo messo a repentaglio dai numeri ballerini al Senato, causa defezioni nella pattuglia del Movimento Cinque Stelle e qualche malumore interno ai democratici, ma che resta blindato in primo luogo dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, peraltro il principale sponsor di Giuseppe Conte. Berlusconi, che un po’ di politica la mastica, ha chiarissimo il quadro e si muove in modo lineare: visto che non c’è alternativa a Conte (anche per l’alto gradimento di cui gode tra gli italiani), considerato che non ci sono le condizioni per tornare al voto a breve, appurato che con Salvini le affinità sono meno delle divergenze e che Forza Italia è ormai una scatola vuota, ecco, allora tanto vale sedersi al tavolo e mettere sul piatto un peso politico che rischia di non avere più nella prossima legislatura. Tanto più in un momento decisivo per la storia del Paese, quando toccherà decidere sul MES e sulle scelte strategiche per il futuro (incluse nomine importanti).

Con la benedizione di Mattarella, lo sguardo benevolo della UE, la rassegnazione dei grillini e il sollievo di centinaia di parlamentari che mai e poi mai saranno rieletti, a settembre metteremo in scena il copione della "responsabilità nei momenti cruciali", che essenzialmente prevede l'appoggio esterno al governo di una pattuglia di senatori e deputati forzisti negli snodi decisivi. Inevitabile e ineluttabile, l'inciucio si trascinerà fino al 2022, quando il Cavaliere avrà voce in capitolo anche nella definizione del nuovo Capo dello Stato, il cui identikit non è nemmeno tanto difficile: europeista, garantista e moderato, con un passato recente nelle istituzioni sia italiane che europee, già votato dai 5 Stelle e benedetto dall'attuale inquilino del Colle (il nome è quello, lo sapete tutti…).

[C'è un però, ovviamente, legato alla riuscita del processo di riabilitazione di Berlusconi. I tentativi di rimozione dalla memoria pubblica degli aspetti più controversi della figura del Cavaliere si basano essenzialmente nella trasformazione di uno dei politici più divisivi della storia repubblicana in statista bonario e competente, che accetta le mediazioni e non minaccia rappresaglie per amore dell'Italia e delle sue istituzioni. E vanno di pari passo con la delegittimazione dell'operato della magistratura (o meglio, di "una certa magistratura", come amano dire i forzisti), con la revisione in chiave critica degli anni post Tangentopoli e con una sorta di de-storicizzazione delle vicende che hanno visto protagonista il Cavaliere, che prevede anche l'oblìo delle sue responsabilità politiche nell'aver sdoganato l'estrema destra, normalizzando i post fascisti e giocando un ruolo determinante nel processo di destrutturazione culturale e sociale degli italiani. Che peso avrà la storia di Berlusconi, insomma?]