Al di là delle dispute sulle risorse che verranno stanziate all’interno della legge di bilancio, il reddito di cittadinanza inizia a modellarsi sulla base delle dichiarazioni dei vari esponenti del governo e della maggioranza. Non si sa, ancora, se verranno stanziati 10 miliardi – come affermato dal M5s e da Luigi Di Maio – o 8, come affermato questa mattina da Matteo Salvini. Ma l’obiettivo rimane sempre lo stesso: dare 780 euro mensile a 6 milioni di italiani in situazione di difficoltà economica. Intanto vengono confermati alcuni dei requisiti necessari per accedere al reddito di cittadinanza, secondo quanto annunciato negli scorsi giorni. Bisognerà essere cittadini lungo soggiornanti da almeno dieci anni in Italia, aver compiuto almeno 18 anni, essere disoccupati o percepire un reddito (o una pensione) al di sotto della soglia di povertà. Sarà necessario iscriversi al centro per l’impiego, svolgere progetti di utilità sociale per otto ore settimanali e accettare una delle tre offerte di lavoro ricevute nel periodo di erogazione dell’assegno.

Chi dovrebbe accedere al reddito di cittadinanza

Per capire quali sono le famiglie che potranno accedere al reddito di cittadinanza, il Corriere della Sera ha provato a fare alcuni calcoli. Partendo dall’obiettivo di includere 6,5 milioni di persone nella misura, come annunciato dalla maggioranza. Se tutte queste persone partissero da un reddito pari a zero, con un trattamento annuo da 9.360 euro, servirebbero circa 60 miliardi. Ma ce ne sono molti di meno. Secondo le stime più ottimistiche 9 più uno per i centri per l’impiego. Le possibilità sarebbero due, sempre secondo il Corriere: o 780 euro per meno di un milione di persone oppure 115 euro per 6,5 milioni. In questo secondo caso parleremmo di una cifra inferiore rispetto a quella che molte delle persone coinvolte prendono attualmente con il Reddito di Inclusione, circa 300 euro al mese di media. Una misura, però, che è rivolta a meno persone.

Per il 2019, primo anno di erogazione del reddito, in realtà, bisogna tenere conto che la misura dovrebbe partire a marzo o aprile. Il che vuol dire che si dovranno conteggiare meno mesi e le risorse necessarie saranno inferiori. Ovvero, l'assegno mensile medio non sarebbe più di 115 euro ma di una cifra leggermente superiore. C’è poi il discorso sulla platea dei beneficiari. Il numero stabilito è di 6 milioni di persone, puntando, probabilmente, sul reddito Isee del nucleo familiare come criterio di selezione. Ad oggi il ReI prevede un tetto massimo di 6mila euro. Considerando una soglia leggermente più alta, questi sono i calcoli del Corriere: a Isee zero troviamo 580mila persone. Tra 0 e 3.000 sono circa un milione. Tra i 3.000 e i 7.000 sono invece circa 650mila. Per un totale inferiore ai tre milioni. Ma, corrispondendo a ognuno degli aventi diritti il massimo dell’importo, l’assegno non andrebbe oltre i 300-400 euro a testa.

Altro elemento da tenere in conto è la grandezza della famiglia che riceverà il reddito. In caso di nuclei composti da più persone (compagne/i e figli) l’assegno aumenta. Così come l’assegno diminuisce quando la persona che lo riceve ha già un lavoro che non consente però di arrivare alla cifra minima di 780 euro mensili. C’è poi un altro criterio da considerare e annunciato da Di Maio: l’assegno per i proprietari di casa viene decurtato dalla rendita dell’immobile. E, secondo alcune stime, quasi il 50% delle persone in stato di povertà assoluta ha una casa di proprietà.

La carta per gli acquisti

Così come per il Reddito di Inclusione, anche per il reddito di cittadinanza è prevista una speciale carta per gli acquisti. Con i soldi erogati, però, sarà possibile acquistare solo beni di prima necessità, come alimenti o medicinali. O, anche, effettuare il pagamento dell’affitto. I soldi che verranno accreditati su questa carta, inoltre, saranno quelli effettivamente spesi a fine mese. Non sarà quindi possibile accumularli e utilizzarli nel mese successivo. Per i controlli, invece, il compito spetterà alla guardia di finanza.

I centri per l’impiego

Altro problema è quello dei centri per l’impiego che il M5s vuole completamente riformare per poter attivare al meglio il reddito di cittadinanza. Per il momento sembra essere previsto uno stanziamento da un miliardo per un totale di 552 centri per l’impiego. Una cifra che potrebbe non essere sufficiente per arrivare al modello ipotizzato da Di Maio. C’è poi un altro problema, segnalato da molti giornali: solo il 3,4% delle persone che si rivolgono a un centro per l’impiego trova lavoro. E l’idea che ogni centro dovrà offrire almeno tre occasioni di lavoro per ogni persona che accede al reddito sembra quindi difficile da mettere in pratica.