Ieri sera, dopo il vertice di governo, l’esecutivo ha confermato le misure già annunciate per la prossima manovra, a partire dal reddito di cittadinanza. Ma col passare dei giorni restano molti dubbi su come questa misura verrà erogata e chi potrà realmente riceverla. La confusione sul meccanismo è stata confermata ieri anche da Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera, e dimostra che ancora mancano molti dettagli. Il primo tra questi riguarda proprio coloro che potranno accedere al reddito di cittadinanza. La questione del giorno è quella riguardante i rom. Ospite di Mattino Cinque, su Canale 5, il vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, ha infatti precisato che i rom non dovrebbero rientrare nella misura.

Salvini pretende che la cittadinanza italiana sia requisito essenziale per accedere al reddito di cittadinanza. Ma non basta. E proprio qui entrano in gioco i cittadini rom, molto spesso con cittadinanza italiana. Salvini chiede altri requisiti: “La volontà di trovare lavoro farà la differenza. Noi abbiamo chiesto come garanzia che non fosse un contributo dato a caso ma a chi tornava nel mondo del lavoro. Nei campi rom non vedo tutta questa voglia di lavorare onestamente”. Salvini poi esclude categoricamente che il reddito possa andare ai rom: “Di Maio ci ha assicurato che andrà ai cittadini italiani, poi se vengono da Marte, Saturno, Finlandia, però la cittadinanza italiana e alcuni precisi requisiti faranno la differenza”. Soffermandosi sulla popolazione rom precisa ancora: “In Italia ci sono circa 160mila rom di cui solo una minima parte vive nei campi. Mandano i figli a scuola, lavorano e pagano le tasse. Non è un problema etnico, io ce l'ho con l'illegalità. Se si rispettano questi requisiti: essere cittadini italiani, aver voglia di lavorare e rispettare la legge io non faccio differenza tra alcuno”.

Il reddito di cittadinanza per gli stranieri

Altro punto su cui ancora si sa poco è quello riguardante l’accesso al reddito di cittadinanza per i cittadini stranieri. Negli scorsi giorni il vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio, ha affermato che è necessario “restringere la platea ai soli cittadini italiani”. Una ipotesi molto improbabile, almeno da un punto di vista legale. Innanzitutto, perché si escluderebbero i cittadini europei (circa 1,5 milioni di persone): la legge prevede che godano degli stessi trattamenti di quelli italiani. Problema simile anche per i 2,2 milioni di stranieri con permesso di lungo soggiorno: anche loro godono degli stessi diritti e delle stesse prestazioni sociali riservate agli italiani per legge.

Ci sono poi i soggiornanti di breve periodo regolarmente residenti in Italia. In questo caso ci sono varie sentenze che testimoniano come sia impossibile escluderli dalla misura. Gli esempi più recenti sono quelli del bonus bebè: i cittadini stranieri che hanno fatto ricorso hanno visto i giudici dargli ragione. Non è quindi possibile escluderli. Di Maio, inoltre, vorrebbe diversificare la misura per chi possiede casa: “Se hai un appartamento e chiedi il reddito di cittadinanza, dai 780 euro ti viene stornato il cosiddetto affitto imputato, quindi dai 780 euro dei redditi zero arrivi a circa 400 euro”. I criteri per ora dati per certi da Di Maio (ma da confermare ufficialmente) sono: la residenza in Italia da almeno dieci anni, l’accettazione del percorso di formazione, l’esclusione di rom e migranti e la possibilità – questa successiva – di spendere il reddito di cittadinanza solamente nei negozi italiani. Tutte questioni che devono però ancora essere valutate, anche sulla base di eventuali impedimenti legali.