Reati di mafia e strage: la Camera favorevole al reato di depistaggio

A cura di D. F.
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Fino a quattro anni di reclusione a chi depista le indagini o inquina la scena del reato. Pene aggravate in caso di strage, reati di mafia e associazioni eversive.

Quattro anni di carcere per chi manomette delle prove allo scopo di depistare delle indagini. Con il voto favorevole, la Camera dà il via all'introduzione nel codice penale del reato di depistaggio e inquinamento processuale, che prevede aggravanti per i pubblici ufficiali e nei casi di mafia, associazioni sovversive e strage. La norma, che ora dovrà essere vagliata dal Senato per il via libera definitivo, è stata approvata a Montecitorio con 351 voti favorevoli, 50 contrari e 26 astenuti. Il voto contrario è stato espresso da Forza Italia, mentre l'astensione viene dai banchi della Lega Nord.

Sono 4 i punti fondamentali della legge: verrà punito chiunque "allo scopo di ostacolare o impedire indagini o processi, modifica il corpo del reato o la scena del crimine, distrugge, occulta o altera prove oppure crea false piste". Se a depistare è un pubblico ufficiale la pena, inizialmente prevista di 4 anni, si inasprisce e va dai 6 ai 12. Stessa misura qualora il reato riguardi terrorismo, mafia, stragi, associazioni segrete traffico di armi e materiale nucleare, chimico o biologico, o altri gravi delitti come la tratta di persone e il sequestro a scopo estorsivo. In ogni caso, qualora la condanna sia superiore ai 3 anni, scatterebbe anche l'interdizione perenne dai pubblici uffici.

Chi, al contrario, si impegna a collaborare con gli inquirenti e a ripristinare la scena del reato o delle prove alterate, o ancora aiutando i magistrati a risalire al colpevole del depistaggio, potrà beneficiare di uno sconto di pena da metà a due terzi.

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