Proteste per la Palestina, due denunce per “reati d’opinione” all’ex candidato sindaco di Parma Andrea Bui

L'onda lunga delle grandi mobilitazioni in solidarietà al popolo palestinese che ha attraversato Parma nel corso del 2025 si scontra ora con le aule di tribunale, irrompendo prepotentemente nella campagna elettorale per le prossime amministrative. Andrea Bui, rappresentante di Potere al Popolo e candidato sindaco della città alle precedenti amministrative, è stato raggiunto da due denunce che rischiano ora di pesare su una sua eventuale candidatura. Una stretta giudiziaria che si inserisce in un contesto cittadino infiammato, con circa 40 avvisi di garanzia notificati in meno di due mesi a studenti, docenti, sindacalisti e attivisti.
La contestazione del 25 Aprile e l'accusa di "odio razziale"
I fatti contestati risalgono alle mobilitazioni del 2025. La denuncia più pesante per Bui fa riferimento al corteo del 25 Aprile dello scorso anno, quando centinaia di manifestanti contestarono la presenza dello striscione della Brigata Ebraica, ritenuto provocatorio in pieno contesto di conflitto a Gaza. L'accusa formale è violenza privata con l'aggravante dell'odio razziale. "Un'accusa infamante e tragicomica", la definisce Bui. "Parliamo di una contestazione in cui non c'è stato alcun tipo di scontro, neanche uno spintone. Abbiamo semplicemente contestato quello striscione. Questa cosa è stata interpretata come odio razziale secondo l'equazione: siete antisionisti, quindi siete antisemiti", racconta a Fanpage.it. Dietro quella sigla si muovono anche sigle locali come l'Udai, protagoniste di post durissimi sui social contro i palestinesi.
Il blocco in stazione e la protesta per Gaza

La seconda denuncia riguarda la notte del 1° ottobre 2025, quando un corteo spontaneo di 1500 persone entrarono pacificamente nella stazione ferroviaria di Parma per un'ora, protestando contro il sequestro illegale in acque internazionali dell'equipaggio della Global Sumud Flotilla da parte di Israele. Qui l'accusa è di blocco stradale e interruzione di pubblico servizio, sebbene l'iniziativa si fosse poi conclusa senza danni o incidenti. L'indagine, coordinata dal Procuratore Capo Alfonso D'Avino, vede anche un esposto di Priamo Bocchi, consigliere comunale e regionale di Fratelli d'Italia. Una vicenda che ha travolto anche il Partito Democratico: tra i 21 indagati per la stazione figurano infatti quattro suoi esponenti, tra cui due assessori comunali e due consigliere.
La fiera delle armi e le piazze storiche di Parma
Questi procedimenti arrivano al culmine di un autunno caldissimo. A settembre la città era stata fortemente militarizzata per la contestata presenza dell'ex premier israeliano Ehud Olmert al Festival di Open. Successivamente, le proteste avevano preso di mira "EOS 2026", la fiera delle armi leggere ospitata dall'Ente Fiere locale, che vedeva tra gli espositori marchi israeliani e il fornitore ufficiale di fucili d'assalto delle IDF. Dietro la durezza giudiziaria, secondo i comitati e i sindacati di base che hanno promosso le mobilitazioni, si cela il tentativo di silenziare piazze che a Parma hanno raggiunto numeri storici: dalle 2000 persone sotto l'acqua battente nello sciopero USB di settembre, fino ai 15mila cittadini che hanno invaso la tangenziale il 3 ottobre.
Il comunicato degli indagati: "Vogliono criminalizzare la lotta"
A fronte di questa offensiva legale, il movimento e le persone colpite respingono con forza i tentativi di riscrittura della realtà, evidenziando come alcune accuse derivino direttamente dai nuovi dispositivi repressivi del Pacchetto Sicurezza: "Mentre le piazze della nostra città si riempivano per chiedere la fine della complicità del governo italiano di fronte al genocidio del popolo palestinese, Procura e Questura preparavano una stretta repressiva. L'obiettivo è chiaro: criminalizzare la lotta, intimorire e punire per frammentare e spezzare il movimento di solidarietà. Se il disegno di criminalizzazione dovesse passare, rappresenterebbe un passo indietro drammatico per tutte le istanze di cambiamento e resistenza". Una risposta repressiva che non solo rischia di restringere pesantemente il perimetro della possibilità di dissensi ma anche influire direttamente sugli equilibri politici locali.