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Quello che Meloni non dice sui dati della crescita italiana: e no, non c’è nulla da festeggiare

La presidente del Consiglio Meloni ha esultato sui social per la crescita del Pil italiano negli ultimi mesi. Ma, scrivendo alcune imprecisioni e forzature, ha evitato di sottolineare una serie di cose: ad esempio, che il miglioramento ha riguardato tutta Europa; o che la situazione economica dell’Italia resta critica, e lo resterà per anni, secondo le stime del suo stesso governo.
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A cura di Luca Pons
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"Ancora una volta l’Italia fa meglio delle previsioni". Con questo tono trionfante Giorgia Meloni ha commentato gli ultimi dati dell'Istat sula crescita del Pil in Italia, nel periodo aprile-giugno di quest'anno. Le stime dell'Istituto di statistica sono state leggermente più alte del previsto, perché nel secondo trimestre dell'anno il Pil è salito dell'1% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Questo ha fatto aumentare anche la "variazione acquisita" (cioè quanto è già cresciuto il Pil dall'inizio dell'anno, rispetto a tutto il 2025): lo 0,8%, mentre prima era allo 0,6%.

Meloni ha rilanciato la narrazione della ‘underdog', scrivendo sui social "continuate pure a sottovalutarci. Noi continueremo a lavorare e l’Italia continuerà a sorprendervi", e attaccando chi "a sinistra" "tifava per il rallentamento dell’Italia", mentre "i fatti raccontano un’altra storia". La storia raccontata dai fatti, però, è molto meno entusiasmante di quanto la faccia apparire la premier. È vero che c'è stato un risultato leggermente migliore di quello che diversi analisti prevedevano – che peraltro ha riguardato non solo l'Italia, ma tutti gli Stati della zona Euro – ma resta anche vero che la situazione economica del Paese è critica, con una crescita complessiva del Pil che sarà comunque inferiore o vicina all'1% a fine anno, ancora una volta.

L'economia italiana continua a crescere dello ‘zero virgola'

Per chiarezza, l'Istat nel suo comunicato di oggi ha detto questo:

  • nel secondo trimestre del 2026 il Pil italiano è cresciuto dello 0,2% rispetto ai primi tre mesi dell'anno, e dell'1% rispetto al secondo trimestre del 2025
  • Questo è dovuto al fatto che c'è stata una certa crescita economica nel settore dei servizi, che è riuscita a compensare il calo che si registra invece nell'agricoltura e nell'industria.
  • Nel 2026 la variazione acquisita del Pil – cioè quanto è già aumentato rispetto dell'anno scorso, o, per metterla in un altro modo, di quanto crescerebbe il Pil italiano quest'anno se da qui al 31 dicembre non cambiasse più nulla – è finora dello 0,8%, mentre prima era dello 0,6%.

Dunque, c'è stata una crescita un po' più alta di quella che gli analisti avevano stimato. Per metterla nel giusto contesto, però, bisogna ricordarsi di che percentuali stiamo parlando. Il Pil nel secondo trimestre dell'anno è stato più alto dell'1% rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Una crescita dell'1% è positiva, ma non esattamente un successo eclatante. È vero anche che era da fine 2023 che, nella crescita trimestre per trimestre, non si registrava un incremento dell'1%, erano sempre stati più bassi: ma anche questo non è un buon segno.

Probabilmente le previsioni sulla crescita dell'Italia per quest'anno miglioreranno leggermente: ad esempio, Intesa Sanpaolo ha fatto sapere che sposterà la stima dallo 0,5% allo 0,7-0,9%. Ma si parla sempre di numeri molto bassi. Resta probabile che il Pil italiano non crescerà nemmeno dell'1%.

Nel 2023 il Pil è aumentato dell'1%, nel 2024 dello 0,8%, nel 2025 dello 0,5%. Ora si parla di risalire di qualche decimo. È tornata la famosa crescita dello ‘zero virgola', che ha spesso segnato l'economia italiana dopo la crisi economica del 2008 (con alcune eccezioni, nel 2016-2017 e con la ripresa dopo la pandemia di Covid nel 2021-2022). In questo contesto, un aumento dello 0,2% non basta per esultare.

Il confronto con l'Europa

Per di più, bisogna sottolineare che la fase positiva riguarda non solo l'Italia, ma tutti i Paesi della zona Euro. Non che questo sia un problema, ma è utile per contestualizzare i risultati che Giorgia Meloni rivendica come meriti del governo. Eurostat ha fatto sapere che, tra gli Stati che usano l'euro come moneta, nel secondo trimestre del 2026 il Pil è cresciuto:

  • dello 0,4% rispetto ai primi tre mesi dell'anno (abbastanza in linea con l'Italia)
  • dell'1% rispetto allo stesso trimestre nel 2025 (lo stesso dato dell'Italia)

Per quanto riguarda il confronto con lo scorso anno, l'Italia con il suo 1% ha fatto meglio della Francia (0,7%) e della Germania (0,9%), mentre è andata molto peggio della Spagna (2,7%). Resta il fatto che il risultato è buono, ma abbastanza in linea con le altre grandi economie del continente. Economie che, peraltro, nei prossimi anni secondo la Commissione europea torneranno a crescere più dell'Italia. Naturalmente, però, la presidente del Consiglio ha evitato di contestualizzare il dato sulla crescita italiana in confronto con il resto d'Europa e ha preferito farlo passare come un proprio successo. Il ‘successo', però, è stato riuscire essere in media con il resto dell'Ue.

Le imprecisioni e le forzature di Meloni

Nel messaggio di Meloni sui social, peraltro, ci sono due imprecisioni o forzature. La prima è dove la presidente del Consiglio afferma: "Gli analisti stimavano una crescita tendenziale del PIL dello 0,7%. I dati diffusi oggi dall’ISTAT certificano invece una crescita dell’1,0%". Non è proprio così: i due numeri che ha citato non sono paragonabili. La previsione dello 0,7% riguardava la crescita del Pil in tutto il 2026. Quell'1%, invece, riguarda solamente il periodo aprile-giugno.

In più, la premier non ha perso l'occasione per attaccare chi "tifava per il rallentamento dell’Italia", criticando: "Continuate pure a sottovalutarci". Ma va ricordato che la previsione dello 0,7% non veniva proprio da ‘nemici' dell'Italia, che la volevano "sottovalutare" per fare un dispetto al governo. Anzi, era una previsione fatta proprio dal governo. Ad aprile, nel Documento di finanza pubblica, l'esecutivo aveva messo nero su bianco la stima per il 2026: 0,7%. E aveva inserito anche quelle per gli anni successivi: 0,8% nel 2027, poi 0,9% nel 2028. Insomma, anche per i prossimi anni, di qualunque colore sia il governo, ci sarà probabilmente poco da festeggiare.

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