"Decida Conte: se vuole cacciarci, basta dirlo. Se vuole tenerci, lavoriamo. Nell'uno e nell'altro caso noi non votiamo il pasticcio prescrizione: le idee vengono prima delle poltrone". Il leader di Italia viva Matteo Renzi, intervistato sul ‘Corriere della Sera' da Maria Teresa Meli, ribadisce la posizione sua e del suo gruppo sulla riforma della prescrizione, sulla quale le altre forze al governo, grazie alla mediazione del premier Conte hanno raggiunto un accordo di compromesso per superare l'attuale riforma Bonafede – in vigore dal 1 gennaio – ma su cui Italia viva non intende convergere.

E nel caso in cui in Consiglio dei ministri la nuova legge sulla prescrizione, targata Pd, Leu e M5s, dovesse diventare un decreto "noi non lo voteremo", taglia corto Renzi. L'unica alternativa, per il leader di Iv, è che se dovesse arrivare nell'Aula del Senato dove i voti del suo gruppo sono determinanti, "cercheremo di modificarlo con gli emendamenti" e "nel caso in cui non ci riuscissimo voteremo contro", ripete l'ex presidente del Consiglio al Corriere.

Secondo Renzi "forzare sulla prescrizione è oggettivamente assurdo in un momento nel quale abbiamo il coronavirus, l'incidente del Frecciarossa, il Pil negativo" e in ogni caso, precisa l'ex premier, "la forzatura viene dai giustizialisti, non da noi. Noi non stiamo forzando: abbiamo solo chiesto di prenderci tempo con il lodo Annibali". Ovvero, far slittare di un anno la riforma così per come è adesso, per riflettere sulle soluzioni migliori mentre "gli altri invece insistono sulla bandierina Bonafede".

Circa la voce che si è diffusa ieri e secondo la quale i tre ministri di Italia viva si dimetterebbero e il gruppo Renzi passerebbe all'appoggio esterno, il leader risponde che "noi non vogliamo far dimettere nessuno, vogliamo lavorare" ma precisa anche che "se per fare il ministro dobbiamo rimangiare secoli di civiltà giuridica si sappia che non abbiamo problemi a fare un passo indietro". Dunque, "decida Conte", anche se Renzi continua a sottolineare che "lo abbiamo detto quando ancora eravamo nel Pd. Allora addirittura abbiamo detto che la legge Bonafede era incostituzionale e abbiamo posto in aula persino la pregiudiziale di costituzionalità".

Per Renzi comunque è ancora possibile arrivare fino alla fine di questa legislatura con questo assetto di governo: "Penso che sia la soluzione più giusta. Ci sono cantieri da sbloccare, tasse da abbassare, diritti da affermare. E noi ci siamo. Ma non possono pensare che noi veniamo meno ai principi chiave del diritto solo per evitare le elezioni o il cambio di governo. Si arriva al 2023 se ci si rispetta. Io non posso far parte di una cultura manettara. E lo dice uno che ha alzato i termini della prescrizione, che ha lottato per cambiare le leggi di Forza Italia su questi argomenti. Ma no, non sarò mai dalla parte di chi si professa giustizialista. Al 2023 ci arriviamo se smettiamo di inseguire il populismo. Il populismo economico è quello del reddito di cittadinanza, il populismo giuridico si chiama giustizialismo"

Maria Elena Boschi, capogruppo di Italia viva alla Camera, in un'intervista a ‘La Stampa' ha ribadito la stessa linea espressa dal leader: "Noi siamo per l'appoggio pieno al governo Conte, ma se qualcuno ci considera di troppo, se le nostre idee danno fastidio, possiamo lasciare appena Conte ce lo chiede", per poi precisare: "Non siamo affezionati ai posti, ma non possiamo fare a meno dei valori in cui crediamo".

E ancora: "Ma perché dobbiamo prevedere una soluzione pasticciata e che non risolve i problemi quando si può sospendere la legge Bonafede-Salvini e prendersi il tempo per approvare una riforma fatta bene e un nuovo processo penale che riduce i tempi dei processi?".