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Premierato, cosa ne pensano i partiti: chi vuole la riforma costituzionale e chi è contrario

Il premierato divide maggioranza e opposizione, ma con delle eccezioni e con posizioni diverse in entrambi i fronti. L’elezione diretta del presidente del Consiglio è la riforma costituzionale su cui il governo Meloni punterà nei prossimi mesi: ecco chi è a favore e chi è contrario tra i partiti italiani.
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A cura di Luca Pons
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La riforma costituzionale per l'elezione diretta del presidente del Consiglio sarà uno dei temi politici dei prossimi mesi (forse anche dei prossimi anni, a seconda dei tempi del Parlamento), e i partiti hanno preso posizioni piuttosto nette a riguardo. Il cosiddetto premierato è una proposta del governo di centrodestra, che inizialmente – da programmi elettorali – avrebbe voluto puntare direttamente all'elezione del presidente della Repubblica. Poi ha cambiato direzione, per venire incontro ai sondaggi (in cui il Quirinale è sempre molto apprezzato) e a parte delle opposizioni. L'unico partito al di fuori della maggioranza che si è schierato a favore è Italia viva di Matteo Renzi, che comunque chiede delle modifiche. Gli altri si oppongono, e alcuni a loro volta portano delle proposte alternative.

La posizione dei partiti del centrodestra: "È una riforma storica"

Come detto, il centrodestra è a favore della riforma, anche perché l'ha scritta. Il testo è frutto di un compromesso, comunque, e potrebbe ancora essere modificato. La ministra delle Riforme Elisabetta Casellati ha detto a Cinque minuti su Rai 1: "Per la prima volta il presidente del Consiglio ha una legittimazione popolare. Finalmente i cittadini potranno scegliere la forma di governo che vogliono. Per troppo tempo si erano allontanati dalla politica, si erano astenuti nelle elezioni". Secondo Casellati il presidente della Repubblica non risulterebbe indebolito dalla riforma, e chi lo sostiene fa "una strumentalizzazione inutile, sapendo di mentire".

Uno dei nodi che potrebbero cambiare è quello del cosiddetto meccanismo anti-ribaltone. Questo prevede che se un presidente del Consiglio decade (dà le dimissioni, viene sfiduciato…) venga sostituito da un altro parlamentare della stessa maggioranza, per portare avanti lo stesso programma politico. Alcuni dicono che questo potrebbe spingere i vice a far cadere il governo per assumerne la guida. Da quel momento, infatti, se il nuovo capo del governo lasciasse l'incarico si tornerebbe a elezioni. Ma per Casellati "c'è sempre un Parlamento che decide, quindi, io non vedo questo pericolo".

Anche Alfredo Mantovano, sottosegretario vicino a Giorgia Meloni, ha elogiato il testo: "Vi è una esaltazione del ruolo del Parlamento". Il senatore di FdI Raffaele Speranzon ha aggiunto: "Basta inciuci, governi balneari e governicchi. La riforma Meloni mette fine a una distorsione del nostro sistema politico che ci ha penalizzato per troppo tempo: la breve durata dei governi e di conseguenza l'eccessivo numero di esecutivi che si sono succeduti". Maurizio Lupi, presidente di Noi Moderati, ha definito la riforma "un'occasione storica per rendere più moderna ed efficiente la nostra democrazia" e ha invitato le opposizioni a "scendere dalle barricate ideologiche ed a confrontarsi".

L'appoggio di Italia viva, ma con delle modifiche

Tra le opposizioni, chi è più vicino a concordare con il centrodestra è Italia viva di Matteo Renzi. Lo ha chiarito Elena Boschi, deputata di Iv, alla Stampa: "Mi piace l'elezione diretta del premier. Non mi piace il mancato superamento del bicameralismo, la mancanza del ballottaggio, l'assenza del limite dei mandati, l'impossibilità per il premier di nominare e revocare i ministri. E poi la loro norma anti-ribaltone non funziona". Italia viva comunque si "aprirà al confronto", ha detto Boschi, essendo l'unico partito che ha "aperto un canale di dialogo vero". La speranza per Iv è che "la riforma cambi, di votare a favore e che il referendum passi. Dire di no alle sue riforme per partito preso sarebbe masochista e incoerente".

Chi è contrario al premierato

L'altro ex componente del Terzo polo, Azione di Carlo Calenda, ha invece preso le distanze dal premierato: "Quello che è stato presentato non è niente. Si tratta di un ‘ircocervo', ovvero un animale sconosciuto inventato dalla mente del governo di destra. I governi cadono perché falliscono nella realizzazione dei programmi elettorali e in questi casi la soluzione non può essere quella di tenerli lì per cinque anni, questa è un'ancora di salvezza per un sistema politico incapace", ha dichiarato Calenda

Il Partito democratico ha chiarito la sua contrarietà con Chiara Braga, capogruppo alla Camera, che a Repubblica ha dichiarato che la riforma è "scritta male e in modo pericoloso. Ha talmente tante contraddizioni e messaggi sbagliati che troverà una forte opposizione nel Parlamento ma soprattutto nel Paese. Uno dei punti più critici, indigeribili, è l'attacco al presidente della Repubblica. Gli si tolgono due poteri fondamentali: il conferimento dell'incarico al presidente del Consiglio e la possibilità di sciogliere le Camere".

Braga ha anche evidenziato che, se il premierato andasse a referendum e fosse bocciato, Meloni dovrebbe dimettersi. La stessa linea di Boschi (Iv) e di Giuseppe Conte del Movimento 5 stelle, che si è nettamente opposto alla proposta ha dichiarato: "Se perdesse al referendum, Meloni dovrebbe trarne le conseguenze". E

Anche i partiti più piccoli del centrosinistra sono contrari al premierato. Riccardo Magi, di + Europa, ha scritto: "Siamo convinti della necessità di riforme alla nostra Costituzione, ma non in questo modo che sbilanciano il sistema democratico. Una proposta negativa a cui speriamo ci sia una forte opposizione in Parlamento e nel Paese". Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana, l'ha definita "un Frankenstein giuridico istituzionale, un modo per demolire la Costituzione e dare tutti i poteri in mano ad una sola persona". Angelo Bonelli, di Europa Verde, ha aggiunto: "Siamo convinti che gli italiani rigetteranno questa riforma al momento del referendum. Abbiamo una proposta alternativa che si concentra fondamentalmente su una legge elettorale che restituisca chiarezza e potere decisionale ai cittadini, liberandoli dalle attuali liste bloccate"

Cosa propongono le opposizioni

Per quanto riguarda le proposte alternative, al momento le opposizioni non hanno un fronte unico. Si potrebbero unificare dietro la proposta di un cancellierato alla tedesca, senza elezione diretta ma alcuni rafforzamenti per il capo del governo. Per il momento è soprattutto Azione a sponsorizzare questa possibilità.

Giuseppe Conte ha affermato: "Sicuramente la sfiducia costruttiva è la chiave di volta. Poi bisogna rafforzare, più che il governo, il presidente del Consiglio, che oggi non può rimuovere un ministro che non si dimostri all'altezza del suo ruolo. Basta intervenire su questi due aspetti, senza stravolgere l'assetto costituzionale, per ottenere ottimi risultati". Il Pd (che in passato aveva fatto riferimento al modello tedesco) per adesso sembra voler insistere soprattutto su una riforma della legge elettorale in senso proporzionale, senza liste bloccate e con le preferenze.

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