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Più di metà degli italiani vorrebbe la settimana lavorativa corta, anche a costo di guadagnare meno

Una settimana lavorativa su quattro giorni invece di cinque piacerebbe a molti lavoratori e lavoratrici in Italia, persino se di conseguenza scendesse lo stipendio. Lo ha rivelato un sondaggio di Assirm sulle priorità di chi lavora.
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A cura di Luca Pons
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Immagine di repertorio
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Quanti sarebbero disposti a ricevere uno stipendio più basso per avere un giorno libero in più a settimana? La risposta è arrivata con un sondaggio realizzato da Assirm, un'associazione che riunisce numerose aziende italiane nel settore dei sondaggi e delle ricerche d'opinione: il 55% degli italiani. Con un dato anche più alto per i giovani, dato che tra i 25 e i 34 anni di età si sale al 62%.

Che la settimana lavorativa corta sia molto ambita non è un segreto. Negli ultimi anni, anche a causa della pandemia e del ricambio generazionale, c'è una più forte attenzione all'equilibrio tra vita lavorativa e vita personale. Infatti ci sono numerose proposte di legge sul tema, la segretaria del Pd Elly Schlein ha rilanciato il tema nella sua intervista a Fanpage.it e si sono detti favorevoli sia il Movimento 5 stelle che Alleanza Verdi-Sinistra.

Nel sondaggio realizzato da Assirm emergono diversi dati sulle priorità di chi lavora oggi in Italia. Il presidente Assirm Matteo Lucchi ha detto che "oggi, più che in passato, nel mondo del lavoro confluiscono approcci differenti per attitudine e per senso ricercato". In ogni caso, non sorprende che sia molto in alto la retribuzione: avere uno stipendio buono è la cosa più importante per la fascia di età da 24 a 44 anni, dove il 61% lo indica tra le priorità.

Seguono poi aspetti più legati all'ambiente di lavoro: il 58% segnala l'importanza di un trattamento equo nei confronti dei dipendenti e di un contesto di lavoro piacevole e stimolante. Per quanto riguarda gli aspetti di flessibilità del lavoro e smart working, le fasce d'età più giovani tendono a darlo praticamente per scontato. Tra gli aspetti che vengono più apprezzati nella propria occupazione c'è l’equilibrio con la vita privata e la crescita personale, al 55%. Al contrario, lo stress è un fattore di insoddisfazione per il 26%.

Per quanto riguarda la settimana corta, questa è già stata sperimentata in diversi casi all'estero, e in numerosi Paesi – dalla Francia al Regno Unito – ha avuto successo. Non solo sul piano del morale dei dipendenti, ma anche su quello della produttività. All'inizio di quest'anno, l'esperimento più ampio mai condotto sul tema ha coinvolto 61 aziende con quasi 3mila dipendenti, che sperimentavano la settimana corta a stipendio invariato. Anche in questo caso, i risultati sono stati positivi.

Il governo Meloni, da parte sua, ha menzionato la settimana corta tra i mezzi per ridurre le emissioni nel suo Piano nazionale integrato per l'economia e il clima, approvato a luglio. Da allora però il tema è praticamente sparito dall'agenda dell'esecutivo: anche nella nuova manovra per il 2024, non c'è nessun riferimento alla possibilità di accorciare la settimana lavorativa.

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