Sottosegretario Prisco contro i manifesti artistici dei giovani sulle forze dell’ordine: “Boiate, offensivi”

Il sottosegretario al ministero dell’Interno, Emanuele Prisco, definisce "boiate" e "vergognose" alcune pagine bianche su cui scorrono i pensieri di adolescenti riguardo alla vita negli spazi pubblici della propria città. Succede a Perugia, dove la cooperativa "Densa" ha esposto nel centro storico il risultato del progetto artistico "Datemi un martello", curato dall’artista Sara Leghissa. Le frasi finite al centro della polemica politica raccontano anche la difficoltà di alcuni ragazzi nel rapportarsi con le forze dell’ordine, come questa: "Quando incontro una persona in divisa paura, non so perché paura".
L’esponente di Fratelli d’Italia, originario proprio del capoluogo umbro, ha espresso il proprio dissenso attraverso un video pubblicato sui suoi canali social, invitando gli ascoltatori a indignarsi. Nel post, Prisco definisce "vergognose" le frasi e non si dice convinto della natura artistica del progetto. Al suo appello hanno fatto seguito altri esponenti locali del partito, come l’ex assessore Luca Merli, che ha definito quelle frasi "inquietanti". Alle polemiche hanno risposto la curatrice del progetto, Leghissa, e la co-fondatrice di Densa, Giulia Paciello, spiegando che i manifesti non rappresentano un attacco alle forze dell’ordine, ma il tentativo di dare spazio alle paure, alle fragilità e alle percezioni degli adolescenti coinvolti. "Invece di attaccare, dovrebbero avere la responsabilità politica di ascoltare come si sentono i giovani che vivono nelle città che loro governano", ha dichiarato Leghissa a Fanpage.it, invitando le istituzioni a confrontarsi con le nuove generazioni anziché limitarsi a giudicarne le parole.
I manifesti dei ragazzi e le critiche del sottosegretario Emanuele Prisco
I manifesti sono esposti in città già da alcuni giorni, in un periodo in cui Perugia è attraversata da un numero molto più elevato di persone grazie a Umbria Jazz, il principale festival italiano dedicato a questo genere musicale. I promotori del progetto hanno scelto di esporre i pensieri di alcuni adolescenti perugini che hanno partecipato a un workshop curato dall’artista Sara Leghissa, "per raccontare come le giovani generazioni percepiscono il potere, il pericolo e la possibilità – o il diritto – di esistere liberamente negli spazi della propria città". È così che questi pensieri sono comparsi in alcuni dei principali snodi di accesso al centro cittadino.
A pochi giorni dall’affissione, il sottosegretario all’Interno Emanuele Prisco ha portato l’attenzione mediatica sul progetto attraverso un video pubblicato sui suoi canali social. Al centro dell’intervento del deputato di Fratelli d’Italia ci sono tre frasi: "Quando incontro una persona in divisa paura, non so perché paura"; "I poliziotti me li sono ritrovati a casa. Sono venuti perché non stavo bene e mi hanno trattato male. Come a dire ‘la colpa è tua'" e "Le persone in divisa sono tutte raccomandate, ed è vero". Pensieri pubblicati in forma anonima, ma accompagnati dal logo della cooperativa promotrice, Densa. Il sottosegretario nel video, dopo aver letto queste frasi, precisa: "Non so se sia una forma d'arte come qualcuno dice, io ho massimo rispetto per le forme d'arte, ma signori perbenisti è l'ora di indignarsi".
"Ci sono donne e uomini in divisa – continua il coordinatore umbro di FdI – che garantiscono ogni giorno, nelle strade e nelle piazze delle nostre città, la libertà, la sicurezza e i valori della nostra democrazia". Prisco rimprovera i ragazzi che hanno scelto di esporre le proprie fragilità, sostenendo che le forze dell’ordine "non fanno paura ma difendono i cittadini, soprattutto quelli più fragili che non possono farlo da soli e se vengono a casa lo fanno per proteggerti o perché hai fatto qualcosa". Il sottosegretario ha poi aggiunto: "Per riempire una città di così tante boiate bisogna essere raccomandati, e sinceramente vorrei capire da chi".

Fratelli d'Italia contro i pensieri dei giovani: "Antieducativi"
Le frasi selezionate da Prisco, fanno effettivamente parte di un progetto artistico, intitolato "Social sculpture – spazio al desiderio", e sono soltanto tre delle 80 esposte in città, che restituiscono un quadro molto più articolato della percezione che i giovani hanno dello spazio pubblico. “Viviamo in una socialità ridotta al solo consumo”, “Quando non vuoi parlare con qualcunx fai finta di stare al telefono”, “Corri e consuma”, “Se gli dico che non siamo tuttx ugualx mi risponde che ‘La Costituzione è uguale per tutti’”, sono solo alcune delle altre frasi presenti sui manifesti.
A fare eco al messaggio di Prisco sono stati anche altri rappresentanti di Fratelli d’Italia, tra cui l’ex assessore alla Sicurezza del Comune di Perugia, Luca Merli, che si interroga sull’effetto di questi messaggi su una popolazione giovane. Popolazione che, vale la pena ricordarlo, è la stessa che quei messaggi li ha prodotti. Merli ha poi aggiunto che "quando si incontra una persona in divisa, il sentimento deve essere quello della gratitudine e non della paura nei confronti di chi quotidianamente garantisce la nostra sicurezza e la nostra libertà". L’ex assessore chiede poi alla giunta cittadina, guidata dalla sindaca Vittoria Ferdinandi (civica di centrosinistra), di fare chiarezza sulla vicenda.
Anche Nicola Volpi, consigliere di opposizione in quota Fratelli d’Italia, condivide le preoccupazioni di Merli: "Si tratta di scritte profondamente antieducative, che risultano ancor più fuori luogo in questi giorni in cui Perugia ospita Umbria Jazz; quale immagine della nostra comunità stiamo trasmettendo?". Insomma, davanti ai pensieri dei giovani della propria città, il consigliere si preoccupa dell’immagine restituita ai turisti, e non della qualità della vita che Perugia offre ai suoi ragazzi.

La replica di Densa: "Non è un attacco alla polizia, ma il racconto del disagio dei giovani"
È proprio su questo punto che i promotori dell’iniziativa intervengono dopo le polemiche. "Il progetto nasce come risposta all'esclusione sociale giovanile – spiega Giulia Paciello, co-fondatrice di Densa, a Fanpage.it – in un contesto in cui quasi un giovane su tre dichiara di sentirsi escluso dalla società italiana, usiamo i linguaggi dell'arte contemporanea come strumenti di trasformazione personale e collettiva". Una trasformazione che, nelle intenzioni degli organizzatori, parte dall’arte per arrivare allo spazio pubblico: "Affiggere i loro pensieri in città significa restituire ai ragazzi la possibilità di abitare lo spazio pubblico con la propria voce, spesso invisibile altrove", continua Paciello.
Di fronte alle accuse di aver diffuso messaggi "contro le forze dell’ordine", la responsabile della cooperativa ribadisce che "i pensieri affissi restituiscono ciò che i giovanissimi coinvolti hanno espresso durante il percorso: disagio, paura, insicurezza, ma anche denuncia della violenza contro le donne, dell'esclusione sociale, dell'incomunicabilità tra generazioni; sono parole che raccontano un vissuto, non un'istigazione". Per questo Densa propone la creazione di "un tavolo di ascolto che coinvolga chi lavora, opera e amministra anche questa parte della nostra società: le nuove generazioni".
L'artista risponde a Prisco: "Invece di attaccare, ascoltate, è resposabilità politica"
Sulla vicenda interviene anche la curatrice del progetto, Sara Leghissa, che attraverso Fanpage.it rivolge un invito ai politici che hanno alimentato la polemica: "Invece di attaccare, dovrebbero avere la responsabilità politica di ascoltare come si sentono i giovani che vivono nelle città che loro governano, e dovrebbero essere grati per il coraggio che le nuove generazioni hanno nel leggere lo spazio pubblico e nominare le dinamiche di potere che governano quegli spazi, comprese quelle esercitate dalle forze dell'ordine".
"Fermatevi, ascoltate, prendete esempio da queste generazioni – continua l’artista – Sarebbe uno strumento prezioso ascoltare i desideri, la paura e la rabbia che vivono le persone; così facendo non fanno altro che contribuire a creare ulteriore paura e rabbia, che è probabilmente quello che vogliono".