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Onorato spiega Progetto civico: “Siamo il partito degli amministratori e vogliamo unire, non sono l’anti-Renzi”

Alessandro Onorato, leader del nuovo partito Progetto civico Italia, spiega a Fanpage.it qual la sua formula vincente per far vincere il campo largo alle prossime elezioni politiche: “No alla patrimoniale, più forze dell’ordine nei territori e una maggiore gestione dell’immigrazione irregolare”.
Intervista a Alessandro Onorato
Leader di Progetto civico Italia
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Alessandro Onorato, leader di Progetto civico Italia e assessore a Sport e Grandi eventi di Roma, ha fondato il suo partito degli amministratori ufficialmente lo scorso 12 giugno, con l'obiettivo di aiutare il campo largo a vincere le elezioni politiche, valorizzando l'esperienza acquisita dagli amministratori locali nel centrosinistra.  Lo abbiamo intervistato per capire a che punto è arrivato il percorso avviato un mese fa.

Raccontiamo Progetto civico, lanciato un mese fa a Roma. In che modo la cosiddetta quarta gamba civica può dare una mano al centrosinistra?

Noi portiamo in dote la cultura del fare, che è tipica degli amministratori, Dio solo sa quanto alla sinistra serva un approccio molto concreto ai problemi degli italiani. Non basta più teorizzare perché c'è un problema. Gli italiani si aspettano che noi spieghiamo anche come li risolviamo i problemi, con quali fondi, con che tempi, con quale facce. E aggiungo che spiegheremo le nostre proposte dove le abbiamo già applicate, perché governiamo tantissime grandi città, Regioni, piccoli centri, e l'Italia è un paese che va a velocità diverse. Perché in alcuni comuni dell'Emilia-Romagna i nidi sono gratuiti e in altre no? Perché a Roma fai sport quasi gratuitamente, con 500 euro l'anno? Noi presentiamo proposte fattibili, aggiungiamo consenso, voti di tanta gente che vuole votare il centrosinistra, ma non si riconosce negli attuali partiti.

In poco tempo abbiamo raccolto oltre 10mila iscritti, oltre 800 amministratori, sindaci, consiglieri, regionali, assessori e almeno 500 comitati civici, cioè persone che sono fuori dalla politica. Questa è una ricchezza, ma senza di noi in campo c'è il rischio che tutti questi voti vadano verso il primo partito italiano, che è l'astensione, oppure ad Azione e Forza Italia.

Lo scorso 12 giugno al Palazzo dei Congressi di Roma, all’Eur, c’erano i principali leader nazionali del centrosinistra, Elly Schlein, Giuseppe Conte, e il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. Si è detto molto dell’assenza della sindaca di Genova Silvia Salis. Vi siete parlati poi?

Innanzitutto ci tengo a sottolineare che il 12 giugno abbiamo formalizzato la nascita di un partito con l'elezione di una direzione nazionale, e questo vuol dire che abbiamo sfatato un mito. Ci dicevano che ci avevano già provato in tanti, ma nessuno era mai riuscito a fare il partito civico degli amministratori. Noi l'abbiamo realizzato. Poi ho un ottimo rapporto personale con Silvia Salis, è un'amica, quando era vicepresidente del CONI, abbiamo collaborato per 3 anni quasi quotidianamente. Non l'ho invitata solo per rispetto, perché ha dichiarato più volte che per il momento vuole occuparsi solo di Genova, e ho invitato invece tutti i leader nazionale del centrosinistra. Vedremo se si occuperà soltanto di Genova, ma sono convinto che Silvia rimanga una grandissima risorsa per il centrosinistra, è l'emblema di quanto i sindaci possano essere importanti per la nuova offerta politica nazionale del nostro campo.

Lei è stato definito l’anti-Renzi. Le sembra una targhetta calzante o una boutade dei maligni?

Non mi piace come definizione, è un'evidente provocazione. Non sono l'anti di nessuno. Vorrei piuttosto contribuire alla vittoria del centrosinistra.

È vero però che la sua operazione al centro si sovrappone molto al progetto di Casa Riformista. Ci sono punti di contatto fra voi o dobbiamo aspettarci due liste riformiste per la prossima campagna elettorale?

Noi non vogliamo dividere semmai vogliamo aggiungere il pezzo che manca. Sicuramente ci sono dei punti valoriali e delle proposte in comune con Italia viva. Per esempio condividiamo la battaglia per una tassazione agevolata sugli under 35. Sono felice che anche loro stiano raccogliendo le firme sulle preferenze, come abbiamo iniziato a fare noi già tre mesi fa. Ma noi vogliamo rappresentare la novità di una classe dirigente che esiste e che colpevolmente è lasciata solo sui territori, fuori dal Parlamento. Ricordiamoci che se noi non avessimo fatto la lista civica di Gualtieri, lui non sarebbe andato al ballottaggio, ci sarebbe andato Calenda. Quindi siamo decisivi per vincere, ma siamo fondamentali anche nella quotidianità, siamo una moltitudine di persone capaci, che per servizio e amore vogliono contribuire. Allora, perché queste stesse persone sono utili nelle grandi città, sono utili nelle Regioni e non possono contribuire anche a una proposta nazionale?

Quello che è successo mercoledì a Napoli, con la manifestazione nazionale del campo largo contestata da Potere al Popolo, indica che a sinistra ci sono ancora questioni irrisolte?

No credo che Potere al popolo abbia solo colto l'occasione per farsi pubblicità.

Lei perché non è andato alla manifestazione a Napoli?

Non c'ero perché era un'iniziativa del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle e di Avs, quindi mi sembrava giusto che l'animassero loro.

Le piace il nome che ha proposto Conte “Alleanza per la Costituzione?”

Sinceramente, a me piace l'idea, nel senso che la Costituzione è la stella polare. Ma l'alleanza deve servire a rendere concreto per i cittadini il contenuto, cioè la Costituzione deve diventare realtà nella vita di tutti i giorni, dal diritto al lavoro, al diritto alla sanità pubblica, alle semplificazioni per chi vuole fare impresa. I cittadini non credono più ad una Carta fantastica, ma che rischia di essere lettera morta. Hanno aggiunto il diritto alla pratica sportiva in Costituzione un anno fa. Mi sembra invece un dato evidente che se le famiglie italiane non hanno i soldi, i figli non possono andare a fare sport. Allora, mi piace l'idea di unirci per la per l'applicazione della Costituzione. Poi il nome più efficace lo studieremo.

Pensa che il campo largo abbia dato un messaggio sbagliato pubblicando la foto del tavolo con Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni? 

No, credo sia naturale che le tre principali forze del centrosinistra, che hanno fatto opposizione insieme a Meloni, si uniscano e facciano sintesi sulle loro  idee comuni. Ma quella foto non è maggioranza del paese. Mancano tante sensibilità, che possiamo e dobbiamo aggiungere noi. E non parlo solo di volti, parlo di contenuti. Sono sicuro che a settembre quella foto si allargherà, per fare un programma che finalmente diventi il centro della discussione.

A proposito di programma, lei dice no alla patrimoniale, quale ricetta proponete quindi?

Dico no alla patrimoniale perché già l'ha fatta Meloni. Doveva abbassare tasse, invece dal 41,7% la pressione fiscale è arrivata al 43,1. Prima di parlare di patrimoniale, le vere emergenze nel fisco sono due. La prima è l'elusione fiscale, una piaga dell'Italia e di tutti i paesi occidentali. Parliamo di multinazionali che non pagano le tasse e Trump è riuscito a piegare Meloni ancor di più su questo punto. Giorgia Meloni ha dimostrato di essere una falsa patriota: perché Apple e Microsoft pagano meno del 3% di tasse, e non pagano le tasse che pagano le imprese italiane? I nostri esperti dei centri studi stimano un'elusione che supera i 40 miliardi di euro l'anno. Allora, prima di chiedere ulteriori tasse agli italiani, che sono già massacrati, facciamo pagare chi non le paga.

La seconda emergenza è l'efficienza della spesa pubblica, ma non se ne parla mai. L'Italia ogni anno recupera una media di 35 miliardi dall'evasione, soldi che si aggiungono ai soldi che abbiamo. Che ci fanno con questi soldi? Piuttosto dovremmo ragionare su come rendere progressiva la tassazione veramente, perché non è normale che in uno scaglione uno che guadagna 80mila lordi paghi quanto uno che guadagna 10 milioni o 5 milioni. Gli italiani già sono spremuti, dobbiamo migliorare i servizi, parlare di efficienza e far pagare chi non paga. Oggi la vera questione è questa. Meloni ha dimostrato di non avere il coraggio. In più ci sono arrivati i dazi, altro che tassazione delle multinazionali e difesa delle imprese italiane.

E sul tema della sicurezza?

Deve essere per noi un tema prioritario. La sinistra ha sbagliato a lasciarlo solo alla destra, che sa soltanto creare odio sociale e cavalcarlo per prendere i voti, salvo poi non risolvere nulla una volta arrivata al governo. La ricetta è chiara, sicuramente maggiore presenza e controllo forze dell'ordine sul territorio, una gestione più puntuale soprattutto degli immigrati irregolari. Chi delinque e non ha diritto di stare qua deve essere rimpatriato, bisogna dirlo chiaramente. Per gli altri invece dobbiamo snellire le pratiche per integrarli. Invece noi abbiamo da una parte immigrati irregolari lasciati in giro soprattutto attorno alle stazioni, e qui Meloni ha dimostrato di aver fallito. Dall'altro lato abbiamo centinaia di migliaia di immigrati fondamentali per il nostro paese, i cui figli sono già italiani, più italiani sicuramente di Vannacci. E non ho capito per quale motivo queste persone non le integriamo. E poi c'è un altro tema.

Quale?

Certezza della pena e recupero sociale dei detenuti. Per esempio a Roma faccio un progetto di sartoria per i detenuti a Rebibbia. Ogni anno esce in media uno di loro e trova lavoro. Le statistiche parlano chiaro: l'86% dei detenuti che non vengono recuperati professionalmente tornano a delinquere. Se invece li formi, solo il 16% torna a delinquere. Quindi dobbiamo avere più posti nelle carceri, che devono diventare luoghi dove i diritti civili sono rispettati, altrimenti ne facciamo un master per la criminalità. Ultimo tema fondamentale: formazione scolastica per tutti i giovani del paese. Io sono nato e cresciuto ad Ostia, un posto stupendo. Mi sono salvato rispetto a tanti amici bravissimi e intelligentissimi perché ero figlio di due insegnanti e quindi i miei genitori mi facevano studiare. Quei ragazzi si son persi. Molti ragazzi nelle periferie italiane si perdono perché non hanno le famiglie e perché nell'età evolutiva, che è l'età più delicata, non hanno una scuola che oltre a formarti ti recupera nello studio, ti garantisce lo sport gratuito. Ma per fare questo devi investire nella scuola, devi pagare di più gli insegnanti, e le scuole devono essere aperte 11 mesi l'anno, con investimenti strutturali. Se segui queste ricette l'Italia diventa più sicura, più accogliente, investi sui giovani e li prepari per il futuro.

Lei si è detto molto favorevole alle primarie, se si cambia l’attuale legge elettorale. Quale candidatura proporreste? 

Questa storia delle primarie è stata creata dalla destra, che gioca tutto sulla domanda "ma chi è il vostro candidato?". Con la legge elettorale attuale non sono obbligatorie le primarie perché tu fai una coalizione e poi il Presidente della Repubblica solitamente come prevede della Costituzione dà il mandato al primo partito della coalizione. Qualora la legge elettorale venisse cambiata, e Meloni propone un premierato mascherato, è evidente che dobbiamo indicare anche noi un candidato presidente. A quel punto non dobbiamo aver paura. Il campo democratico è il campo che ha inventato le primarie, quindi è una grande festa di popolo che noi dobbiamo accogliere perché è bello coinvolgere i cittadini nelle scelte. Poi capiremo qual è il nome che più può unire questo campo variegato che noi mettiamo mettiamo nell'offerta politica.

Pensa a Gaetano Manfredi?

Credo che Gaetano Manfredi, che è il sindaco dei sindaci, presidente dell'ANCI, e sindaco di una città tanto bella quanto complessa come Napoli, in questa offerta politica di civici, di liberali, di riformisti, di socialisti, di europeisti che non si riconoscono in quei tre partiti della foto, potrebbe portare stabilità e potrebbe essere tranquillamente il garante di questa unione. Manfredi può concorrere a qualunque carica, ne ha tutte le qualità, però oggi è prematuro dire un nome di un candidato.

Perché il tavolo di coordinamento per unire le forze di centro, Più Europa, il Psi e il Movimento Più Uno di Ernesto Maria Ruffini, che aveva annunciato non si è ancora riunito? Ci sarà questo tavolo?

Mi sento costantemente con Riccardo Maggi e con Enzo Maraio e tra di noi c'è assolutamente la volontà di creare un coordinamento stabile. Lo faremo nei prossimi giorni. Oggi c'è in discussione una legge elettorale, capiamo prima le regole della partita. Non si può giocare ad un gioco, figuriamoci al gioco più importante che esiste che è quello della democrazia, senza capire quali sono le regole. Da parte nostra, come dicevo prima, c'è la volontà di unire, non certo di dividere, quindi siamo pronti a metterci attorno al tavolo e trovare una sintesi.

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