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Coronavirus
16 Giugno 2021
10:42

Perché è fondamentale vaccinare anche i migranti irregolari e i senza fissa dimora

Aldo Morrone, direttore scientifico del San Gallicano di Roma, spiega a Fanpage.it perché è necessario vaccinare contro il Covid tutti, anche i migranti irregolari, i minori non accompagnati e i senza fissa dimora: “Abbiamo bisogno che tutte queste persone partecipino alla campagna vaccinale per la salvaguardia della loro salute e di quella di tutta la comunità. Vaccinare il maggior numero di persone consente di avere meno varianti che sfuggono ai vaccini”.
A cura di Stefano Rizzuti
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Non solo gli anziani non ancora immunizzati: l’Italia deve vaccinare anche tutte le persone più fragili, che vivono ai margini. Parliamo di “migranti, senza fissa dimora, minori non accompagnati”, tra le 500mila e le 700mila persone. A spiegare perché è Aldo Morrone, direttore scientifico del San Gallicano di Roma ed esperto di malattie tropicali, contattato da Fanpage.it: “Abbiamo bisogno che tutte queste persone partecipino alla campagna vaccinale per la salvaguardia della loro salute e di quella di tutta la comunità”. La necessità è quella di “vaccinare tutti” contro il Covid, “indipendentemente dalle condizioni sociali, economiche, culturali: è un elemento fondamentale per salvaguardare anche le persone che non possono essere vaccinate”. Inoltre vaccinare il “maggior numero di persone consente di avere meno varianti che sfuggono ai vaccini”. E la pandemia, aggiunge Morrone, può essere anche “un’opportunità” per “far entrare le persone fragili in percorsi socio-sanitari dignitosi, a misura umana, per migliorare il rapporto tra salute e cittadini”.

Quali sono le priorità nella campagna vaccinale e chi sono le persone da rintracciare che ‘sfuggono’ al Sistema sanitario nazionale?

Abbiamo innanzitutto i nostri anziani: ci sono milioni di ultra 65enni che non siamo riusciti a raggiungere, vuoi perché magari non siamo stato in grado di coinvolgerli con un rapporto più diretto tra medico e persona assistita, vuoi perché qualcuno non crede di vaccinarsi, o vuoi perché ci sono zone dove è difficile arrivare o in cui è difficile raggiungere gli hub: questa è una parte importante del nostro Paese da coinvolgere. Poi ci sono tutte le persone più fragili, persone che vivono ai margini delle città, minori non accompagnati, senza fissa dimora, migranti, che avrebbero necessità di essere vaccinati.

Di quante persone parliamo?

Oltre a quel numero molto elevato di italiani che non riusciamo a vaccinare, ci sono tra le 500mila e le 700mila persone in tutta Italia, tenuto conto anche che ci sono molte persone diventate irregolari perché hanno perso un contratto e che fino a quel momento avevano un permesso di soggiorno, a quel punto sono entrate nel circuito terribile della condizione di irregolarità. La crisi economica da Covid ha spazzato via i contratti irregolari per italiani e stranieri, con un pesante danno economico per tutti. Al danno economico per gli stranieri si è aggiunta l’impossibilità di avere il permesso di soggiorno.

Perché è importante vaccinare i senza fissa dimora e i migranti?

È talmente importante che in Italia già negli anni Novanta si discusse dell’importanza di fare le campagne vaccinali a tutti. Nel 1998, la legge Turco-Napolitano decretava che era fondamentale per le persone non in regola avere accesso in via straordinaria alle campagne vaccinali e alla tutela della maternità. Quegli articoli non sono mai cambiati, anche se questa legge ha perso di forza in quanto è stata poco applicata. Noi abbiamo bisogno che tutte queste persone possano partecipare alle campagna vaccinale per la salvaguardia della loro salute e di quella di tutta la comunità.

In che modo si possono raggiungere queste persone? È realmente possibile rintracciarle e vaccinarle?

La realtà è più semplice di quanto non appaia. Molto di loro fanno riferimento alle associazioni del terzo settore, laiche e religiose, hanno la possibilità di essere accolti in centri e questo ci ha consentito, in particolare a Roma – dove siamo partiti a marzo 2020 con la campagna di ricerca del virus attraverso i tamponi molecolari a 10mila persone in condizione estrema di fragilità – di avere un’alta attenzione epidemiologica, siamo entrati in contatto con persone altrimenti non intercettate dalle Asl, che non hanno ricchezza di personale e attività per intercettarli. Dopo aver eseguito il tampone abbiamo messo in salvaguardia più di 10mila persone con un grande lavoro coordinato dal San Gallicano, anche con i volontari delle associazioni. È ovvio che questo sistema ci permette di vaccinare queste persone, tutte, in modo tale da rendere più forte il contrasto al virus.

C’è già qualche iniziativa concreta in campo per vaccinare queste persone?

Stiamo partendo, anche grazie all’impegno del Papa e del Vaticano: abbiamo collaborato alla vaccinazione di oltre 3mila persone fragili. Ora c’è un impegno della Regione Lazio, delle associazioni, insieme allo Spallanzani, e stiamo lavorando per sottoporre alla vaccinazione queste persone, ma anche – a chi vorrà – alla valutazione degli anticorpi. La campagna sui tamponi è stata straordinaria e continua ancora. Ora stiamo partendo con questa campagna che ha la necessità di un coinvolgimento delle associazioni e delle persone, non è una mera somministrazione di un vaccino, ma rendere le persone edotte sull’importanza del vaccino sulle loro vite e su quelle di tutti.

Al di là dei migranti irregolari, questa campagna può essere portata avanti anche per le vaccinazioni degli ospiti dei centri di accoglienza?

Noi stiamo cercando di lavorare con la Regione Lazio, con tante associazioni, per dei focal point di diversi centri di accoglienza. Noi nei centri continuiamo a fare i controlli per verificare la presenza del virus attraverso i tamponi. Non c’è solo la vaccinazione, ma bisogna far entrare le persone fragili in percorsi socio-sanitari dignitosi, a misura umana, garantendo anche la salute materna infantile, quella pediatrica. Questa pandemia è anche un’opportunità per migliorare il rapporto tra salute e cittadini.

Finora il governo e la struttura commissariale hanno messo in secondo piano il tema della vaccinazione dei migranti e delle persone fragili…

Io credo che nel nostro Paese ci sia un'attenzione particolare sul tema, fatta dalla ricchezza di esperienze in cui sono coinvolte le Asl, gli ospedali, le associazioni, i singoli volontari in maniera straordinaria. Però questo avviene a macchia di leopardo, ci sono alcune aree dove c’è una capacità di accogliere le persone che è notevole, sia tra i vulnerabili che tra i meno vulnerabili. Spesso, però, il servizio sanitario è attento alle prestazioni sanitarie più che ad accogliere le persone a entrare in un percorso socio-sanitario. Il socio si è perso, in questi passaggi c’è stata una carenza di attenzione nei confronti del sociale. Noi dovremmo recuperare l’attenzione nei confronti dei problemi sociali a cui dare una risposta sanitaria e anche sociale. Una persona  che a 50 anni perde il lavoro non ha bisogno solo di un ansiolitico, ma di un sostegno economico e di ritrovare il lavoro.

Vaccinare anche i più fragili serve per raggiungere l’immunità di comunità o parliamo di un concetto utopistico?

Devo essere onesto: l’immunità di gregge con una pandemia di questa portata è più un obiettivo verso il quale tendere che uno a cui realmente arrivare. L’obiettivo è vaccinare il maggior numero di persone perché ci consente anche di avere meno varianti che sfuggono ai vaccini. La variante Delta è colpita dai vaccini, sono efficaci, ma se noi vacciniamo ancora meno persone determiniamo una produzione di varianti che sfuggono ai vaccini, il che sarebbe una catastrofe. Noi abbiamo necessità di vaccinare tutti, indipendentemente dalle condizioni sociali, economiche, culturali: è un elemento fondamentale per salvaguardare anche le persone che non possono essere vaccinate.

Bisogna vaccinare tutti, anche nei Paesi meno ricchi: basta un programma come Covax o serve di più?

Il programma Covax è un’ottima invenzione, ma deve diventare un’ottima spinta reale, colpendo nel segno. Ci stiamo battendo per il vaccino contro il Covid, ma sarebbe sciocco non farlo per tutti gli altri, per esempio quelli per il morbillo. Tutti i vaccini per tutti. Però per poter somministrare un vaccino abbiamo bisogno di infrastrutture, strade, ospedali, centri che tengano la catena del freddo, fatti da professionisti, non basta l’idea un po’ romantica che produco i vaccini e li mando in Africa, oggi devo pensare che la salute o è condivisa da tutti o nessuno può dirsi tranquillo. La pandemia ha dimostrato che ci dobbiamo salvare tutti, ogni essere vivente. Dobbiamo cominciare ad avere un rapporto di pari opportunità e rispetto verso questi Paesi, l’idea che ho sentito in questi giorni ‘abbiamo AstraZeneca che sta per scadere e allora lo mandiamo in Africa’, è ancora una visione non dico razzista e colonialista, ma stupida. Oggi l’Africa non accetta più l’immondizia dell’occidente, o una tecnologia superata, quello è un concetto sbagliato, che offende la dignità dei colleghi che lavorano in quell’area del mondo.

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