Ora Intesa Sanpaolo ha la strada spianata per comprare Monte dei Paschi: cosa significa per i correntisti
Giovedì 29 ottobre, l'assemblea degli azionisti di Banca MPS (in passato chiamata Monte dei Paschi di Siena) ha respinto due proposte fatte dall'amministratore delegato Luigi Lovaglio: quella di fare delle offerte di acquisto verso altre due banche, Banco BPM e Banca Generali; e quella di fusione tra MPS stessa e Mediobanca. Erano le due mosse, soprattutto la prima, con cui Lovaglio aveva tentato di respingere l'offerta di Intesa Sanpaolo, intenzionata a comprare proprio Monte dei Paschi. Ma gli azionisti non l'hanno seguito.
Ora, anche se mancano diversi passaggi tecnici, è chiaro che l'intenzione di chi controlla la maggioranza delle azioni di MPS è venderle a Intesa. Sarebbe un atto decisivo – e per certi versi conclusivo – del risiko bancario che si è sviluppato negli ultimi anni. E molti clienti di MPS e BPER vedrebbero la loro filiale passare a un'altra, nuova banca.
La bocciatura del piano Lovaglio muove MPS verso Intesa Sanpaolo
La proposta di MPS per Banco BPM e Banca Generali era arrivata come una vera e propria sfida nei confronti di Intesa. Anche se diversi analisti si erano mostrati scettici sul tema, apparentemente l'intento era quello di ampliare così tanto Monte dei Paschi da costringere la banca torinese o a fare un'offerta altissima, o a rinunciare del tutto. La proposta è stata respinta da azionisti che rappresentavano il 90,9% del capitale di MPS presente in assemblea, cioè la quasi totalità.
L'altra linea di azione di Lovaglio era la fusione tra MPS e Mediobanca, un istituto di credito che Monte dei Paschi aveva acquistato lo scorso anno. Su quell'acquisto (e non solo) si è aperta un'inchiesta della Procura di Milano per indagare se ci fosse un accordo a priori tra Lovaglio, Francesco Gaetano Caltagirone (dell'omonimo gruppo) e Francesco Milleri (presidente di Luxottica e di Delfin, la società che la controlla). Fatto sta che adesso MPS e Mediobanca sono una cosa sola, e l'integrazione è in corso. Ma gli azionisti hanno deciso di non proseguire con la fusione.
Lovaglio, amministratore delegato di MPS, ha comunque rivendicato che questa offerta ha spinto Intesa ad alzare l'offerta. Poche settimane fa, a inizio ottobre, la banca torinese ha aumentato la somma offerta agli azionisti che accettano di venderle i propri titoli di MPS: da 1 euro ad azione a 1,25 euro. Intesa aveva anche chiarito che avrebbe subito ritirato la sua offerta se gli azionisti di Monte dei Paschi avessero approvato anche solo uno dei punti del programma di Lovaglio riguardanti Banco BPM e Banca Generali.
Questo ha fatto sì che l'assemblea fosse davanti a una scelta molto evidente: sostenere il proprio amministratore delegato e seguire il suo piano, togliendo dal tavolo l'opzione Intesa Sanpaolo; oppure, al contrario, avvicinarsi alla banca torinese e rinunciare al piano Lovaglio. Una maggioranza molto netta ha scelto la seconda opzione, e alcuni dei principali azionisti di MPS – come Delfin e il gruppo Caltagirone – hanno dichiarato pubblicamente che si sarebbero opposti. L'adesione alla linea di Intesa è stata così netta che l'assemblea ha bocciato anche la fusione di MPS con Mediobanca, una questione su cui Intesa aveva detto di auspicare un ‘no' ma non in modo stringente.
Prima della votazione, Lovaglio ha fatto un appello agli azionisti, dicendo che sotto la sua gestione negli ultimi anni "qualche goal lo abbiamo fatto anche da calcio d’angolo, ma c’è una cosa di cui siamo particolarmente orgogliosi: quei goal li abbiamo segnati giocando la partita, non cambiando le regole del campionato". Aveva sottolineato "la forza delle nostre persone, l’attaccamento dei nostri clienti e l’identità straordinaria di un'organizzazione che porta sulla propria pelle una data: 1472". Fuori dall'assemblea, hanno protestato i sindacati Cgil, Cisl e Uil: il loro timore è che, se MPS passa a una banca più grande che non ha sede a Siena, sul territorio si perdano posti di lavoro (ci sono 2.200 dipendenti diretti) e finanziamenti alle imprese.
Cosa cambia per i correntisti se passa l'offerta di Intesa
Il voto dell'assemblea di MPS, insomma, sembra andare in una direzione chiara. Una direzione che probabilmente non è gradita al governo Meloni, che negli ultimi anni si era impegnato in modo molto esplicito per favorire la nascita di un ‘terzo polo' bancario nel Paese, che avesse al centro Monte dei Paschi e potesse fare concorrenza a Intesa Sanpaolo e Unicredit. Ora sembra che quel piano sia fallito. Certo, la procedura non è finita: mancano ancora i controlli dell'Antitrust e numeri passaggi tecnici. L'offerta di Intesa si aprirà ufficialmente prima della fine dell'anno, tra novembre e dicembre. In quel momento, gli azionisti di MPS potranno decidere se aderire.
Se le cose andassero in questo modo, Intesa Sanpaolo ha già detto quali sono le sue intenzioni. Vorrebbe tenere Mediobanca, che opera più nel mondo delle consulenze che in quello degli sportelli (tra l'altro, Mediobanca possiede anche delle azioni di Assicurazioni Generali, molto ambite nel mondo finanziario italiano). Circa 650 filiali di MPS, invece, passerebbero a BPER, la banca controllata dal gruppo assicurativo Unipol.
Concretamente, quindi, chi ha il proprio conto in una filiale di Banca MPS potrebbe vedere i propri soldi passare in gestione a un'altra banca. Le strutture rimarrebbero le stesse, ma controllate da un'altra società. Nei piani annunciati da Intesa Sanpaolo e concordati con Unipol, BPER e Banca MPS dovrebbero fondersi per diventare un nuovo istituto di credito: Banca Monte dei Paschi. Dunque, anche i clienti di BPER subirebbero la novità. Per quanto se ne sa al momento, sarebbe un cambiamento di ‘facciata', e non implicherebbe nessuna differenza nelle offerte economiche, ma questo si potrà valutare solo più avanti.