Cdm approva l’Autonomia differenziata di Lombardia, Piemonte, Veneto e Liguria: quali sono i prossimi passi

Avatar autore
A cura di Luca Pons
Immagine
Il Consiglio dei ministri ha approvato l’intesa sull’autonomia differenziata con quattro Regioni: Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria. Ora serve l’approvazione definitiva del Parlamento. Via libera anche al Documento programmatico di bilancio e alla riforma del Codice della strada.

L'autonomia differenziata fa un altro passo avanti significativo, giusto in tempo per il congresso straordinario della Lega convocato da Matteo Salvini: il governo Meloni, riunito nel Consiglio dei ministri, ha approvato le intese per l'autonomia di quattro Regioni. Si tratta delle amministrazioni che negli ultimi anni hanno lavorato con l'esecutivo per ottenere più margini di autonomia: Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria. Non a caso, i quattro presidenti di Regione erano presenti alla riunione del Cdm. Il governo ha approvato anche il Documento programmatico di bilancio – che tratteggia, anche se in modo ancora vago, la prossima legge di bilancio – e una nuova riforma del Codice della strada.

"Un passaggio istituzionale importante e soprattutto decisivo per la riforma" dell'autonomia differenziata, ha commentato il ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli. "Garantire ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia ai territori non è solo uno dei capisaldi del programma con cui il centrodestra ha vinto le elezioni, ma anche e soprattutto una storica battaglia della Lega che non è mai stata così vicina alla sua realizzazione. Resta un ultimo miglio da percorrere in Parlamento e io non vedo l’ora di cominciare". "Avanti tutta con l'Autonomia!", ha esultato Matteo Salvini: "Una soddisfazione enorme, da ministro, da italiano e da leghista. Una battaglia storica della Lega, iniziata con Bossi e Maroni, oggi più vicina che mai alla realtà: si premiano il merito e il buon governo, si colpiscono gli sprechi e i ritardi che penalizzano i cittadini".

Cosa cambia per le Regioni coinvolte e perché il governo l'ha approvato adesso

Il Consiglio dei ministri ha approvato le intese definitive e, allo stesso tempo, ha varato quattro disegni di legge, uno per ciascuna Regione interessata. Questo era l'ultimo passaggio necessario per l'esecutivo: ora l'attenzione si sposta su Camera e Senato.

Le intese definitive si basano sugli schemi di intesa preliminare che il governo aveva adottato già a febbraio. Riguardano tutte gli stessi settori: protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa, tutela della salute e coordinamento della finanza pubblica. Tutte queste hanno un aspetto fondamentale in comune, ovvero che, per legge, le Regioni non sono tenute a rispettare degli specifici LEP (Livelli essenziali delle prestazioni) in modo da garantire uniformità sul territorio nazionale.

Quello dei LEP è stato uno dei nodi che ha portato la Corte costituzionale a smontare la riforma dell'autonomia differenziata a gennaio 2025. Da allora, la parte più ambiziosa del testo è stata di fatto abbandonata, perché si sarebbe dovuti ripartire da capo. Sono rimaste solo le intese sulle materie che, appunto, riguardano materie meno delicate e in cui quindi non è necessario darsi dei paletti comuni.

La data del via libera del governo non è casuale. Dopo mesi di immobilità, stando ai retroscena Matteo Salvini ha messo pressione al resto del governo per ottenere un risultato spendibile in vista del congresso straordinario del 24 e 25 ottobre. Anche se non si tratta del via libera definitivo, è comunque un risultato che il segretario potrà rivendicare davanti ai suoi (anche in campagna elettorale).

Quali sono i prossimi passi per l'Autonomia differenziata

I progressi sull'autonomia differenziata sono andati a rilento nel corso della legislatura, ma adesso ci sarà bisogno di un'accelerata. Almeno, rispetto alla velocità mantenuta finora.

Poco meno di un anno fa, a novembre 2025, il governo Meloni aveva firmato le pre-intese con tutte e quattro le Regioni interessate. Quattro mesi dopo, a febbraio, gli schemi di intesa preliminare erano arrivati al Consiglio dei ministri, che li aveva approvati. Da quel momento si era aperta la laboriosa fase dei pareri e delle consultazioni.

Negli scorsi mesi il governo ha stilato gli schemi di intesa definitiva. Dopo l'approvazione in ciascuna Regione, i testi sono tornati all'esecutivo, che oggi ha dato il suo ultimo via libera. In contemporanea, ha varato quattro disegni di legge (uno per Regione) che il Parlamento dovrà approvare. Solo una volta ottenuto l'ok di Camera e Senato l'autonomia avrà davvero il via.

Non c'è una scadenza temporale precisa, ma si può stare quasi certi che da qui alla fine dell'anno il Parlamento passerà la gran parte del suo tempo alle prese con altri provvedimenti. Su tutti, la legge di bilancio per il 2027, che nelle prossime settimane entrerà nel vivo. È più probabile che l'approvazione arrivi nei primi mesi del prossimo anno. Aspettare troppo significherebbe rischiare la beffa: se il governo decidesse di andare al voto anticipato tra aprile e giugno, le Camere andrebbero sciolte già diverse settimane prima.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views