Cosa succede nel Risiko bancario, MPS contro Intesa: le novità per i correntisti e le mosse del governo
Si è aperta una nuova fase del lungo e complesso Risiko bancario con cui, negli ultimi anni, il panorama degli istituti di credito in Italia è cambiato, e sta continuando a cambiare. L'ultimo sviluppo è la mossa con cui MPS, la banca prima chiamata Monte dei Paschi di Siena, sta provando a comprare altre due banche (Banco BPM e Banca Generali) per creare un unico polo in grado di fare concorrenza ai due giganti, Unicredit e Intesa, e provare a difendersi dall'offerta di acquisto di quest'ultima. Ecco spiegato, in parole povere, cosa sta succedendo, cosa può significare per i correntisti e che ruolo ha giocato finora il governo Meloni.
Come siamo arrivati qui: l'offerta di Intesa per MPS
Un breve riassunto di ciò che è avvenuto nei mesi scorsi. A inizio giugno, Intesa Sanpaolo ha offerto di comprare MPS per 30,6 miliardi di euro. È una mossa che consoliderebbe Intesa come la più grande banca italiana. In più, le farebbe acquisire ciò che adesso ha MPS: in particolare, il controllo di Mediobanca (una banca d'affari molto prestigiosa, comprata da MPS a fine 2025 con i buoni auspici del governo) e il 13% di azioni di Assicurazioni Generali, compagnia considerata molto importante e influente per il suo successo economico e per la quantità di debito pubblico italiano che detiene.
I soci di MPS dovranno decidere se accettare l'offerta di Intesa nei prossimi mesi, probabilmente tra fine settembre e ottobre. L'attuale direttivo della banca senese, però, ha subito fatto capire di volersi opporre a questa offerta. Per farlo, ha dovuto trovare un'alternativa da proporre ai soci. E così, nella riunione del Consiglio di amministrazione di giovedì 20 agosto, è stata approvata una contromossa. Approvata, va detto, non senza tensioni: dopo un incontro di sette ore, quattro consiglieri su tredici si sono astenuti.
La contromossa di MPS per evitare di farsi comprare
In sostanza, MPS ha deciso di provare ad espandersi per diventare a sua volta un polo bancario molto importante, impedendo così a Intesa di acquistarla. La strategia, presentata in due diversi comunicati venerdì 21 agosto, prevede di:
- comprare Banco BPM per 25,3 miliardi di euro, pagati in azioni: sarebbe una fusione alla pari, ovvero ciascuno degli azionisti di Banco BPM riceverebbe una quantità di azioni di MPS pari al valore di azioni che già aveva in BPM. È interessante notare che proprio a giugno, pochi giorni prima dell'offerta di Intesa, era stato Banco BPM a offrire a Monte Paschi di Siena la stessa cosa a parti invertite; ma poi, a inizio agosto, aveva rinunciato.
- comprare Banca Generali per 8,72 miliardi di euro, anche questi pagati in azioni. A differenza dell'offerta per Banco BPM, qui agli azionisti di Banca Generali viene offerto un premio: le loro azioni verrebbero comprate per un prezzo più alto del 10% rispetto a quello attuale di mercato. Un modo per invogliarli ad approvare l'operazione.
Nel complesso, quindi, un'operazione da 34 miliardi di euro circa. Tutto quanto pagato non in contanti, ma in azioni di MPS. In pratica, tutti e tre gli istituti si fonderebbero per diventare un unico gruppo. Una banca che varrebbe circa 80 miliardi di euro sul mercato, non poi così lontana da Intesa (120 miliardi) e Unicredit (124 miliardi). A quel punto, l'offerta di Intesa cadrebbe nel vuoto, perché per comprare tutto quel conglomerato dovrebbe più che raddoppiare la somma messa sul tavolo finora.
Il bonus da 4 miliardi di euro per convincere gli azionisti
Il pacchetto studiato dal Consiglio di amministrazione di MPS, e in particolare dall'amministratore delegato Luigi Lovaglio, comprende ancora una misura. Un ‘bonus' per gli attuali azionisti di Monte dei Paschi di Siena, del valore di 4 miliardi di euro. La banca darebbe a ciascuno dei suoi azionisti 1,208 euro per ogni azione che hanno, così divisi:
- 0,302 euro per azione (quindi un quarto del totale) in contanti
- 0,906 euro per azione in altre azioni, in particolare azioni di Assicurazioni Generali
Come detto, Assicurazioni Generali è una società molto, molto ambita sul mercato italiano. Perciò, questa mossa avrebbe due effetti. Da una parte, MPS si libererebbe di una parte delle sue azioni di Assicurazioni Generali, distribuendole tra i suoi moltissimi soci: si stima che passerebbe a controllare dal 13% attuale al 9% circa della compagnia assicurativa. Questo renderebbe MPS un bersaglio meno attraente per Intesa.
Dall'altra, i soci si ritroverebbero con un premio i contanti e con delle ottime azioni nel portafogli. Perché sia importante, per Lovaglio, promettere delle buone ricompense agli azionisti è presto detto. Il 29 ottobre, l'assemblea dei soci si riunirà e dovrà votare su questo intero piano presentato finora: l'acquisto di Banco BPM, l'acquisto di Banca Generali e il bonus da 4 miliardi di euro. Servirà che votino a favore i due terzi degli azionisti (o meglio, le persone che insieme detengono almeno i due terzi delle azioni). Altrimenti, sarà tutto annullato.
La proposta è stata vista come molto ambiziosa, e dai più critici come spericolata. Sui mercati, le banche coinvolte sono andate in rosso nel giorno dell'annuncio. Il Financial Times, quotidiano economico britannico considerato autorevole nel settore, ha scritto in una sua rubrica che l'operazione non è molto realistica e "decisamente bizzarra". Anche il presidente di Confindustria, ha commentato con tono critico sul Corriere della sera, parlando di "un'operazione molto più complessa da costruire e da realizzare rispetto ad altre soluzioni che possono garantire maggiore linearità e semplicità di esecuzione". A decidere, però, saranno gli azionisti, che potrebbero anche trovare convincenti le motivazioni di Lovaglio e respingere l'offerta più ‘sicura' di Intesa.
Cosa ne pensa il governo Meloni
Che il governo Meloni negli ultimi anni abbia avuto forti interessi nel risiko bancario è piuttosto evidente. A prescindere dai risultati sul piano penale, un'inchiesta ancora aperta della procura di Milano ha fatto emergere degli elementi importanti sui rapporti tra Caltagirone e Delfin da una parte (i due gruppi che hanno preso il controllo di MPS e poi hanno guidato l'acquisizione di Mediobanca) e il governo dall'altra. L'esecutivo, poi, non ha mai nascosto il fatto che gli piacerebbe vedere la nascita di un ‘terzo polo' bancario in Italia, oltre a Intesa e Unicredit. Il conglomerato che nascerebbe dall'operazione di MPS, se andasse in porto, controllerebbe 2.915 filiali nel Paese.
A febbraio, alcune settimane dopo le prime notizie sull'inchiesta in questione, la presidente del Consiglio Meloni aveva fatto un passo indietro importante dichiarando pubblicamente, in un'intervista, che il governo aveva "concluso" il suo ruolo in MPS. Il 14 agosto, però, in un'altra intervista, questa volta a Milano Finanza, è tornata a parlare della questione in modo diverso. "Mi auguro", ha detto, "che MPS non finisca smembrata, perdendo il proprio nome e la propria identità".
Un messaggio più o meno direttamente contrario all'offerta di Intesa e, di conseguenza, a sostegno della proposta di Lovaglio che sarebbe stata presentata sette giorni dopo. Anche Matteo Salvini ha commentato in modo favorevole l'offerta: "Per la Lega, il tema più importante è il rispetto della storia, dell’autonomia e del personale di istituzioni bancarie che sono tra le più antiche al mondo, simboli dell’operosità di città con secolari tradizioni".
Fratelli d'Italia punta ad opporsi all'offerta di Intesa, gruppo considerato decisamente non di destra (in un'operazione che peraltro favorirebbe anche il gruppo assicurativo Unipol, società a sua volta vista come troppo vicina alla sinistra). Invece Forza Italia non ha mostrato particolare entusiasmo per il nuovo piano di MPS. Una situazione particolare, infine, è quella del PD. Gli amministratori locali toscani, da sempre legati alle sorti della banca senese, hanno fatto capire che preferirebbero che non venisse inglobata in un gruppo più grande. La direzione nazionale del partito, però, ha ribadito in più occasioni che non intende prendere posizione sulla questione.
Cosa può cambiare per i correntisti
Per i clienti delle banche italiane, quindi, si prospettano dei possibili cambiamenti. Come detto, tra settembre e ottobre gli azionisti di MPS decideranno se accogliere l'offerta di Intesa, mentre il 29 ottobre voteranno sul piano per comprare Banco BPM e Banca Generali. Siamo di fronte a un binario.
Se passa l'offerta di Intesa, circa 650 sportelli di MPS passeranno a un'altra banca: BPER (controllata proprio da Unipol, che come detto sarebbe malvista dagli ambienti meloniani). Le due banche si fonderanno e nascerà un nuovo istituto, chiamato Banca Monte dei Paschi. Per i correntisti cambierà il nome e, almeno per quanto ne sappiamo al momento, poco altro. Non si prospettano particolari innovazioni dal punto di vista della gestione dei conti corrente, e sia Intesa sia BPER sono considerate banche piuttosto ‘tradizionali' da questo punto di vista.
Se passa l'offerta di MPS e si concretizza davvero un nuovo terzo polo bancario, con l'unione di MPS, Banco BPM e Banca Generali, lo scenario sarà diverso. Non è ancora chiaro quali saranno, eventualmente, le differenze nella gestione degli sportelli. Ma c'è un aspetto da tenere a mente, anche se per il momento si parla solo di ipotesi.
In questo terzo polo che nascerebbe dalla fusione, il primo azionista sarebbe Crédit Agricole. La banca francese, non citata finora, è una delle principali preoccupazioni del governo Meloni al momento. Controlla quasi il 30% di Banco BPM (anche grazie ad alcune operazioni che il governo italiano aveva portato avanti per ostacolare Unicredit), quindi nel nuovo gruppo avrebbe circa il 10% delle azioni. Insomma, in una delle principali banche italiane la quota più alta sarebbe in mano a una società francese.
Cosa c'entra questo con i correntisti? C'entra che tra le ipotesi circolate in questi giorni ce n'è una che potrebbe sistemare le cose. Chiedere a Crédit Agricole di rinunciare a una parte delle sue azioni in Banco BPM e, in cambio, prendere in gestione una parte dei suoi 1.400 sportelli. In pratica, alcune centinaia di filiali che oggi sono di Banco BPM passerebbero in blocco a Crédit Agricole Italia. Come detto, però, sono solo ipotesi. Non è detto che la società francese accetterebbe questa offerta, e in ogni caso la Lega, storicamente vicina al milanese Banco BPM, vorrebbe evitare di vedere i suoi sportelli passare alla società transalpina.