Ha strafatto, ha perso, si è dimesso. Altre pagine di questo giornale analizzano la vicenda che ha portato Matteo Renzi a caricare sulla sua persona l'onere del referendum costituzionale e del suo risultato, disastroso per chi voleva la riforma della Carta. Interessa invece, in questo frangente, accendere un riflettore su coloro che oggi, legittimamente cantano vittoria, da Matteo Salvini a Luigi De Magistris, da Renato Brunetta a Massimo D'Alema. Cantano vittoria per il No al progetto di riforma e su quanto ha determinato: le dimissioni del capo dell'Esecutivo, l'inizio delle consultazioni al Quirinale alla ricerca di un nuovo quadro di governo sostenuto dalla maggioranza che ha mandato avanti finora Renzi & co. ovvero, l'intesa larga tra centro-centrodestra-centrosinistra parlamentare.

Scenario. Si andrà prima o poi a nuove elezioni? Sì. Con che meccanismo al momento lo ignoriamo, ma si andrà. Però a quel giro l'Invincibile Armada del referendum, capace di stracciare premier e mezzo Pd alle urne, ieri 4 dicembre 2016, non sarà avrà modo di coalizzarsi alle Politiche. Questa è una ipotesi piuttosto sicura, a meno di non vedere ‘mappazzoni' elettorali capaci di inglobare estrema destra e sinistra. Ma non sarà così o quanto meno potrà esserlo solo episodicamente.

Matteo Renzi nel corso di questi mille giorni di governo ha potuto piazzare le pedine ovunque, con una velocità impressionante. Enel, Eni, Poste, Finmeccanica, Terna, Ferrovie dello Stato, Finmeccanica, solo per citarne alcune. Sono renziane le nomine in Rai. È renziana la riforma sull'editoria. È a trazione renziana, per ora, il Partito Democratico. Quel vecchio adagio popolare della pelle dell'orso da non vendere prima di averlo preso va integrato con una scena del Portaborse, il film di Daniele Luchetti magistralmente interpretato da Nanni Moretti, in cui Botero-Moretti, politico rampante dice al suo ghostwriter: "Bisogna muoversi, ci sono le elezioni anticipate". E quando l'ingenuo professore risponde chiedendo: "Ma perché, è caduto il governo?" la replica è di quelle sornione, anni prima di ogni House of Cards: "No, non è caduto il governo".