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Crisi di Governo 2022
7 Febbraio 2021
11:42

Nuovo governo, perché il Sì di Salvini è un problema per Mario Draghi

La svolta a sorpresa della Lega, che ieri, durante il primo giro di consultazioni, ha annunciato il suo appoggio a Draghi senza veti o condizioni, crea un inevitabile terremoto nel M5s, ma ancora di più tra i dem. Sarà difficile per il premier incaricato tenere insieme nello stesso governo forze che vanno ben oltre il perimetro della coalizione Ursula, e cioè Pd, M5s, Italia viva, Lega, Forza Italia e Leu. Ma non è detto che per l’ex presidente della Bce sia un male.
A cura di Annalisa Cangemi
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Crisi di Governo 2022

Nel governo di unità nazionale che Mario Draghi deve comporre in questi giorni, e che potrebbe essere varato entro giovedì, vogliono starci quasi tutti. Il premier incaricato ha incassato a sorpresa il sì del M5s, ma anche quello, ancora più insperato, della Lega. Il primo giro di consultazioni si è concluso ieri, e l'ex presidente della Bce sa bene che l'appoggio della Lega può rappresentare un problema. Come tenere insieme nello stesso governo forze che vanno ben oltre il perimetro della coalizione Ursula, e cioè Pd, M5s, Italia viva, Lega, Forza Italia e Leu?

Domani partirà il secondo giro di consultazioni, che si chiuderà martedì. Draghi, dopo aver visto anche sindacati e imprese, avrà pochi giorni per trovare la quadra, e per presentare alle forze della sua futura maggioranza un programma più dettagliato, in cui, lo ha specificato, potrebbe esserci anche il reddito di cittadinanza, magari "migliorato e rafforzato", come ha promesso durante l'incontro con la delegazione M5s. Le priorità saranno comunque i 209 miliardi del Recovery plan, l'emergenza sanitaria e il piano vaccinale.

L'avvertimento del Garante del M5s però è chiaro: "Non conosco una via infallibile per il successo, ma una per l'insuccesso sicuro: voler accontentare tutti". L'ex comico lo ha scritto su Facebook, dopo aver guidato la delegazione del M5s al colloquio con il presidente designato.

"Noi siamo a disposizione", ha detto Salvini e, ha precisato, senza veti. Una svolta che impensierisce i pentastellati, ma ancora di più i dem. Per il Pd il problema dell'incompatibilità con i sovranisti è centrale, tanto che dopo il ‘sì' della Lega circola la voce di un possibile appoggio esterno al governo, indiscrezione subito smentita con una nota: "Sono totalmente infondate le notizie su orientamenti assunti su eventuale appoggio esterno al Governo. La posizione del Pd è stata votata dalla direzione nazionale all'unanimità". Ma sarà difficile far digerire ai partiti della precedente coalizione di governo (soprattutto a Leu) la compagnia di Salvini, interessato, come tutti, alla gestione delle ingenti risorse del Recovery fund. Fa gola naturalmente anche l'elezione del prossimo inquilino del Quirinale, e la Lega non ha intenzione di stare a guardare.

La formula del governo Draghi: più tecnici e meno politici

A questo punto Draghi potrebbe optare per una formula di governo più ‘tecnico' e meno ‘politico', e cioè senza i leader delle forze che lo compongono nella squadra dei ministri. Una maggioranza più larga potrebbe essere possibile solo se il premier incaricato non punterà su temi troppo ‘divisivi', e cioè per esempio questioni come l'abolizione di Quota 100 o la patrimoniale automaticamente escluderebbero proprio i sovranisti. E non è detto che ostinarsi a spingere su alcuni temi sia l'obiettivo del premier incaricato, che anzi potrebbe trarre un vantaggio dai veti incrociati dei partiti per giustificare il progetto di un esecutivo di tecnici.

È sempre più chiaro insomma che se Draghi accoglierà la Lega il governo non potrà essere politico. Quella di un esecutivo con più figure ‘esterne' potrebbe essere infatti l'unica soluzione in grado di placare i malumori nel Pd, che indubbiamente nascerebbero con il Carroccio in maggioranza. Zingaretti potrebbe così non mettere a disposizione i propri dirigenti, ma appunto tecnici schierati politicamente e spendibili come "uomini dei dem", anche se senza tessera. Figure che il M5s farebbe certamente più fatica a trovare. Ma ai pentastellati, che pure sono spaccati in questo momento, potrebbero bastare le rassicurazioni di Draghi sul reddito di base – che come l'economista ha spiegato sul Financial Times del 25 marzo 2020 non è affatto da cancellare – e sulle privatizzazioni, sulle quali l'ex numero di Bankitalia non sembra voler puntare come in passato. Del resto il M5s è già stato al governo con la Lega. Se questa sia o meno una buona idea è un'altra storia.

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