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Nuova legge elettorale, c’è l’accordo nel centrodestra: cosa cambia tra proporzionale e premio di maggioranza

La maggioranza ha trovato un’intesa sulla nuova legge elettorale. La proposta prevede l’abolizione dei collegi uninominali e l’introduzione di un proporzionale con premio di maggioranza per la coalizione che ottiene il 40% dei voti. Salterebbero invece le preferenze e l’indicazione del candidato premier sulla scheda, che dovrebbe finire nel programma che i partiti presenteranno al Viminale.
A cura di Giulia Casula
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Si torna a parlare di legge elettorale. Secondo quanto riferiscono fonti parlamentari, la maggioranza ha trovato un'intesa di massima sui punti chiave della riforma del sistema elettorale, che vorrebbe chiudere prima del referendum sulla giustizia. L'accordo è su un modello proporzionale con premio di maggioranza per la coalizione vincitrice che raggiunga almeno il 40% dei voti. In caso di una percentuale minore, compresa tra il 35% e il 40%, scatterà il ballottaggio tra le prime due coalizioni. Resta confermata la soglia di sbarramento, al 3%. Non ci sarebbero invece le preferenze, anche se su questo punto si continua a discutere. Salterebbe anche l'indicazione del candidato premier sulla scheda, che dovrebbe finire nel programma che i partiti presenteranno al Viminale. Il testo dovrebbe essere depositato in Parlamento nelle prossime ore, una volta che tutti i nodi saranno sciolti.

Come la maggioranza vuole modificare la legge elettorale

La nuova legge elettorale su cui lavora il governo è ancora in fase di scrittura. Il testo, soprannominato ‘stabilicum' perché dovrebbe avere l'obiettivo di migliorare la stabilità del sistema elettorale, è oggetto delle ultime limature tecniche. L'impianto però è noto. Il centrodestra punta superare i collegi uninominali previsti dal sistema attuale, il Rosatellum, a favore di un sistema proporzionale con premio di maggioranza per la coalizione che raggiunge il 40%. La soglia di sbarramento per accedere al Parlamento resterà al 3%.

Il premio dovrebbe consistere in un numero fisso di seggi: 70 alla Camera e 35 al Senato. Una novità è invece la soglia in cui scatterà un secondo turno. Il ballottaggio tra le prime due coalizioni si terrà nel caso di una percentuale compresa, tra il 35% e il 40%. Questo paletto sarebbe stato inserito dagli sherpa dei partiti – Giovanni Donzelli per FdI, Roberto Calderoli e Andrea Paganella per la Lega, Stefano Benigni e Alessandro Battilocchio per FI – che hanno lavorato all'accordo.

Cosa cambia per preferenze e indicazione del candidato sulla scheda elettorale

Nessuna intesa invece sulla reintroduzione delle preferenze, ipotesi sulla quale la Lega sarebbe "molto contraria", riferiscono fonti interne. A spingere in senso contrario incontrando le resistenze degli alleati, sarebbe invece, Fratelli d'Italia. Sarebbe questo uno degli ultimi nodi ancora da sciogliere prima di buttare giù la proposta da portare in Parlamento.

Non ci sarà neppure l'indicazione sulla scheda del candidato premier, altra modifica sostenuta dal partito di Meloni. Il nome nome invece potrà essere scritto sul programma dei partiti da presentare al Viminale. La nuova scheda elettorale comunque non dovrebbe cambiare granché: ci saranno i nomi dei candidati della coalizione per la circoscrizione e le liste dei partiti collegati.

Al momento la proposta è in attesa del vaglio del leader e alcuni aspetti, dalle preferenze ai collegi plurinominali di Camera e Senato, potrebbero essere oggetto di ulteriori trattative.

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