No al congedo paritario, Sportiello (M5s): “Dal governo solo scuse, se ne fregano delle donne”

Non c'è stato neanche il tempo di parlare di congedo parentale paritario. Il no della destra ha affossato il ddl Schlein che prevedeva, sia per le madri che per i padri, un congedo obbligatorio di 5 mesi rimborsato al 100%. Il governo si è giustificato con la mancanza di coperture, scaricando la colpa sulle opposizioni. "La verità è che non hanno mai avuto la volontà di discutere davvero questa proposta", replica a Fanpage.it la deputata del Movimento 5 Stelle, Gilda Sportiello. "Non possono nascondersi dietro delle scuse. Stanno facendo di tutto pur di non assumersi la responsabilità politica di questo disastro Ma poi, siamo alle solite: per il ponte sullo stretto ci sono 15 miliardi, perché per il congedo che costa molto meno non ci sono le coperture?". Nonostante l'avvicinarsi dell'8 marzo e le promesse di Meloni, la parità di genere non sembra rientrare tra le priorità di Palazzo Chigi. "È evidente che parte loro non c'è una reale attenzione alle donne e alla famiglia come sostengono", commenta.
Tre anni fa Meloni si era detta d'accordo con Schlein sul congedo paritario. Perché questo stop?
Credo che questo governo abbia le idee opposte rispetto al congedo paritario obbligatorio. L'hanno dimostrato, per esempio, in occasione delle leggi di bilancio in cui hanno bocciato emendamenti che chiedevano di stabilire che nel caso della fruizione del congedo parentale fosse vincolante il fatto che uno dei due genitori potesse usufruirne soltanto in parte, in maniera tale da distribuire equamente il carico di cura. Questa, per esempio, era una misura che non prevedeva neanche un impegno di spesa. Il loro no è culturale, ideologico. Uno dei due genitori, la madre, deve farsi carico del lavoro di cura. In realtà non hanno mai avuto la volontà di discutere davvero questa proposta di legge.
Oggi il ministro Ciriani ha spiegato che non c'erano abbastanza coperture. L'accusa è di aver fatto propaganda su una proposta irrealizzabile sin dal principio. Come rispondete?
Lui, la ministra Calderone e altri esponenti della maggioranza che hanno addotto questa motivazione, evidentemente si sono persi le puntate precedenti. In Commissione è stata chiesta una relazione alla Ragioneria di Stato ancor prima che potessimo discutere il testo e modificarlo. Il disegno di legge è andato avanti ancor prima che potessimo votare tutti gli emendamenti in commissione. C'è una responsabilità politica di cui dovrebbero assumersi la paternità perché effettivamente non c'è stato sin dal primo momento un atteggiamento realmente costruttivo da parte loro. Avremmo dovuto prima discutere nel merito e poi passare a una valutazione economica. Il governo avrebbe potuto proporre modifiche e riformulazioni. Non possono nascondersi dietro la scusa delle coperture. Stanno facendo di tutto pur di non assumersi la responsabilità politica di questo disastro. Ma poi, siamo alle solite: per il ponte sullo stretto ci sono 15 miliardi, perché per il congedo che costa molto meno non ci sono le coperture?
Da parte del governo sentiamo continui appelli alla natalità. Non è una contraddizione? Alla fine, di chi è la colpa se le nascite in Italia continuano a calare?
Quando si parla di natalità bisogna mettere al centro anche il desiderio delle persone. Questo governo usa spesso il tema della natalità per attaccare diritti come il diritto all'autodeterminazione o quello alla salute. Basta pensare all'accesso all'aborto. Il problema è che le donne che hanno scelto di avere figli si trovano a vivere in un Paese in cui mancano totalmente i servizi. Questo governo ha ridotto i fondi del Pnrr per gli asili nido, riducendo i posti aggiuntivi che erano stati previsti nella scorsa legislatura. È evidente non ci sia una reale attenzione alla famiglia come dicono.
Il governo però rivendica di aver messo al centro la famiglia con misure come l'aumento del bonus per le madri lavoratrici. Qual è la differenza? Cosa cambierebbe davvero se si rendesse obbligatorio il congedo paritario?
Si stravolgerebbe completamente il sistema attuale che ci vede come uniche destinatarie della cura e della genitorialità dopo l'arrivo di un figlio. Oggi se ti siedi e vai a un colloquio e una delle prime domande che ti viene fatta, anche se non potrebbero farla, è "Hai figli? Vuoi averne? Sei sposata?". Perché in quel momento trovandosi una donna di fronte si pensa già che si assenterà per cinque mesi dopo il parto, si pensa già che usufruirà del congedo parentale visto e considerato che attualmente solo l'8,3% dei padri vi ricorre. Subiamo una serie discriminazioni lavorativi che si traducono in gender gap, pensioni ridotte, demansionamenti, contratti precari, part-time involontari, nonché comportamenti illegittimi come licenziamenti.
Ci avviciniamo all'8 marzo, la festa della donna, un'occasione in cui spesso si finisce per ascoltare le solite celebrazioni intrise di retorica. Secondo lei cosa ha fatto davvero questo governo per le donne?
Nessuna delle introduzioni legislative che citano ogni volta per nascondere i propri fallimenti possa mai uguagliare il cambiamento culturale che sta avvenendo con questo governo. Non dimentichiamoci che si tratta di un governo amico di Trump e che fa parte di quella internazionale in cui si ritrovano disvalori e continui attacchi contro i diritti delle donne. In questo momento dall'altro lato dell'oceano ci sono proposte di legge in cui si chiede la pena di morte per chi abortisce, per intenderci. Sia in Europa che negli Stati Uniti stanno crollando dei diritti che sembravano così solidi e questo governo ne fa parte interamente.
A proposito di cambiamento culturale, le è mai capitato di subire una discriminazione sessista o di assistervi?
Personalmente non conosco che non abbia subito un atto di sessismo, che non abbia subito degli atti di discriminazione o di pregiudizio. Di storie ne potrei raccontare tante. Ci sono stati episodi di violenze nella mia vita, in quella della mia famiglia. Se solo dovessi pensare anche ai luoghi di lavoro che ho frequentato, non c'è un luogo di lavoro in cui non ci sia stato un atteggiamento sessista o addirittura degli episodi di violenza verbale o di condizioni che ti mettono a disagio in quanto donna.
Nel mondo della politica?
Certo. Il mondo della politica è ancora un ambiente fortemente sessista. Non è un caso che ci si chieda perché le donne che sono diventate presidenti sono perlopiù donne di destra. Il motivo è che aderiscono completamente a quel sistema patriarcale di cui anche le istituzioni e la politica in generale è ancora fortemente impregnata.
C'è stato invece per lei un momento di svolta, un momento di rottura, in cui si è resa conto che qualcosa stava cambiando e in meglio?
Ci sono stati diversi i momenti in cui ho sentito che si stava lavorando su questi temi. Ad esempio nella scorsa legislatura, quando ci trovavamo al governo, ci si è interrogati sulla mancanza di rappresentanza femminile nelle varie occasioni in cui si è discusso di nomine importanti. Personalmente, un momento che mi porto dentro è quando ho parlato in aula di aborto davanti a uomini che mi aggredivano frontalmente per aver portato la mia storia tra quei banchi. Ho vissuto quel momento come una grandissima e incredibile rottura di un tabù.