Niente risarcimenti per il Covid a medici di medicina generale, dentisti, tecnici sanitari, farmacisti, se si ammalano sul posto di lavoro. Le compagnie assicurative private non riconoscono il contagio del coronavirus come infortunio sul lavoro. Situazione ben diversa per i medici assunti nella sanità pubblica o privata: qui i danni provocati dal virus sono considerati dall‘Inail infortuni sul lavoro. I loro colleghi finiscono così per essere trattati da operatori sanitari serie B. E questo nonostante ci siano, dall'inizio dell'emergenza, 170 medici di famiglia deceduti per aver contratto il virus.

I familiari di queste vittime non riceveranno nessun indennizzo per medici di famiglia e farmacisti vittime del Covid-19. A sollevare il caso è stato il Corriere della Sera. E subito sono esplose le polemiche: "È inaccettabile che le compagnie assicurative private non diano risarcimenti ai medici di base, ai farmacisti, ai dentisti, ai tecnici sanitari morti per il coronavirus, perché non riconoscono il contagio del Covid come infortunio sul lavoro, a differenza di quanto prevede l'Inail per i medici che lavorano nelle strutture sanitarie pubbliche. Intervenga l'Ivass, l'Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni, per garantire l'adeguata protezione dei medici e sanitari assicurati. Il presidente Daniele Franco valuti se ci sono le condizioni per aprire un'istruttoria", ha scritto su Facebook la deputata di Italia Viva Maria Chiara Gadda.

"Quanto è stato raccontato – ha aggiunto – dal Corriere della Sera rappresenta un vero e proprio schiaffo alle famiglie che hanno perso un loro caro: non c'è alcun dubbio che il contagio di medici e farmacisti che, in piena pandemia, hanno continuato a soccorrere ed assistere i malati sia stato dovuto all'attività lavorativa. Se l'Ivass non interviene, valuti il Governo, in particolare il ministro della Sanità Roberto Speranza come intervenire".

L'appello del Sindacato Medici Italiani a governo e Parlamento

Appresa la notizia è intervenuta anche Pina Onotri, Segretario Generale del Sindacato Medici Italiani, lanciando un appello al Parlamento e alla ministra del Lavoro Nunzia Catalfo: "Restiamo basiti davanti alla notizia riportata oggi da alcuni organi di stampa sul fatto che medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e altri professionisti medici, che hanno subito tanti contagiati e morti nel corso della pandemia da coronavirus, non siano coperti dall’assicurazione Inail in caso di decesso. Non sono bastati più di 170 medici di famiglia deceduti per far estendere le tutele sul lavoro al contagio da virus e farlo rientrare nei casi d’infortunio sul lavoro".

"Alla luce della recente pandemia tocca ripensare ad uno strumento normativo adeguato che riconosca ai medici convenzionati le tutele previste per tutti gli altri lavoratori. L’Inail deve ammettere che in questi mesi i medici di famiglia hanno subito veri e propri infortuni sul lavoro a causa del contagio trasmesso dai loro pazienti – ha aggiunto Onotri – Le loro famiglie, per questo, hanno diritto ad essere indennizzate in caso di morte dei propri congiunti".

E ancora: "Il riconoscimento dell’infortunio per i medici di medicina generale, nel caso di decesso da coronavirus deve essere previsto anche dalle assicurazioni private, che al pari dell’istituto pubblico, non presumono questa copertura. Facciamo appello al Parlamento e al Ministro del Lavoro, dicastero a cui è affidata la competenza del caso, affinché intervengano per concretizzare un impegno degli istituti assicurativi pubblici e privati per una copertura ai medici di medicina generale e all’altre professioni mediche, ammettendo il pieno indennizzo in caso di decesso causato dal coronavirus. Si tratta di un riconoscimento di un diritto dovuto a chi ha sacrificato la propria vita a difesa della salute dei cittadini".