Nessun numero preciso: per il momento il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, non si sbilancia al termine del Consiglio dell’Ue a Lussemburgo sulle adesioni degli stati membri all’accordo di Malta sui migranti: “Non do numeri. Quelli che hanno detto di sì sono quei tre o quattro Stati che avevano già dato la loro disponibilità, tipo Lussemburgo e Irlanda. Dobbiamo operare perché l'accordo abbia una valenza anche per gli altri Paesi. Speriamo di chiudere tra novembre e dicembre”. L’accordo di Malta, assicura Lamorgese, “è già operativo perché quando arrivano delle navi delle ong, le condivisioni le facciamo già, con Paesi che danno la loro disponibilità. Quindi l'attuazione c’è già, anche se non c’è niente di scritto. Ora a noi interessa che sia allargato il più possibile”.

Il meccanismo può già partire, spiega il ministro dell’Interno, “perché non c’è un numero minimo per iniziare: oggi qui c'era la presentazione di un progetto messo a punto a Malta, abbiamo trovato paesi che immediatamente hanno dato la loro condivisione e disponibilità, altri hanno espresso un parere positivo ma poi altri aspetti verranno verificati in riunioni tecniche. È un percorso che richiede degli approfondimenti, noi siamo fiduciosi. Ma oggi non era prevista una firma”.

Sugli sbarchi di migranti nel Mediterraneo centrale Lamorgese spera “che non ci siano numeri alti: adesso abbiamo numeri che sono abbastanza limitati, quindi possiamo ancora ragionarci”. Per i flussi che arrivano dalla Turchia, il ministro dell’Interno ricorda che “oggi la Grecia poneva ovviamente il problema degli arrivi che loro hanno, soprattutto nelle isole come Lesbo. Pur apprezzando questo sforzo che noi facciamo, ognuno pensa dei problemi che ha a casa propria. Poiché c'è stato un aumento esponenziale di arrivi dalla Turchia, ovviamente erano molto preoccupati”. La difficile situazione greca viene confermata anche dalle cifre diffuse dal ministro dell’Interno finlandese: “Sono stati 11.500 i migranti arrivati in Grecia, a settembre, il dato più alto dall'entrata in vigore dell'accordo con la Turchia”. E anche per il commissario Ue Dimitris Avramopoulos “la situazione è preoccupante”.