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Meloni esulta per record disoccupazione, ma non parla della crescita degli inattivi (soprattutto donne e giovani)

Gli ultimi dati Istat dicono che il numero dei disoccupati a novembre è sceso al minimo storico. Il governo esulta, ma nasconde un altro dato, e cioè l’aumento del numero di persone che non ha un posto e neppure lo cerca: sono i cosiddetti inattivi, che nel nostro Paese sono più di 12 milioni.
A cura di Annalisa Cangemi
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Gli ultimi dati Istat sull'occupazione vengono sventolati dal governo Meloni come un successo, come fossero la prova del successo delle politiche economiche del centrodestra. Ma bisogna leggere tra le righe per interpretarli in modo corretto.

In un'intervista rilasciata oggi a La Stampa, Walter Rizzetto, deputato di FdI, presidente della Commissione Lavoro alla Camera, commentando il report Istat, dice che "Sono dati oggettivi al di là delle bandiere politiche: diminuisce la disoccupazione, anche quella giovanile, e per me questo è un grandissimo risultato. Vuol dire che le aziende resistono ed offrono un'occupazione stabile. Il prossimo step da poter portare a termine sarà un intervento laddove i salari sono un po' più bassi".

La stessa premier Giorgia Meloni ieri ha scritto un post dai toni entusiastici sui social: "Il governo continuerà a fare la propria parte per sostenere chi crea lavoro. Avanti su questa strada". Da una parte è vero che cala la disoccupazione, e il dato è da record: a novembre 2025, infatti, il tasso di disoccupazione tocca il 5,7%, il livello più basso dall'inizio delle serie storiche dell'Istituto partite nel 2004. Per la ministra del Lavoro Calderone è "un dato senza precedenti" che "si pone al di sotto della media Ue e dell'area euro: un grande risultato del Paese, di imprenditori, lavoratori e professionisti".

Impennata degli inattivi: donne e giovani fuori dal mercato del lavoro

Ma d'altra parte è preoccupante la crescita di inattivi in Italia, persone che non lavorano e non cercano un'occupazione. L'istituto, negli ultimi dati mensili, fotografa anche un calo degli occupati, in un mercato del lavoro che continua ad essere trainato dagli over50 e dai dipendenti a tempo indeterminato.

Se il tasso di disoccupazione scende, e quello giovanile (15-24 anni) arriva al 18,8%, siamo in presenza di un dato positivo che però viene controbilanciato dall'aumento del tasso di inattività, che sale al 33,5%. Significa che ci sono più di 12 milioni di persone che restano immobili: tra i 15 e i 64 anni l'aumento è di 72mila unità (+0,6%), e a questa fascia appartengono soprattutto donne e giovani che sono fuori dal mercato del lavoro.

A novembre cala anche l'occupazione rispetto al mese precedente

E poi non si può non osservare il dato mensile sugli occupati: il numero delle persone con un lavoro, pari in totale a 24 milioni 188mila, diminuisce rispetto al mese precedente di 34mila unità (-0,1%), soprattutto tra le donne. Non è tutto oro quello che luccica. Il tasso di occupazione scende così al 62,6% (-0,1 punti), dopo il record di ottobre.

Nel confronto annuo, c'è da dire che il bilancio resta comunque positivo: 179mila occupati in più (+0,7%) rispetto a novembre 2024, risultato ottenuto dalla crescita dei dipendenti permanenti (+258mila) e degli autonomi (+126mila) e dal calo dei dipendenti a termine (-204mila). Gli occupati salgono tra i 25-34enni e tra chi ha almeno 50 anni.

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