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Meloni dice falsità su lavoro, pensioni e immigrazione: la conferenza stampa è una lunga lista di bugie

In più di tre ore di conferenza stampa la premier Meloni, in fuga dalle responsabilità sul caso Paragon, cita dati volutamente sbagliati o parziali sull’occupazione, sulle pensioni e sull’immigrazione, nel tentativo di far apparire le carenze e gli errori del suo governo come una collezione di successi.
A cura di Redazione
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A cura di Annalisa Cangemi e Luca Pons

La conferenza stampa di inizio anno, uno dei pochissimi appuntamenti che Meloni concede ai giornalisti, è stata l'occasione per tracciare le priorità del governo per il 2026 e per fare un bilancio dell'anno che si è appena chiuso. Come spesso accade, anche in questo caso abbiamo rintracciato nelle risposte che Meloni ha fornito alla stampa alcune imprecisioni, errori che non sembrano dettati da sciatteria e superficialità, ma piuttosto dalla volontà di fare propaganda, spesso distorcendo i dati e presentando i fatti in modo edulcorato.

A proposito di pensioni, immigrazione, lavoro, e anche del caso Paragon, in diversi passaggi della conferenza stampa, durata più di tre ore, si possono rintracciare bufale, fake news che la premier ha sapientemente disseminato qua e là, nel tentativo di offrire agli elettori un'immagine del governo e del Paese di gran lunga migliore della realtà.

Sull'occupazione Meloni presenta i dati a metà

Cominciamo dal capitolo lavoro. La presidente del Consiglio già ieri in un post aveva rilanciato i dati Istat sull'occupazione, freschi di uscita. Anche oggi Meloni seleziona i numeri che più le fanno comodo, quelli che più sostengono la narrazione di un mercato del lavoro florido. "Il dato più significativo per me è l'occupazione, incoraggiante come quello sul potere d'acquisto, e come quello sulla crescita, che per me è uno dei focus principali di questo anno", ha detto oggi in conferenza stampa.

Il dato a cui si aggrappa Meloni è quello che mostra una riduzione della disoccupazione: a novembre 2025 il tasso di disoccupazione è sceso in effetti al 5,7%, il livello più basso dall'inizio delle serie storiche dell'Istituto partite nel 2004. Un record sicuramente importante, ma che bisogna leggere accanto ad altri due elementi che completano il quadro: il dato mensile sugli occupati (in totale a 24 milioni e 188mila persone) che diminuisce rispetto al mese precedente di 34mila unità; e la quota di inattivi, persone, in gran parte giovani e donne, che non lavorano e che non sono nemmeno in cerca, è arrivata al 33,5% popolazione in età lavorativa, pari a 12,4 milioni di persone.

Il calo di occupati riguarda principalmente donne, dipendenti a termine, lavoratori autonomi e fasce giovanili e intermedie d’età (15-24 e 35-49 anni), mentre cresce l’occupazione per i 25-34enni e resta sostanzialmente stabile per gli uomini, i dipendenti permanenti e chi ha almeno 50 anni. Di conseguenza il tasso di occupazione scende a 62,6% (-0,1 punti). Non proprio un successo.

Le deboli giustificazioni sull'aumento dell'età pensionabile

"Sento questo dibattito sull’aumento dell’età pensionabile, però le cose non stanno così. Noi abbiamo fatto esattamente il contrario". Ha esordito così, Giorgia Meloni, quando le hanno chiesto perché il suo governo abbia abbandonato l’idea di “superare” la legge Fornero sulle pensioni.

Dal 2027, l’età pensionabile crescerà di un mese. Nel 2028, altri due mesi in più. Questa è stata la giustificazione di Meloni: "In Italia esiste una legge che impone ogni tre anni di adeguare l’età pensionabile all’aspettativa di vita. In forza di quella legge, che esiste da prima della Fornero, se noi non fossimo intervenuti in legge di bilancio l’età pensionabile nel 2027 sarebbe aumentata di tre mesi. Noi abbiamo limitato questa previsione automatica, portando quei tre mesi a un mese. Abbiamo evitato un aumento dell’età pensionabile molto più consistente".

Andando in ordine: sì, c’è una legge che prevede di adeguare l’età pensionabile all’aspettativa di vita. È del 2010, varata dal governo Berlusconi, prima della riforma Fornero. E sì, stando alle norme attualmente in vigore nel 2027 l’età pensionabile avrebbe dovuto salire di tre mesi, invece salirà di un mese.

Detto questo, il governo non ha “evitato” l’aumento di tre mesi. L’ha solo rimandato al 2028. Dopo aver detto più volte che, invece, l’avrebbe cancellato. In generale, la promessa elettorale di “superare” la riforma Fornero è caduta completamente nel vuoto. Meloni si è difesa dicendo che “c’è una legge” che impone questo aumento: forse, dopo tre anni di governo e quattro leggi di bilancio, con una maggioranza che Meloni ha descritto come “una delle più solide in Europa”, il centrodestra quella legge avrebbe potuto cambiarla, volendo. Come aveva promesso di fare.

La premier ha concluso dicendo che non ci sono “altri provvedimenti particolari” in programma, al momento. Non ha aperto la porta alla possibilità di eliminare del tutto, entro il 2027, l’aumento dell’età pensionabile – come invece hanno fatto la Lega e il ministro dell’Economia Giorgetti. Resta da vedere se, nella prossima legge di bilancio (l’ultima prima delle elezioni), arriverà una mossa elettorale su questo tema.

Le giravolte e il vittimismo su Paragon

Uno dei temi su cui la premier Meloni si è scaldata di più, nel corso delle tre ore di conferenza stampa, è stato il caso Paragon. In apertura la presidente ha citato la questione, dicendo che una relazione del Copasir “ha escluso che Graphite, cioè il sistema fornito da Paragon, sia stato adoperato nei confronti di giornalisti”. Iniziamo subito: è vero, ma quella relazione è di sei mesi fa. Appena una settimana dopo la sua pubblicazione, un’analisi forense ha stabilito che Graphite è stato usato eccome per spiare giornalisti. In particolare Ciro Pellegrino, caporedattore di Fanpage.it.

È stata l’ultima domanda, fatta dal direttore di Fanpage Francesco Cancellato, a suscitare la reazione più forte in Meloni. Invece di spiegare con chiarezza cosa intende fare il governo per chiarire l’accaduto – a quasi un anno dall’inizio della vicenda – la presidente del Consiglio italiano si è lamentata che i suoi “fatti personali” siano finiti “su tutti i giornali”.

"Io non ho trovato la vita di altri scandagliata e buttata sui giornali – o i conti in banca spiati, o i fatti sul padre morto undici anni prima, o sulla situazione patrimoniale della madre, o le inchieste che ci sono sulle Sos. Ci ho visto le mie. Per cui si figuri se non capisco di cosa sta parlando”, ha detto. E ancora: “I fatti personali non di Cancellato, ma di Giorgia Meloni, sono finiti su tutti i giornali, quindi figuratevi se non sono solidale”.

È quasi inutile sottolineare che lo spionaggio ai danni di un giornalista, effettuato con uno strumento che può essere usato solo da governi e agenzie di intelligence, non è come un’inchiesta giornalistica sulla figura politica più potente del Paese. E che mescolare il tutto, ponendosi come la vittima della faccenda, è stato solo un altro modo per evitare di rispondere davvero alla domanda.

Meloni e il trucco delle percentuali sull'immigrazione illegale

La presidente del Consiglio ha raccontato un'altra bugia parlando del tema sicurezza, citando in particolare un dato sbagliato sull'immigrazione illegale. "Abbiamo diminuito di oltre il 60% gli arrivi degli immigrati illegali, che impattano sulla sicurezza in maniera significativa", sono state le sue parole. Ma da dove viene esattamente questa percentuale? La presidente del Consiglio sembra averla presa in prestito dal video pubblicato dal ministro dell'Interno Piantedosi, che qualche giorno fa, il 31 dicembre, ha snocciolato i dati correlati al contrasto dell'immigrazione illegale. Così come aveva fatto il titolare del Viminale, la capa del governo cita quella percentuale, come se fosse la dimostrazione del fatto che le politiche sul contenimento dell'immigrazione stanno portando risultati sostanziali.

Per capire quanto queste affermazioni di discostino dalla verità basta leggere le dichiarazioni di Piantedosi: "Gli sbarchi sono diminuiti in modo netto: -58% nel 2024 rispetto all'anno precedente, e lo stesso andamento si registra anche quest'anno. Un cambio di passo evidente rispetto agli anni degli arrivi incontrollati". Dunque, dove sta il trucco, l'artificio retorico? Il ministro ha cercato di far passare la riduzione del 58% come un "andamento", come una tendenza, lasciando intendere che lo stesso calo avvenuto nel 2024 si può osservare nel 2025. Ma non è così: ci sono stati 66.296 i migranti irregolari approdati via mare sulle coste italiane nel 2025, ma la riduzione rispetto al dato dell'anno precedente è appena dello 0,48%, non certo del 58%, come sembrano voler dire Piantedosi e Meloni.

Nel 2024 infatti di arrivi di migranti se ne sono registrati 66.617, con un calo rispetto al 2023 del 57,95% (allora gli approdi furono 157.651). A ben guardare quindi non c'è nessun "andamento", e se Meloni voleva sottolineare quel traguardo del 58% avrebbe dovuto per completezza specificare che si trattava di un dato vecchio, del 2024. Nell'ultimo anno invece il numero degli sbarchi si è mantenuto pressoché identico a quello dell'anno precedente, con una lievissima flessione. La premier se ne sarà accorta, oppure ha volutamente omesso di indicare la finestra temporale di riferimento di quel 60% di cui si è vantata oggi?

Dopo Crans-Montana Meloni vuole vietare le scintille nei locali al chiuso, ma si dimentica dei ministri del suo governo…

E per chiudere, Meloni si è doverosamente soffermata sulla tragedia di Capodanno di Crans-Montana, su cui l'avvocatura dello Stato "su mandato della presidenza del Consiglio si è messa in contatto per seguire le indagini con la procura elvetica e con la procura di Roma, che ha aperto a sua volta un fascicolo", ha spiegato la premier. In questo caso il peccato veniale di Meloni non è una vera e propria bugia, ma una piccola omissione.

Dopo aver promesso vicinanza e assistenza alla famiglie delle vittime, la premier ha assicurato che norme italiane sono più stringenti di quelle svizzere, per cui difficilmente potrebbe verificarsi nel nostro Paese una strage di portata simile a quella del locale Le Constellation. Nonostante questo la premier ha detto che il governo potrebbe decidere di vietare nei locali al chiuso "l'uso di scintillii sulle bottiglie che è un elemento che può essere pericoloso. Avendo imprenditori abilissimi io penso che possano trovare altri 1000 modi di festeggiare senza rischiare che un locale vada a fuoco. Ho letto qualche giorno fa di un piccolo incendio in un locale in Molise, quindi è una riflessione da fare insieme".

Meloni si riferisce all'utilizzo di bottiglie con scintille e fontane luminose, che probabilmente hanno in questo caso provocato le fiamme. L'idea di vietarle era venuta già alla ministra del Turismo Daniela Santanchè, che ospite della trasmissione "Dritto e rovescio" su Retequattro ha lanciato un appello, invitando a "smettere di usare gli scintillii al chiuso e di usare quelli a led".

"Lo dico a tutti coloro che in Italia si occupano di locali da ballo, di intrattenimento, di lounge bar: smettete di usare gli scintillii alle bottiglie al chiuso. Non c'è ancora una norma – aveva detto la ministra – però anche in segno di rispetto e di responsabilità, ci sono le bellissime scintille a led che non provocano incendi". Ma quello che Santanchè e la presidente del Consiglio fanno finta di non ricordare è che proprio al Twiga, locale di proprietà di Santanchè fino al 2022 (ha venduto la sua quota al compagno Dimitri Kunz e a Flavio Briatore per evitare conflitti di interesse) questo tipo di effetti pirotecnici si sono sempre utilizzati, anche nelle zone al chiuso.

Certo, nessuna legge lo impedisce e quelle bottiglie teoricamente sono consentite dalla legge, ma prima di richiamare gli imprenditori italiani, Santanchè dovrebbe rivolgere l'attenzione verso un locale che conosce molto bene, e che peraltro è stato frequentato in passato anche dalla stessa Meloni.

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