"Come promesso siamo qua. È un dovere che sento nei confronti del Paese, degli italiani e dei miei figli. Andare a testa alta per quello che ho fatto: la Costituzione prevede che la difesa della Patria sia un sacro dovere del cittadino e quindi da ministro, da uomo e da italiano combatto trafficanti di esseri umani e scafisti, difendo i confini e la sicurezza, l'orgoglio, la dignità del mio Paese, proteggo gli italiani e i tanti immigrati regolari presenti in Italia": così Matteo Salvini si è rivolto ai giornalisti da palazzo Madama, nel mezzo degli interventi in previsione del voto in Senato sul caso Gregoretti. Oggi infatti l'Aula è chiamata a decidere definitivamente se mandare o meno a processo il leader della Lega, accusato dal tribunale dei ministri di Catania di sequestro di persona per aver trattenuto per quasi sei giorni 131 migranti a bordo della nave militare Gregoretti.

Salvini afferma che la decisione di andare a processo sarebbe stata presa di sua spontanea volontà: "Non era mio diritto ma mio dovere. E siccome sono stufo di essere seguito, calunniato e minacciato da mesi da parte della sinistra ho scelto io contro mio interesse e convenienza e contro il mio quieto vivere di andare in tribunale". L'ex ministro, che qualche giorno fa si era descritto come Donald Trump, vittima di giudici politicizzati, ora afferma: "Confidando nella terzietà della magistratura perché ritengo che quello che ho fatto sia stato nell'esclusivo interesse del popolo italiano, dei miei figli, degli immigrati regolari in Italia. Sono orgoglioso di aver salvato migliaia di vite umane, perché ricordo che quelli prima di me, con la politica dei porti aperti, hanno trasformato il Mediterraneo in una tomba con 15mila morti".

Il segretario del Carroccio ha quindi rivendicato i meriti del suo operato: "Abbiamo salvato vite, riportato ordine e sicurezza. L'Italia è tornata protagonista in Europa: se per questo devo essere processato lo farò a testa alta. E mi spiace che qualcuno a sinistra cerchi ancora in Italia e nel resto del mondo di eliminare per via giudiziaria gli interessi politici. Siamo antropologicamente e culturalmente diversi: io mai nella vita chiederò che siano i giudici a giudicare Renzi, Conte, Di Maio, Zingaretti. Il giudizio che conta è quello del popolo: confido nel fatto che la magistratura italiana sia sana, indipendente e libera. Quando ci sarà il processo porterò quello che ho fatto come motivo di orgoglio e non certamente come un reato, in modo che i miei figli sappiano che il loro papà ha fatto il suo lavoro, il suo dovere e non è un sequestratore. A differenza di altri che scappano io non scappo e attendo il giudizio prima del tribunale e poi del popolo quando si voterà".