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Il discorso di Papa Leone in Terra dei Fuochi: “Qui a raccogliere le lacrime”. Il vescovo Di Donna: “Peccato che grida vendetta”

È la prima volta che un Papa visita quei territori tra Napoli e Caserta: realizza un desiderio di Francesco, che voleva andarci nel 2020 ma non poté per la pandemia.
A cura di Cir. Pel.
Papa Leone XIV ad Acerra, nella Cattedrale di Santa Maria Assunta
Papa Leone XIV ad Acerra, nella Cattedrale di Santa Maria Assunta

«Convertitevi, cambiate strada, perché il vostro non è soltanto un reato ma è un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio». Le parole, rivolte a chi ha avvelenato la Campania, sono del vescovo di Acerra Antonio Di Donna nel discorso che ha accolto questa mattina Leone XIV nella Cattedrale di Santa Maria Assunta. Davanti al Papa, ai familiari delle vittime e ad alcuni ragazzi attualmente in cura, il presule ha messo in fila numeri e responsabilità di una tragedia lunga decenni: «Negli ultimi 30 anni solo ad Acerra sono morti 150 tra ragazzi e giovani, senza contare gli adulti e senza contare le altre zone della Terra dei Fuochi». Di Donna non ha lasciato spazio a reticenze sul punto più controverso, il legame tra contaminazione e malattia. «Noi crediamo che ci sia un rapporto tra inquinamento ambientale e l'insorgere di patologie tumorali. Per diversi anni molti lo hanno negato», ha detto, ricordando come l'Istituto Superiore di Sanità, in un monitoraggio commissionato dalla Procura di Napoli Nord sui bambini morti di tumore, abbia riconosciuto «un nesso di causalità tra l'inquinamento e l'alto tasso di mortalità infantile».

Il vescovo ha parlato di un debito di verità verso le famiglie, che hanno «vissuto una via Crucis». Una verità che ha un nome e un volto: «Qui c'è stato chi ha avvelenato, chi ha taciuto, chi ha lasciato fare, e i "nuovi mercanti" che hanno guadagnato». Particolarmente grave, ha ricordato, il fatto che «per 16 anni è stato mantenuto il segreto di Stato sulle dichiarazioni dei pentiti di camorra che confessavano gli interramenti». Non solo un dramma locale: il presule ha allargato lo sguardo al resto del Paese, citando i 51 Siti di Interesse Nazionale altamente inquinati indicati dal ministero dell'Ambiente, da Casale Monferrato a Marghera, da Taranto a Crotone. «In Italia ci sono tante terre dei fuochi», ha aggiunto a braccio, con il timore che i veleni un tempo dirottati in Campania stiano ora «facendo il viaggio verso la Puglia». Non sono mancati i riconoscimenti: la strategia degli ultimi anni, ha osservato, «va valutata in modo positivo», a partire dalla nomina del commissario unico per le bonifiche, il generale Vadalà.

Le parole di Papa Leone XIV ad Acerra: qui concentrato di oscuri interessi

A questo quadro ha risposto con decisione Leone XIV, raccogliendo l'eredità spirituale e civile lasciata sospesa dal suo predecessore, l'amato pontefice Francesco. «Sono venuto anzitutto a raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care, uccise dall'inquinamento ambientale procurato da persone e organizzazioni senza scrupoli, che per troppo tempo hanno potuto agire impunemente». La visita cade alla vigilia dell'undicesimo anniversario della Laudato sì, l'enciclica sulla cura della casa comune, e realizza un desiderio rimasto incompiuto: Bergoglio avrebbe voluto venire ad Acerra il 24 maggio 2020, ma la visita, già annunciata, saltò per la pandemia. «Oggi vogliamo realizzare il suo desiderio», ha detto Leone.

L'analisi del Pontefice ha nominato le responsabilità senza eufemismi: il grido della creazione e dei poveri, ha spiegato, è stato avvertito in questa terra «più drammaticamente, a causa di un concentrato mortale di oscuri interessi e indifferenza al bene comune, che ha avvelenato l'ambiente naturale e sociale. È un grido che chiede conversione». Riprendendo l'immagine biblica della distesa di ossa inaridite, il Papa ha contrapposto il passato e il presente di questi luoghi: «Anche questa terra anticamente era chiamata Campania felix, capace di incantare per la sua fecondità, come un inno alla vita. Eppure, ecco la morte, della terra e degli uomini». Di fronte a tutto questo, due strade: «L'indifferenza o la responsabilità. Voi avete scelto la responsabilità».

Infine il ringraziamento a chi ha resistito, «specialmente una Chiesa che ha saputo osare la denuncia e la profezia» – un omaggio implicito allo stesso Di Donna e alle "madri coraggio" del territorio – e l'esortazione finale: «Siate testimoni di questa "ostinata resistenza" che diventa rinascita, là dove il Vangelo illumina e trasforma la vita». Poi il trasferimento in piazza Calipari, per l'incontro con sindaci e fedeli dei comuni della Terra dei Fuochi: dal dolore custodito in cattedrale alla responsabilità pubblica della piazza.

Monsignor Antonio Di Donna, Vescovo di Acerra e Presidente della Conferenza Episcopale Campana
Monsignor Antonio Di Donna, Vescovo di Acerra e Presidente della Conferenza Episcopale Campana
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