La mappa dei tumori in Campania: la prostata supera il polmone, tra le donne il carcinoma al seno resta primo

Registro Tumori della Regione Campania, diffuso l'aggiornamento dell'incidenza e della mortalità oncologica relativo al biennio 2022/2023, insieme alla riarticolazione dei dati per periodi, ASL e distretti sanitari di residenza. È il primo blocco di dati che fotografa il periodo immediatamente successivo alla fase pandemica, e va letto in continuità con il "Report anno 2025" pubblicato un anno prima, che invece consolida l'intera serie 2017-2021 con i trend di lungo periodo e le proiezioni.
Insieme, i due documenti restituiscono il ritratto epidemiologico più aggiornato di una regione di 5,6 milioni di abitanti, costruito su una rete di sette registri territoriali, uno per ognuna delle sei Aziende sanitarie locali campane, più il Registro Tumori Infantile dell'Azienda Santobono-Pausilipon. «Disporre di dati aggiornati e certificati è essenziale per costruire politiche sanitarie efficaci» ha dichiarato il presidente della Regione Campania Roberto Fico che è anche responsabile della sanità, avendo tenuto la delega, definendo il registro «uno strumento strategico di conoscenza e trasparenza».
Prima di analizzare i numeri, due parole sul metodo. Confrontare la salute di due territori non è semplice: una zona con molti anziani avrà più malati di una zona giovane, ma solo perché certe malattie arrivano con l'età. Per evitare questo inganno, gli studiosi "ripuliscono" i dati dall'effetto dell'età, così da confrontare le aree come se avessero tutte la stessa popolazione. Il risultato è un tasso ogni 100.000 abitanti (in sigla ASR, tasso standardizzato per età). Gli altri due indicatori dicono invece quanto un territorio si discosta dalla media regionale, per i nuovi casi (SIR) e per i decessi (SMR). Funzionano come un termometro tarato su 1: il valore 1 significa «in linea con la media», sopra 1 segnala un eccesso, sotto 1 un dato più basso del previsto.
I tumori più diffusi: il sorpasso della prostata sul polmone
Nel biennio 2022/2023 il quadro dell'incidenza maschile registra un cambiamento storico: il tumore della prostata diventa il primo in assoluto, con un ASR di 114,2, superando il polmone, che scende a 103,4 ed è in riduzione costante nel tempo. Seguono il colon-retto (81,6), i tumori maligni della vescica (49,7) e il fegato (23,7), anch'esso in calo strutturale. Il sorpasso, già anticipato come proiezione nel report dell'anno precedente, è dunque confermato dai dati osservati e allinea la Campania al profilo nazionale.
Tra le donne la gerarchia resta più stabile ma con un segnale di allarme. Il tumore della mammella domina con un ASR di 140,9, distanziando nettamente tutto il resto. Al secondo posto il colon-retto (51,6), al terzo il polmone (42,5): quest'ultimo, a differenza degli uomini, mostra un andamento in costante aumento, una tendenza che gli epidemiologi collegano alla diffusione del fumo nelle generazioni femminili più recenti. Chiudono il tumore alla tiroide (28,5) e il cancro al corpo dell'utero (23,3).
Dove si muore di più, e di cosa
La mortalità oncologica, che il registro definisce «l'indicatore reale dell'efficienza di un sistema sanitario regionale in ambito oncologico», disegna una geografia interna netta. Due ASL presentano in entrambi i sessi un eccesso di decessi rispetto a quelli attesi su base regionale: l'ASL Napoli 1 Centro (SMR maschi 1,14; femmine 1,21) e l'ASL Napoli 2 Nord (SMR maschi 1,19; femmine 1,18). L'ASL Caserta registra un eccesso significativo solo nei maschi (1,09). Entrando nello specifico dei territori i medici di base individuano ovviamente incremento di malattie oncologiche nella cosiddetta Terra dei Fuochi, l'area tra Napoli Nord e parte del Casertano, in cui per decenni ci sono stati sversamenti abusivi di rifiuti sottoterra.
Quanto alle cause di morte per cancro, negli uomini i primi cinque tumori per mortalità sono polmone (ASR 80,2), colon-retto (32,2), prostata (27,8), vescica (23,1) e fegato (18,2). Nelle donne l'ordine è mammella (28,6), polmone (27,8) – i due valori sono ormai praticamente appaiati -, colon-retto (19,4), pancreas (11,8) e fegato (7,6).
Dove si muore di meno in Campania
Sul fronte opposto, tre territori mostrano una mortalità per il complesso dei tumori (esclusa la cute non melanoma) significativamente inferiore alla media regionale in entrambi i generi: le ASL di Avellino, Benevento e Salerno. È un divario che ricalca quello dell'incidenza – le stesse tre province registrano anche un SIR inferiore a 1 – e che il registro non spiega con un singolo fattore, rimandando al peso combinato di tempestività della diagnosi, organizzazione dei percorsi assistenziali, accesso alle cure e grado di deprivazione socio-economica delle popolazioni.
Le patologie in crescita sul territorio campano
L'analisi dei trend di lungo periodo, basata sulla variazione annua percentuale (si chiama APC, ed è un indicatore statistico utilizzato per misurare il tasso medio di crescita o diminuzione di un fenomeno in un arco di tempo specifico) calcolata sul periodo 2010-2019, individua alcune dinamiche significative. Comuni a entrambi i sessi sono l'aumento dei melanomi della cute, del tumore del rene e della tiroide. Negli uomini crescono in modo statisticamente significativo anche pancreas e testicolo.
Nelle donne il ventaglio di patologie in incremento è più ampio: oltre al complesso dei tumori (escluso cute non melanoma), salgono distretto testa-collo (laringe inclusa), colon-retto, polmone, mammella, vescica e linfoma di Hodgkin. Sul caso specifico della tiroide il registro avanza una lettura prudente: a fronte di un'incidenza in aumento in entrambi i sessi, la mortalità è in calo. Un disallineamento osservato anche in altre aree italiane, «possibile indicatore di una situazione di overdiagnosis con un conseguente possibile effetto di overtreatment» – cioè diagnosi e trattamenti di forme che non avrebbero inciso sulla salute del paziente.
Il fattore amianto: i mesoteliomi nel Napoletano
Un capitolo a parte riguarda il cancro causato dall'esposizione all'amianto, ovvero i mesoteliomi, tumori a elevatissima frazione causale occupazionale, «veri traccianti delle lavorazioni con fibre di asbesto» con tempi di latenza che possono arrivare a quarant'anni. Nel biennio 2022/2023 gli eccessi significativi rispetto alla media regionale si concentrano in due aree: l'ASL Napoli 1 Centro nelle donne (SIR 2,23) e l'ASL Napoli 3 Sud nei maschi (SIR 2,14). Sono numeri che fotografano un'eredità industriale di decenni fa e che continueranno a manifestarsi negli anni a venire.
L'ombra lunga del Covid sulle diagnosi
Il dato metodologicamente più delicato è l'effetto della pandemia. Negli anni 2020-2021 la Campania, come il resto del mondo, ha visto un crollo delle nuove diagnosi di cancro, dovuto non a una reale riduzione della malattia ma al blocco delle attività sanitarie e degli screening organizzati. Il registro avverte che questa sotto-diagnosi è stata disomogenea per area e per sede, più marcata per i tumori a lenta progressione e per quelli soggetti a screening.
Il biennio 2022/2023, primo periodo post-pandemico, mostra infatti scostamenti eterogenei tra le ASL: alcuni coerenti con i trend in corso (calo del polmone maschile, dei tumori epatici, aumento di pancreas e melanomi), altri no, riconducibili a un ritorno a regime non uniforme dell'attività diagnostica sul territorio. L'avvertimento degli esperti resta quello del report precedente: nei prossimi anni è atteso un «verosimile aumento delle diagnosi, con particolare attenzione allo stadio di presentazione delle neoplasie», il rischio, cioè, di intercettare tumori in fase più avanzata.
Pochi tumori, metà del carico: l'argomento della prevenzione
Le stime per il 2025 contenute nel report consolidato offrono l'argomento forse più rilevante per la programmazione sanitaria. Le prime tre patologie per ciascun genere assorbono da sole quasi la metà dell'intero carico oncologico regionale: il 45% negli uomini (prostata, polmone, colon-retto) e il 47% nelle donne (mammella, colon-retto, polmone). In cifre assolute, il report stimava per il 2025 circa 3.024 nuovi casi di tumore della prostata, 2.843 di polmone e 2.393 di colon-retto tra i maschi; e 4.678 di mammella, 1.871 di colon-retto e 1.399 di polmone tra le femmine. La conclusione del registro è esplicita: concentrare prevenzione primaria, screening e percorsi diagnostico-terapeutici su sole quattro sedi – prostata, polmone, seno e colon-retto – risponderebbe a circa metà del fabbisogno oncologico regionale.
Bambini e adolescenti: leucemie, sopravvivenza in crescita, l'anomalia tiroidea
La sezione pediatrica, aggiornata al decennio 2014-2023, conta 2.385 nuove diagnosi di tumore maligno tra i residenti under 20: 1.328 nella fascia 0-14 anni e 1.057 tra i 15 e i 19. Nei bambini l'incidenza è massima nel primo anno di vita, per i tumori embrionali, e la diagnosi più frequente è la leucemia (35%), seguita da tumori del sistema nervoso centrale e linfomi (13% ciascuno). Per ASL, il tasso più alto si registra nel Casertano (170 casi per milione), il più basso nel Beneventano (133).
Tra gli adolescenti l'incidenza sale (323 casi per milione nei maschi, 320 nelle femmine) e qui la Campania supera il dato nazionale (321 contro 294), una differenza attribuita quasi interamente ai tumori epiteliali – 109 casi per milione contro gli 84 italiani – e in particolare ai carcinomi tiroidei, forme a ottima prognosi.
Il dato che il registro sottolinea come positivo è la prognosi: nei bambini la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è dell'83% (88% per le leucemie, oltre il 90% per linfomi, retinoblastomi e tumori a cellule germinali), mentre restano critici i tumori del sistema nervoso centrale (53%) e i sarcomi dell'osso (73%). Tra gli adolescenti la sopravvivenza è dell'86% nei maschi e del 92% nelle femmine, con i tumori del sistema nervoso centrale ancora come diagnosi a prognosi peggiore (43%).