Sulla riapertura delle scuole di ogni ordine e grado (tranne in zona rossa) non sono tutti d'accordo. Alcuni sindacati, dirigenti scolastici e governatori hanno espresso diversi dubbi sui rischi e le conseguenze di una riapertura generalizzata. Al di là della paura di un nuovo aumento dei contagi, ci sono anche molte difficoltà organizzative: per tornare al 100% in presenza, rispettando però le distanze di sicurezza nelle classi, c'è infatti bisogno di nuovi spazi e rimane poi il nodo della capienza ridotta per i trasporti. C'è poi la questione del monitoraggio dell'infezione nelle scuole: si parla dell'ipotesi di test salivari di settimana in settimana per gli studenti, in modo da circoscrivere subito nuovi focolai, ma questa non è facilmente percorribile.

Mario Draghi, però, non sembra essere disposto a fare marcia indietro. Le preoccupazioni però non mancano. Si fa allora strada anche un'altra ipotesi, in linea con l'intera strategia del governo sulle riaperture: puntare tutto sulle attività all'aperto, dove sappiamo che il rischio di contagio è minore. Si pensa quindi alle lezioni outdoor, utilizzando gli spazi all'aria aperta. Ma anche questa strada non è così semplice da percorrere.

L'allarme delle Regioni sul trasporto scolastico

Insomma, ci sono ancora tanti punti interrogativi sulla riapertura delle scuole. Oltre alla mancanza degli spazi necessari, sul ritorno in classe al 100% pesa anche la questione trasporti in cui la capienza massima consentita rimane al 50%. "Bisogna mettere mano alla questione dei trasporti e della scuola: abbiamo i mezzi pronti per il 50% di frequenza. Andando al 100% dobbiamo raddoppiare la dotazione, ma non ci sono i mezzi. Non ci sono proprio i mezzi sul mercato, perché per legge la capienza è ridotta. Spero che il governo ci ripensi", ha detto il governatore del Veneto, Luca Zaia, che oggi porterà la questione al tavolo tra Regioni e governo.

A una didattica in presenza al 100%, in altre parole, non potendo aumentare la capienza sui trasporti, deve corrispondere un raddoppio dei mezzi. "Non si può far niente in questa fase, le soluzioni non sono molte: o si prevedono ingressi scaglionati, con le difficoltà del caso, o si riduce la presenza in classe o la si rende facoltativa con un sistema misto".

Sulla stessa linea anche il governatore del Friuli Venezia Giulia e presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga: "La riapertura delle scuole al cento per cento è la scelta che mi preoccupa di più". E ancora: "Importante è che poi non si dia la responsabilità agli enti locali: ne discutevamo oggi con Anci e Upi: per avere un autobus serve più di un anno, si possono utilizzare bus turistici ma non nelle aree urbane. Mi auguro che il Governo avendo preso questa scelta proponga anche le soluzioni".

Cosa ne pensano i sindacati

Le parti sociali, dal canto loro, hanno fatto notare che la scelta di riaprire tutte le scuole nelle zone gialle e arancioni sia stata una decisione meramente politica, a cui però non fanno seguito delle condizioni di sicurezza tali da giustificarla. I sindacati hanno poi insistito che le scuole dovrebbero riaprire solo nel momento in cui è stato vaccinato interamente il personale scolastico e sono stati rinnovati i protocolli di sicurezza. "Noi abbiamo sempre sostenuto il ritorno in presenza, abbiamo però chiesto che ci siano delle garanzie di programmazione", ha aggiunto Maddalena Gissi, segretaria generale di Cisl Scuola, in un'intervista con Fanpage.it.