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L’ultimo processo alle Br, le difese: “Curcio e Moretti da assolvere, Azzolini prescritto”

Ultime battute al processo per la morte dell’appuntato Giovanni D’Alfonso. Le difese respingono gli ergastoli per i leader storici e chiedono chiarezza sulla morte di Margherita Cagol. Per Azzolini, il brigatista fuggito dalla Spiotta, il suo avvocato chiede la prescrizione. Il messaggio di Azzolini: “Rispetto per Giovanni D’Alfonso, vittima coraggiosa”
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Assoluzione per Renato Curcio e Mario Moretti, prescrizione per Lauro Azzolini: queste le conclusioni delle difese dei tre ex brigatisti, imputati nel processo per l'omicidio dell'appuntato Giovanni D'Alfonso, ferito mortalmente il 5 giugno 1975 a Cascina Spiotta.

Nel conflitto a fuoco tra Brigate Rosse e carabinieri perse la vita anche Mara Cagol, fondatrice delle Br e moglie di Curcio. Nel cascinale del Monferrato le Br avevano nascosto Vittorio Vallarino Gancia, l'imprenditore degli spumanti sequestrato il giorno prima.

Nell'udienza del 19 giugno, i pubblici ministeri di Torino Emilio Gatti e Ciro Santoriello avevano chiesto l'ergastolo per Curcio e Moretti, fondatori delle Brigate Rosse, e 21 anni per Azzolini.

Curcio e Moretti sono imputati per concorso morale: avrebbero deciso il sequestro Gancia e dato disposizione perché si sparasse ai carabinieri. Azzolini prese invece materialmente parte al sequestro e poi alla sparatoria costata la vita a D'Alfonso e ha ammesso la sua presenza alla Spiotta a inizio processo.

La difesa di Azzolini: "Non è un processo normale"

Prescrizione con prevalenza delle attenuanti o non luogo a procedere: sono queste le conclusioni dell'avvocato Davide Steccanella per il suo assistito Lauro Azzolini. Davanti alla Corte d'Assise di Alessandria, Steccanella ha sottolineato la straordinarietà del periodo storico nel quale l'omicidio D'Alfonso è avvenuto, anni di grande violenza politica.

"Non stiamo parlando di un processo normale" ha affermato Steccanella, rispondendo al pubblico ministero Ciro Santoriello che, nella requisitoria della settimana scorsa, aveva definito il processo in corso come un qualsiasi processo per omicidio e non un processo alle Brigate Rosse.

Azzolini, ha continuato il suo difensore, "si è assunto la responsabilità, ha detto mi dispiace, non dovevano morire due persone”. Pensiero ripetuto anche oggi in un messaggio letto in aula dal suo difensore: "Giovanni D'Alfonso, uomo, vittima coraggiosa nello inseguire il suo dovere. Ad egli solo, il mio dovuto rispetto".

Il non doversi procedere, invece, è perché il procedimento a carico di Azzolini non sarebbe dovuto partire. L'ex brigatista era già stato prosciolto per lo stesso caso nel 1987. Sentenza persa a causa di un'alluvione.

Renato Curcio e Mario Moretti "non hanno avuto un ruolo"

Per Vainer Burani, difensore di Curcio, l'ex brigatista "non ha ruoli in questa vicenda, per questo chiedo l'assoluzione". Curcio, ha continuato il suo legale, "non faceva parte della Colonna di Torino, in quel periodo era un super ricercato dopo l'evasione dal carcere".

Per i pubblici ministeri, invece, peserebbe la telefonata di Mara Cagol a Curcio, la mattina della sparatoria. Dopo l'arresto di Massimo Maraschi – il brigatista che avrebbe dovuto affiancare Cagol e Azzolini nella sorveglianza di Gancia –  la fondatrice delle Br telefona a Curcio che si trova a Milano.

"Curcio poteva dire ‘arrendetevi, cessate il sequestro' – ha sottolineato il pm Santoriello – e invece dice ‘ti mando qualcuno'".

Per Burani quella telefonata, raccontata da Curcio in un libro pubblicato negli anni Novanta, "non prova nulla. Erano comunque moglie e marito". Andavano invece approfondite, ha lamentato Burani, le modalità in cui perse la vita Mara Cagol. Secondo quanto scritto da Azzolini in un memoriale ritrovato nel 1976, la fondatrice delle Br era a terra, arresa e con le braccia alzate. Azzolini, in fuga dopo la sparatoria, disse di aver sentito dei colpi.

"Un'esecuzione", l'ha definita senza mezzi termini l'avvocato Francesco Romeo, difensore di Mario Moretti. Il legale ha sottolineato tutte le criticità dell'indagine fatta nel 1975 per la morte di D'Alfonso, "con armi e proiettili che spariscono dalla scena del crimine".  Che avrebbero impedito la ricerca della verità, sia per la morte di D'Alfonso che per quella di Cagol.

Venendo al suo assistito invece, per l'avvocato Romeo "non c'è un contributo di Moretti per l'omicidio, il sequestro lo decide Cagol e lo porta avanti la colonna di Torino, non c'è un'organizzazione strutturata come quella delle Br nel 1978″. "Quando Cagol parla con Curcio al telefono, da capo colonna non deve rispondere a nessuno".

"Non c'è un indizio a legare Moretti alle decisioni sul sequestro Gancia, a parte due parole scritte in un libro uscito vent'anni dopo i fatti" dove, ha sostenuto Romeo, si usa genericamente il pronome plurale parlando delle Brigate Rosse.

"Moretti va assolto", ha concluso il suo avvocato, "per non aver commesso il fatto" o in alternativa prescrizione per il concorso anomalo nel sequestro.

La sentenza è prevista per il 7 luglio.

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