Letizia-Moratti

Mettiamola così: è la seconda volta in pochi mesi che a chiedere di "moderare i toni" è Umberto Bossi. Quello, tanto per caprirci, del celodurismo, del vaffa come intercalare, dei fucili pronti, delle forche e dei simpatici appellativi a colleghi di Governo e rivali in Parlamento. Mettiamola così: quando anche la "buona dama milanese educata nel famoso Collegio delle Fanciulle" abbandona fair play e rispetto per la "dignità" delle persone, non si può continuare a parlare di episodi. Insomma, senza fare del banale moralismo e senza parlare di scandalo epocale eccetera, probabilmente è il momento per una seria riflessione.

Normalmente chi scrive è sempre stato abbastanza diffidente verso gli appelli al dialogo, alla moderazione, alla medietas, credendo che nella politica possa e debba esserci spazio anche per il confronto duro, finanche per lo scontro, purchè "reale, fondato e non strumentale". Proprio in tal senso, però non possiamo limitarci a registrare passivamente il fatto che, per dirla con le parole di Natalia Aspesi, "finanche lei, una Moratti nata Brichetto Arnaboldi, ricca di famiglia e di petrolio, benefattrice di San Patrignano, ex ministro sia pure mediocre dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ed ex presidente non luminoso della Rai, sia stata costretta ad a unirsi alla folla della bassa politica berlusconiana, ad usare quei dossier finti e menzogneri di cui devono essere pieni i cassetti del premier e del suo personale di servizio, a diventare un Sallusti, un Feltri, un Belpietro, addirittura uno Scilipoti, una Santanché, uno dei tanti innominabili che hanno tolto ogni dignità alla politica".

Pur tralasciando (o almeno provando a farlo) ogni giudizio di merito, ci piacerebbe davvero sapere cosa ha spinto il Sindaco di Milano, nel faccia a faccia televisivo prima delle comunali di Milano a scegliere, con un tempismo davvero vergognoso (e su questo non c'è dubbio, dal momento che era cosciente del fatto che il suo avversario non potesse replicare), di rivelare ai cittadini la "sconvolgente verità" su Pisapia. Un "colpo di teatro", una mossa che a ben guardare non ha alcun senso e che anzi, rischia di essere un vero e proprio boomerang. Cosa ha spinto gli spin doctors del "sindaco dell'expo" ad optare per una sorta di rivisitazione in chiave elettorale del "metodo Boffo"? Troppo semplice e probabilmente non veritiera l'ipotesi della "paura di perdere", del calo di consensi inevitabile e del tentativo (quantomeno grossolano) di spaventare gli indecisi e moderati elettori cittadini con lo spauracchio del "ladro – terrorista".

Certo, che si tratti di un'elezione cruciale per il futuro dell'intero centrodestra è ormai chiaro e, come vi abbiamo raccontato in questi giorni, la sola idea di doversi confrontare al ballottaggio, con altri 14 giorni di campagna elettorale influenzati per giunta dai risultati nelle altre grandi città, getta nel panico lo staff della Moratti e certamente ciò avrà influito nella valutazione della "strategia" messa in atto. Una scelta, criticata come dicevamo finanche da Bossi e sulla quale Berlusconi ha preferito glissare, che ha il copyright inconfondibile dei "falchi" berlusconiani, la cui linea è tornata prepotentemente in auge dopo gli arcinoti fatti seguenti alla crisi di Governo (con il fallimento dei tentativi di mediazione delle colombe e la decisione, rivelatasi vincente grazie ai "provvidenziali Responsabili di andare al muro contro muro con i finiani). Ma soprattutto siamo in presenza dell'ennesima testimonianza del compiuto e definitivo scivolamento della politica sul piano della più misera e tragicomica teatralità, con gli attori che reputano che una battuta, un colpo ad effetto, possa valere le simpatie del pubblico. Certo, nessuno si illudeva che decenni di spettacolarizzazione della politica potessero portare ad un modello diverso, ma forse non siamo solo in presenza di un "effetto collaterale" del berlusconismo. Quello su cui vale la pena interrogarsi è infatti il nostro "livello di dipendenza" rispetto a tutto questo, la nostra capacità di pensare un modo diverso di intendere la politica, lontano dalle risse e dalle barzellette, dagli scandali e dai "colpi di scena". Ecco, il punto è sempre quello in sostanza: Siamo in grado di andare oltre?