Lega, Salvini sminuisce il caso Vannacci: “Con lui chiariremo tutto, non c’è nessun problema”

di Marco Billeci e Luca Pons
C'è ancora spazio per ricucire la distanza tra Roberto Vannacci e la Lega, ora che il generale sembra sempre più vicino (ancora una volta) a lanciare un proprio partito? La linea di Matteo Salvini per ora è che non c'è niente da ricucire: il segretario del partito, davanti ai giornalisti, ha ostentato tranquillità e tentato a più riprese di cambiare argomento: "Ragazzi, è un problema solo vostro", ha commentato ai cronisti rispondendo a una domanda di Fanpage.it a margine della presentazione di un libro che raccoglie i discorsi di Roberto Maroni. "Ci vediamo, il problema non esiste, non esiste nessun problema. Se vi appassiona divertitevi, ma veramente…".
Un approccio conciliante che molti, nel suo stesso partito, non sembrano condividere. D'altra parte, da quando Vannacci è entrato nella Lega poco più di un anno e mezzo fa per le elezioni europee – ottenendo il suo unico vero successo politico finora, con le 500mila preferenze – il rapporto con il Carroccio è stato complicato. Adesso, non per la prima volta, sembra che l'ambizione del generale potrebbe spingerlo a fondare una forza politica autonoma, i cui contorni e le vere potenzialità restano da chiarire.
Vannacci ha depositato un simbolo e, quando intervistato, non ha smentito l'intenzione di creare un partito. Eppure secondo Matteo Salvini la questione non esiste o non ha importanza: "Fra decreto Sicurezza, ricostruzione, Olimpiadi, cantieri ferroviari, l'ultima delle mie preoccupazioni sono problemi e litigi. Ci vediamo con calma, chiariamo tutto, ma è un problema per i giornalisti, non per gli italiani e non per la Lega".
Pressato da Fanpage.it, il ministro ha deciso di nuovo di non andare allo scontro con il suo eurodeputato. "Ha depositato un simbolo? Ce ne sono tanti di loghi…In Lega c'è spazio per sensibilità diverse da che mondo è mondo", ha detto, nonostante sia proprio nella Lega che da tempo spuntano i malumori nei confronti del generale. "Parlavamo di Bossi, di Maroni che cominciò in Democrazia proletaria e fece il ministro dell'Interno, quindi c'è spazio per la sensibilità di tutti. Abbiamo voglia di costruire, di crescere, non di litigare".
E così Salvini ha ridotto tutte le polemiche, che pure ha alimentato Vannacci stesso, a qualcosa di quasi inventato: "Capisco che, per carità, i giornali debbano scrivere qualcosa. Però se mi chiedete su cosa è concentrata la Lega dal primo all'ultimo uomo, è il tema sicurezza, sono i decreti Sicurezza che abbiamo fretta che arrivino in Consiglio dei ministri e ci arrivino bene, ci arrivino in completo e senza pezzi mancanti". Quando il ministro ha lasciato i giornalisti, ha ignorato una domanda sul convegno organizzato da un deputato leghista (considerato in area ‘vannacciana') che si terrà domani alla Camera, e a cui parteciperà anche Casapound.
È stato decisamente più sibillino Giancarlo Giorgetti, altro nome pesante del governo e della Lega, che nel suo discorso ha parlato della politica come un "gioco degli scacchi: non si decide semplicemente per la prima conseguenza o anche semplicemente la seconda. La differenza tra uno molto bravo in politica e uno che è relativamente bravo è capire qual è la conseguenza quinta, sesta, settima delle tue decisioni".
Alla domanda sulla partita a scacchi tra la Lega e Vannacci, e chi la sta vincendo, il ministro si è tirato indietro con una battuta: "È una scienza, la partita a scacchi. Non è un gioco".