L'esito delle elezioni europee va oltre i cambiamenti nel Parlamento di Strasburgo, influendo nei rapporti di forza fra i gruppi politici che dominano le dinamiche nazionali. L'Istituto di ricerca Carlo Cattaneo ha preso in esame i risultati delle elezioni europee, stilando un'analisi intitolata "Chi ha vinto, chi ha perso", per indagare proprio i risvolti del voto nel nostro Paese, sottolineando come sia stato un vero e proprio test del favore cittadino. Per i partiti di governo ha rappresentato un "termometro per stimare il loro consenso tra gli elettori e soprattutto per misurare i reciproci rapporti di influenza" e il peso politico di ognuno; per l'opposizione invece si è trattato di una valutazione sulle loro posizioni, specialmente per il Partito democratico per cui è anche stato una prova per il nuovo leader, Nicola Zingaretti. Per comprendere al meglio i risultati, l'istituto Cattaneo ha quindi voluto confrontarli con quelli delle elezioni europee del 2014 e con quelli delle politiche delle scorso anno in un'analisi a cura di Pasquale Colloca e Marco Valbruzzi. Ecco cosa è emerso per i principali partiti.

Il boom della Lega: dai fortini nel Nord a egemone nazionale

Nel giro di cinque anni, dalle ultime elezioni europee, la Lega ha cambiato la sua natura, passando ad essere, da un riferimento per gli indipendentismi del Settentrione, al primo partito a livello nazionale. Infatti, in questi anni non solo il Carroccio ha aumentato il proprio consenso di quasi otto milioni di voti, andando da 1.686.556 del 2014 all'attuale risultato di 9.655.298, ma è anche il partito con la distribuzione di voti più omogenea sul territorio. La Lega è quindi uscita dai suoi fortini nel Nord per trasformarsi in una forza politica capace di incanalare il consenso del centrodestra a livello nazionale. Dalle ultime elezioni europee il partito di Matteo Salvini ha aumentato il proprio seguito del 27,9%: con riferimento alle politiche del 4 marzo 2018, è invece cresciuto del 15%.

Analizzando nello specifico le varie circoscrizioni si noterà subito come l'aumento maggiore di consensi si sia concentrato principalmente fra le regioni settentrionali, raggiungendo risultati per cui un elettore veneto su due oggi è vota Lega. L'incremento è meno forte al Sud e nelle Isole, ma si parla comunque di un più 20%. Anche in Campania, la regione dove la Lega ha ottenuto il consenso più debole, si parla comunque di oltre 400mila voti e di un consenso che è passato dallo 0,7% delle ultime europee al 19,2%.

Il M5S sconfitto, in un anno persa oltre la metà dell'elettorato

Il partito di Luigi Di Maio non solo ha ceduto all'alleato di governo il titolo di primo partito nazionale, che si era invece aggiudicato alle ultime politiche sfiorando il 33%, ma ha anche perso più della metà del suo elettorato dalle elezioni nel 2018, che in termini percentuali si traducono in -15,3%. In termini reali invece, ciò corrisponde a 5,4 milioni di voti in meno: dai 10,2 milioni delle politiche del 4 marzo ai 4,8 milioni ottenuti lo scorso 26 maggio. Si tratta del peggior risultato del Movimento 5 Stelle in una competizione di rango nazionale, specifica l'istituto Cattaneo, in cui non aveva mai registrato meno del 20%. Rispetto alle europee del 2014 il Movimento ha perso poco meno di un milione di voti.

Anche nel caso del M5S è importante l'analisi fatta a livello di circoscrizioni, in quanto attraverso questa diventa ancora più chiaro l'avanzamento del processo di "meridionalizzazione" cominciato qualche anno fa. Infatti "i saldi più negativi si registrano soprattutto al Nord e in misura inferiore al Centro", mentre si conferma la tenuta al Sud, sebbene anche qui i consensi siano in calo, in un risultato che accentua ulteriormente il divario interno al Paese, già emerso nelle scorse politiche.

L'incognita del bilancio del Partito democratico

La situazione del Partito democratico, sottolinea l'istituto, rimanda inevitabilmente ad un'altalena. A seconda che si prendano come riferimento i risultati del 2014 o quelli del 2018, la valutazione cambia. Se si pensa all'esito delle ultime europee, le elezioni che rappresentarono il maggior successo politico per l'ex segretario dem Matteo Renzi, che ottenne oltre il 40% dei voti, quello del 26 maggio non può che apparire come un fiasco. Il partito guidato da Nicola Zingaretti ha infatti perso più di 4.700.000 voti, cioè un 18% in meno di consensi. Il calo riguarda più o meno indistintamente tutte le regioni, a significare un dissenso generalizzato a livello nazionale per il gruppo politico.

Tuttavia, analizzando gli ultimi risultati del Pd a confronto con quelli dello scorso 4 marzo, il quadro è nettamente più positivo. Ad eccezione di Umbria e Valle d'Aosta, il Pd ha aumentato il proprio seguito in tutte le regioni, con un incremento che va oltre i 4 punti percentuali di media. Inoltre, al Sud il Pd guadagna circa 25 mila voti, mentre nelle isole aumenta i suoi consensi di oltre 6 punti percentuali. Secondo l'istituto, il dato rivela un importante margine di espansione per il centrosinistra in queste aree del Paese, dove probabilmente si assisterà ad un importante confronto fra il partito di Zingaretti e quello di Di Maio.

"Il Pd si trova così nel mezzo del suo percorso di ripresa elettorale e riorganizzazione partitica. Tra lo storico trionfo renziano di cinque anni fa e l’altrettanto storico tonfo del 2018, il risultato di questa tornata elettorale presenta alcuni elementi positivi, tra cui il sorpasso nei confronti del M5s e il mantenimento di un consenso superiore al 23-24% nelle regioni del Centro – Nord"  scrive il report dell'istituto Cattaneo.

Il centrodestra tra il tracollo di Forza Italia e la crescita di Fratelli d'Italia e le conclusioni del report

L'altro grande sconfitto dal 26 maggio è stato il partito di Silvio Berlusconi, che ha quasi dimezzato i suoi consensi. Rispetto a cinque anni fa, quando aveva ottenuto 4.600.000 voti, Forza Italia crolla dell'8%, non arrivando nemmeno ai 2 milioni e mezzo di voti, in una caduta di consensi abbastanza generalizzata a livello territoriale. Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni, invece, ha raggiunto domenica scorsa il migliore risultato mai registrato in una votazione nazionale, arrivando a 1,9 milioni di voti. Sia rispetto al 2014 che ad un anno fa, la crescita è netta: dalle ultime europee gli elettori sono quasi raddoppiati. L'aumento più accentuato si è verificato al Sud e nelle Isole.

Infine, dalla fotografia finale che emerge, l'analisi sottolinea come "il primo partito sia cambiato in tutte e tre le ultime tornate elettorali": alle europee del 2014 era il Pd, per poi passare al M5S nel 2018 e alla Lega ora. "Un dato che dimostra ancora una volta l’estrema volatilità dell’elettorato italiano e la disponibilità a cambiare il proprio comportamento di voto da un’elezione all’altra e da un leader all’altro", afferma il documento, per aggiungere come i segnali di maggiore "turbolenza e incertezza" arrivino dal Meridione. Questo non accade solo per l'aumento dell'astensionismo, ma proprio per "l'estrema mobilità nelle scelte di voto". È quindi al Sud che dovranno rivolgersi maggiormente i partiti, sia che aspirino radicarsi come partito nazionale (Lega), sia che vogliano recuperare i voti perduti negli ultimi anni (Pd) e sia che tentino di rimanere rilevanti nella scena politica del Paese (M5S).