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Conflitto Israelo-Palestinese

Israele-Palestina, la storia a tappe e le ragioni all’origine della guerra

La storia del conflitto tra Israele e Palestina si interseca con quella delle guerre arabo-israeliane, che hanno radici non solo religiose, ma anche politiche e sociali: ecco le mappe e le tappe storiche che spiegano come si sia arrivati all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.
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A cura di Annalisa Girardi
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Conflitto Israelo-Palestinese

Da oltre mezzo secolo quella di Israele e Palestina è una storia di conflitto – tanto religioso quanto politico – scontri e instabilità perenne. Dalla proclamazione dell'indipendenza di Israele nel 1948, all'indomani della fine della Seconda Guerra mondiale, il territorio della Palestina storica ha visto un susseguirsi di scontri tra il neonato Stato israeliano e i Paesi arabi confinanti, come Giordania ed Egitto. Dalla fine degli anni Sessanta Israele ha iniziato a espandersi verso i territori abitati dalla popolazione palestinese, costruendo insediamenti e controllando di fatto il territorio. Nella Striscia di Gaza ad esempio, dove vivono oltre due milioni di palestinesi, Israele controlla chiunque entra o esca dal territorio, così come tutte le merci e beni.

Dal 2007 Gaza è controllata da Hamas, l'organizzazione paramilitare islamista palestinese. L'attacco dello scorso 7 ottobre (nel cinquantesimo anniversario della guerra dello Yom Kippur), che ha innescato una nuova spirale di violenze, è qualcosa che non si era mai visto. I miliziani di Hamas sono entrati in territorio israeliano, mentre una pioggia di missili veniva lanciata dalla Striscia di Gaza, e hanno iniziato a uccidere indiscriminatamente soldati e civili. Le immagini circolate sui social sono durissime e drammatiche. Vere e proprie esecuzioni per strada; miliziani che si lanciano con il parapendio su un festival musicale nel deserto, sparando sulla folla e prendendo giovani in ostaggio; un carro militare che sfila per la città con sopra il corpo inerme di una ragazza. Alcune, le più cruente, abbiamo deciso di non mostrarvele.

L'incursione dei miliziani di Hamas in Israele dalla Striscia di Gaza
L'incursione dei miliziani di Hamas in Israele dalla Striscia di Gaza

Allo stesso modo, durissima e drammatica è stata la risposta del governo israeliano. Il premier Benjamin Netanyahu ha annunciato che il Paese è in guerra, mandando colonne di tank verso la striscia di Gaza. A 48 ore dall’attacco le Forze di Difesa Israeliane hanno annunciato di aver ripreso il controllo nel Sud del Paese, in tutte le comunità confinanti con la striscia di Gaza che erano state attaccate da Hamas.

Il bilancio da entrambe le parti è gravissimo. Nel momento in cui si scrive ci sono circa mille vittime tra i militari e civili israeliani. Altri 750 palestinesi sono morti sotto i bombardamenti lanciati da Tel Aviv sulla Striscia di Gaza. Questi numeri, però, sono destinati ad aumentare.

Le origini: la nascita dello Stato di Israele e l'occupazione della Palestina

Ma come si è arrivati a questo punto? Per comprendere il conflitto di oggi bisogna tornare indietro di oltre un secolo.

Alla fine della Prima Guerra mondiale l’impero ottomano si sgretola e inizia il mandato britannico sul territorio della Palestina storica. In quell’epoca il ministro degli Esteri inglese Arthur Balfour si dice favorevole alla creazione di uno Stato ebraico indipendente in questa regione. Già alla fine degli anni Trenta, mentre in Europa infuria la Seconda Guerra mondiale e moltissimi ebrei si ritrovano a fuggire dalle loro case, due organismi britannici – prima la commissione Peel e poi la commissione Woodhead, lavorano a un piano di ripartizione della Palestina: una zona araba, una ebraica e Gerusalemme sotto il controllo internazionale.

Arriviamo così al 1947. Il mandato britannico sulla Palestina sta giungendo al termine e le Nazioni Unite approvano una risoluzione per la ripartizione del territorio, in cui si sarebbero dovuti istituire uno stato arabo e uno ebraico. Il 14 maggio del 1948 lo Stato di Israele proclama la propria indipendenza.

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Subito una coalizione di Stati arabi, formata da Egitto, Siria, Libano, Iraq e Giordania, lo attacca. Respingendo gli eserciti arabi, il neonato Stato di Israele inizia a occupare i territori palestinesi. Inizia un vero e proprio esodo che costringe migliaia e migliaia di palestinesi a ripiegare in un territorio vicino al confine con l’Egitto e nell’area della cosiddetta West Bank, cioè la Cisgiordania. Questo esodo, nel mondo arabo, è conosciuto come nakba, un termine che letteralmente significa "catastrofe.

Nel 1967 però, dopo la guerra dei sei giorni tra Israele ed Egitto, anche questi territori vengono invasi. Nonostante una risoluzione dell’Onu che gli impone di ritirarsi, Israele inizia a costruire degli insediamenti, cacciando con la forza le persone dalle proprie case: è l’inizio di una durissima occupazione e di decenni di violenze.

L'esodo della popolazione palestinese tra il 1947 e 1948, dopo la creazione dello Stato di Israele e la prima guerra arabo-israeliana.
L'esodo della popolazione palestinese tra il 1947 e 1948, dopo la creazione dello Stato di Israele e la prima guerra arabo-israeliana.

I movimenti per la liberazione della Palestina e la prima Intifada

Nel 1973 scoppia la quarta guerra arabo-israeliana, la cosiddetta  guerra dello Yom Kippur, dopo l'attacco di una coalizione araba, composta principalmente da Egitto e Siria. La guerra non ha esiti risolutivi a livello territoriale, ma forse per la prima volta gli eserciti arabi riescono a mettere in difficoltà quello israeliano.

Tra gli anni Settanta e Ottanta i movimenti politici per la liberazione della Palestina iniziano a organizzarsi. Nasce la Olp, l’Organizzazione per la liberazione della Palestina, appunto, che dà voce alle istanze palestinesi e si batte per la fine dell’occupazione israeliana e per il pieno riconoscimento di uno Stato palestinese. Tra Gaza e la Cisgiordania prende vita una vera e propria sollevazione popolare: il 1987 è l’anno della prima Intifada, che in arabo significa “rivolta”.

La nascita di Hamas

Le manifestazioni e le proteste sono all’ordine del giorno. Circa 1900 palestinesi e 200 israeliani perdono la vita. E proprio in questo contesto nasce Hamas. Si tratta di un acronimo e in lingua araba sta per “movimento di resistenza islamico”. È un’organizzazione politica e paramilitare sunnita, che viene creata come braccio operativo dei Fratelli Musulmani (un’organizzazione internazionale islamista), per combattere Israele. Hamas, che negli anni ha rivendicato diversi attentati in cui hanno perso la vita migliaia di civili, non riconosce l’esistenza stessa dello Stato di Israele, che ha giurato di voler distruggere. Viene considerato un gruppo terrorista anche dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea e dal 2007 l’OLP e l’Autorità Nazionale Palestinese hanno tagliato ogni legame con Hamas.

Gli accordi di Oslo e l'ascesa di Netanyahu

L’ANP nasce negli anni Novanta. Dopo la prima Intifada la OLP concentra gli sforzi sulla ricerca di un accordo con le autorità israeliane per arrivare a una soluzione in cui i due Stati, quello arabo e quello ebraico, potessero convivere in pace. Sono i cosiddetti accordi di Oslo, che portano appunto alla creazione di un’amministrazione autonoma, l’Autorità nazionale palestinese, appunto. Il primo presidente è stato Yasser Arafat, che nel 1994 vince anche il Nobel per le pace.

L’ascesa sulla scena politica di Benjamin Netanyahu, l’attuale premier israeliano, cambia però le cose e fa saltare di fatto il processo di pace. Nel 2000 scoppia la Seconda Intifada, e gli scontri sono ancora più violenti. Quasi cinquemila palestinesi uccisi e un migliaio di israeliani morti. In Cisgiordania Israele inizia a costruire un vero e proprio muro per separare il suo territorio da quello abitato dai palestinesi, che rimangono comunque occupati. In questi, di fatto, si crea una vera e propria apartheid.

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Hamas prende il controllo della Striscia di Gaza

Arriviamo così al 2007, anno in cui Hamas prende il controllo de facto a Gaza. In risposta Israele rafforza il blocco, sorvegliando tutto ciò che entra ed esce dal territorio, sia per quanto riguarda beni e risorse che le persone; continuano gli attacchi aerei, teoricamente contro Hamas, ma che finiscono perennemente per colpire i civili. La Striscia di Gaza è lunga appena una quarantina di chilometri e larga dieci, ma è abitata da oltre due milioni di persone. È una delle aree più densamente popolate al mondo, in cui è impossibile distinguere tra gli obiettivi civili e quelli militari. Gaza diventa una prigione a cielo aperto.

Da quindici anni la vita nella Striscia è durissima. L’occupazione israeliana si è fatta sempre più violenta e Hamas strumentalizza la sofferenza della popolazione per presentarsi come l’unica vera e legittima resistenza contro Tel Aviv. Tra le due parti il dialogo sembra impossibile: la perenne tensione e instabilità ha portato all’escalation delle violenze e dello scontro armato almeno quattro volte in questi ultimi anni.

Tutte le volte a soffrirne le drammatiche conseguenze è stata in particolare la popolazione palestinese. Prima di sabato non si era mai visto un tale livello di combattimenti sul suolo israeliano.

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La data in cui Hamas ha sferrato l’attacco non è casuale. Sabato era il cinquantesimo anniversario della guerra di Yom Kippur, combattuta appunto nel 1973 da Israele contro una coalizione di Stati arabi. In una dichiarazione Hamas si è riferita all’attacco come “Alluvione Al-Aqsa”, dal nome di una  moschea a Gerusalemme, parte di un complesso di edifici sacro sia a musulmani che ebrei che cristiani, cioè il Monte del Tempio. Anche noto come la Spianate delle Moschee, negli anni è spesso stato teatro delle tensioni, e scontri tra i militari israeliani e i fedeli palestinesi. Hamas, lanciando l’attacco, ha detto di voler rispondere in questo modo alla “profanazione” del sito religioso.

I motivi del conflitto israelo-palestinese

Il conflitto però, non è solo religioso. È un conflitto politico regionale in cui gli interessi in campo vanno in realtà ben al di fuori del Medio Oriente. Secondo alcuni il brutale attacco di Hamas sarebbe un tentativo di far saltare l’accordo tra Arabia saudita e Israele, spinto dagli Stati Uniti affinché i due Paesi, entrambi alleati di Washington, normalizzino le relazioni tra loro. C’è anche chi punta il dito contro  un presunto coinvolgimento dell’Iran, alleato di Hamas, che avrebbe fornito armi e sostenuto l’attacco in chiave anti occidentale. Ad aumentare le tensioni nella regione è anche il coinvolgimento di Hezbollah, l’organizzazione paramilitare sciita libanese, che in queste ore ha aperto il fuoco contro Israele nel territorio di confine delle cosiddette Sheba Farms, originariamente controllato dalla Siria e poi occupato da Israele.

Cosa può succedere adesso

Decenni di tensioni e violenze potrebbero degenerare, con conseguenze drammatiche. Tutti i leader europei e occidentali, tra cui Giorgia Meloni, in questi giorni hanno telefonato a Netanyahu, portandogli tutto il loro sostegno e solidarietà e assicurando di riconoscere il diritto di Israele di difendersi dall’attacco subito.

All’interno del Paese non sono comunque mancate le critiche al premier. Il quotidiano israeliano Haaretz ha pubblicato un durissimo editoriale in cui lo ha accusato di essere il diretto responsabile dell’accaduto, avendo istituito un “governo di annessione ed esproprio” – il più a destra nella storia del Paese – che “ignora apertamente l’esistenza e i diritti dei palestinesi”. La precaria situazione potrebbe inoltre dare nuova linfa alle contestazioni di quest’estate, quando per settimane migliaia di israeliani sono scesi in piazza contro la riforma della giustizia del governo, che toglie alla Corte suprema la possibilità di contestare le decisioni del governo considerate “irragionevoli”.

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Netanyahu, da parte sua, ha annunciato una risposta durissima. Il ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, ha annunciato l'assedio completo di Gaza. L'elettricità è staccata, nella Striscia non entra né cibo né acqua: un vero e proprio crimine di guerra. È difficilissimo prevedere come evolverà la situazione. Ciò che è certo è che, ancora una volta, a soffrirne sarà la popolazione. Da entrambe le parti.

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