È il Corriere della Sera a riportare una proposta di legge piuttosto particolare avanzata dai deputati di Possibile Pippo Civati, Luca Pastorino e Andrea Maestri, finalizzata alla riduzione dell’Iva su assorbenti igienici, tamponi, coppe e spugne mestruali. Come ricordano i firmatari della proposta, al momento l’Iva su questi prodotti è al 22% e determina un costo piuttosto alto, che grava sui bilanci personali e familiari. Da qui l’idea di ridurla al 4%, un’aliquota minima e giudicata più equa.

L’idea è stata accolta con una certa sorpresa e non sono mancati i commenti sarcastici, ma non si tratta certamente di una novità. Se la questione è stata spesso discussa in altri Paesi europei, anche in Italia è possibile rintracciare un minimo di dibattito. C’è ad esempio, una petizione su Change.org che riprende una lettera inviata al ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan e alla consigliera per le Pari Opportunità Giovanna Martelli (e che sostanzialmente è alla base della proposta di legge), nella quale si chiede proprio di abbassare l’Iva sugli assorbenti dal 22 al 4 percento.

“Gli assorbenti dovrebbero entrare nella lista dei beni essenziali, che comprendono pane, pasta, riso, quotidiani e protesi dentarie”, si legge nel testo, in cui si nota anche come “mentre si può vivere senza un tablet, non è possibile, per chi ha le mestruazioni, fare a meno degli assorbenti per condurre una vita normale e in salute. Senza gli assorbenti, per poter gestire le mestruazioni in modo da partecipare senza problemi alla vita sociale, subiremmo conseguenze pesanti per la nostra salute sia fisica che mentale”.