“Proprio ora siamo entrati in acque territoriali italiane per cercare riparo dal vento e dalle onde”. Lo ha annunciato la Sea Eye, la Ong che sta conducendo l'operazione di salvataggio sulla Alan Kurdi, da giorni al largo della Sicilia orientale. “Nonostante la soluzione diplomatica per le restanti 88 persone salvate a bordo della Alan Kurdi – continua il tweet -, non ci è stato ancora assegnato un porto sicuro. Un altro capitolo buio per la fortezza Europa”.

Da ormai una settimana la Alan Kurdi, a bordo della quale si trovano 88 persone soccorse al largo delle coste libiche, è in attesa dell'assegnazione di un porto sicuro. “Il nostro equipaggio e le persone che abbiamo salvate sono state vittime di un violento attacco armato. Sono scoppiati a piangere nei giorni scorsi, nessuno si sarebbe aspettato un attacco simile in una missione di salvataggio”, spiega Gordon Isler, portavoce della Sea-Eye. Nella mattina di venerdì una 20enne è stata evacuata per ragioni sanitarie, mentre domenica era stata portata a terra una donna incinta. “Il governo italiano sta probabilmente aspettando, come nel caso della Sea Watch 3 o della nave Eleonore, che il capitano dichiari uno stato di emergenza per poi essere costretto ad entrare in porto senza autorizzazioni. Sebbene non siamo stati più insultati dai ministri italiani con il cambio di governo non ci sono stati reali segnali di cambiamento nei confronti delle Ong”,aggiunge Isler.

Ieri invece Malta ha concesso il porto sicuro alla Open Arms. Il governo de La Valletta ha accettato di accogliere le 15 persone che la nave dell'organizzazione umanitaria spagnola ha tratto in salvo tre a 45 miglia dalle coste libiche su un gommone che stava affondando e che nessuno aveva voluto soccorrere.