All’interno del Decreto fiscale che è al vaglio della commissione Finanza del Senato, sono stati presentati degli emendamenti che prevedono che le strutture turistico-balneari possano essere escluse dalla proprietà demaniale e vendute ai titolari della concessione. A trattare dell’argomento sono gli emendamenti n. 25.0.302 del senatore Carlo Martelli, prima Movimento 5 Stelle e ora Gruppo Misto, e il n. 25.0.370  del senatore Massimo Mallegni e di Maurizio Gasparri di Forza Italia.

Si è espresso in modo contrario, denunciandoli, Angelo Bonelli dei Verdi: “In questo modo gli stabilimenti balneari potranno essere venduti, considerando anche gli investimenti fatti negli anni dai titolari della concessione, ed essere così acquistati a prezzi di saldo”, ha commentato, spiegando che “gli emendamenti, che sono identici, prevedono ai sensi dell'art.35 del Codice della navigazione, la sdemanializzazione delle strutture turistiche ricettive e balneari che insistono sul demanio marittimo, applicando poi la procedura di vendita ai privati ai sensi dell'articolo 3 della legge 410/2011”. L’art.35 infatti, cita: “Le zone demaniali che dal capo del compartimento non siano ritenute utilizzabili per pubblici usi del mare sono escluse dal demanio marittimo con decreto del ministro per le comunicazioni di concerto con quello per le finanze”, e con le modifiche degli emendamenti si aggiunge: “Dopo la parola: ‘mare’ e prima delle parole ‘sono escluse’ , aggiungere le seguenti: ‘Nonché quelle occupate da pertinenze e costruzioni regolarmente assentite destinate ad attività turistico ricreative’ ".

Per questo motivo Bonelli ha lanciatoun appello ai senatori della commissione Finanze affinché boccino questi emendamenti, perché non si può fare cassa vendendo le spiagge degli italiani”. “Il 60% delle spiagge italiane sono cementificate e date in concessione a prezzi irrisori, e se questi emendamenti nelle prossime ore dovessero essere approvati, si concretizzerebbe la loro definitiva privatizzazione con ulteriori colate di cemento”, ha concluso. In Senato sono stati rinviati tutti gli emendamenti al Decreto fiscale che riguardano le concessioni demaniali marittime, tranne quello che annulla il calcolo dell'Imu sugli ombrelloni. Sul tema delle concessioni balneari e più in generale della Bolkestein però, il Governo ha deciso di rinviare ogni eventuale correttivo ad altro provvedimento specifico.

Al momento, le concessioni demaniali marittime sono a rinnovo automatico ogni sei anni, secondo il DL n. 400/1993, previa richiesta del concessionario. Nel 2020 però, anno in cui è prevista la loro scadenza, si potrebbe concludere il percorso aperto dalla direttiva Bolkenstein del 2006, mettendo all’asta la concessione delle spiagge e del demanio marittimo con l’attivazione di bandi di gara a cui potrebbero partecipare sia gli abituali gestori che nuove imprese per vincere la concessione. Questo, nonostante lo stesso Bolkestein abbia dichiarato di aver ideato la direttiva non in riferimento alle concessioni demaniali, che dovrebbero quindi essere escluse dalla direttiva sui servizi. Tutto ciò mantiene in bilico il destino di tutti gli imprenditori balneari, circa 30mila aziende in Italia.