La Corte costituzionale in Francia boccia il divieto di usare i social fino a 15 anni: cosa succede ora
È durata per meno di un mese e non è mai stata applicata la legge francese che aveva introdotto un limite di età di 15 anni per l'utilizzo dei social network. Oggi la Corte costituzionale, o meglio Consiglio costituzionale, ha bocciato l'articolo 1 della legge approvata il 21 luglio, su cui era stato chiamato a esprimersi da alcuni deputati della sinistra (questo significa che gli altri articoli della legge, tra cui quello che vieta l'uso dei cellulari nelle scuole superiori, restano in vigore). La sentenza indica diversi punti critici nel modo in cui la legge era stata formulata.
Si tratta di norme che "violano la libertà di espressione e di comunicazione" dei minori. Anche se lo scopo era "proteggere i minori più piccoli dai rischi posti da alcune caratteristiche dei servizi di social networking online, in particolare in termini di dipendenza, isolamento ed esposizione a pornografia, molestie o frodi", nella pratica il testo aveva parecchie lacune legali.
H2
Per prima cosa, il divieto era troppo ampio. Riguardava "qualsiasi piattaforma online che consenta agli utenti finali di connettersi e comunicare tra loro, condividere contenuti e scoprire altri utenti e contenuti", senza nessuna valutazione più specifica "sui pericoli che presenta o le protezioni che fornisce". E le eccezioni previste erano "limitate": praticamente solo Wikipedia e altre enciclopedie online, siti scientifici e piattaforme didattiche. I giudici suggeriscono che, se non altro, si sarebbero dovuto permettere l'uso di "servizi collaborativi per la condivisione di contenuti di svago, informazione o mutuo soccorso", o "giochi online con forti caratteristiche collaborative e sociali".
In più, tutti i minorenni sotto i 15 anni erano trattati allo stesso modo, senza valutazioni sulle differenze tra chi ha 14 anni e chi ne ha 6. I genitori non avevano la possibilità di intervenire, "debitamente informati dei potenziali rischi e delle garanzie offerti dai servizi in questione", per "doveri di legge, decidere di revocare il divieto, limitarne la portata o autorizzare l'accesso a determinati servizi". Tenendo conto dell'età del figlio, appunto, "del suo grado di maturità, della sua situazione familiare, nonché della natura del servizio in questione".
Infine, un nodo che sembrava difficile da sciogliere già prima che la legge venisse approvata. Per bloccare gli utenti sotto i 15 anni, tutti i social network dovrebbero verificare l'età di chi li usa, anche gli adulti. Ma la norma non forniva "le garanzie giuridiche necessarie", i limiti entro cui questa verifica poteva avvenire per tutelare la privacy.
H2
Le motivazioni del Consiglio costituzionale arriveranno a ottobre e permetteranno di entrare nel dettaglio della bocciatura, ma il governo dovrà muoversi ancor prima. Il presidente della Repubblica Emmanuel Macron ha già chiesto al premier Sébastien Lecornu di affrettarsi a scrivere un nuovo testo. La scadenza è chiara: una nuova legge deve essere approvata prima del 18 aprile 2027, quando ci sarà il primo turno delle elezioni presidenziali.
La legge per vietare l'uso dei social sotto i 15 anni era stata presentata lo scorso autunno e subito Macron l'aveva promossa come una norma "di civiltà". La Francia sarebbe stato il primo Paese europeo a introdurre un limite simile, seguendo il modello dell'Australia. Ci stanno lavorando anche Spagna e Regno Unito, mentre in Italia si sono ventilate delle ipotesi finora mai concretizzate.
A settembre avrebbe dovuto scattare il divieto per tutti gli under 15 di crearsi nuovi account. Nei mesi successivi, le piattaforme social avrebbero avuto l'incarico di eliminare gli account già esistenti che appartengono a minorenni sotto i 15 anni.
Questa tabella di marcia ormai è da buttare. L'esecutivo si metterà al lavoro per rispondere alle obiezioni sollevate dai giudici, che in alcuni casi sembrano piuttosto complesse da risolvere sul piano tecnico. A quel punto, l'Assemblea nazionale riceverà un nuovo testo e i macroniani proveranno a chiudere prima delle elezioni.