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Opinioni
30 Dicembre 2014
12:09

L’Italia esce dalla crisi: tirocinio a 450 euro al mese

Un tirocinio pagato una miseria sembra ad alcuni una grande conquista. Ma solo perché la situazione dei giovani è ormai disperata.
A cura di Michele Azzu
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Finalmente l’Italia ce l’ha fatta: il programma europeo Garanzia Giovani lanciato il 1 maggio 2014 per aiutare i giovani a trovare lavoro ha prodotto i suoi primi importanti risultati. 53 giovani sono rientrati in un tirocinio formativo di 450 euro al mese in una nota azienda di prodotti alimentari, con un fatturato importante. Un successo incredibile di questa iniziativa, che dà una scossa positiva al sistema italia.

Sono ovviamente ironico. Ma è il sito del Corriere a venderci così questa notizia. Ecco cosa scrive in riferimento a questi 53 tirocini da 450 euro al mese: “A volte funziona. Insolito a dirsi, almeno per Garanzia Giovani, il programma europeo lanciato lo scorso maggio per favorire l’occupazione giovanile degli under 29”. Una svolta che fa: “Segnare un segno più sul vorticoso andamento della Garanzia”.

Un entusiasmo che sembra davvero ingiustificato per dei tirocini da fame. Dove sarebbe la notizia positiva, la svolta, la novità? Cito ancora dal Corriere: “Tra le novità introdotte in Emilia, inoltre, spunta il diritto per il tirocinante di ricevere un’indennità mensile pari ad almeno 450 euro al mese, di cui il 70% sarà finanziata dalla Regione, che per la misura ha stanziato oltre 20 milioni di euro, e verrà corrisposta dall’Inps direttamente al ragazzi, mentre il restante 30% sarà a carico dell’impresa”.

La novità, dunque, sarebbe costituita proprio dal fatto che questo tirocinio è pagato. Eh già, perché nove volte su dieci i tirocini sono gratuiti. Mentre ora, ecco l’esorbitante cifra di 450 euro, che pagheremo al 70% con le nostre tasse e l’azienda mette il resto. Facendo due conti: il 30% di 450 euro sono 135 euro. Per 53 persone… fanno ben 7.155 euro al mese spesi dall’azienda per avere 53 giovani.

NUMERI E SOLDI. Il programma Garanzia Giovani è iniziato il 1 maggio 2014, finanziato per un miliardo e mezzo di euro da spalmarsi in sei anni (fino al 2020). 567 milioni li mette l’Unione Europea, 567 milioni il fondo sociale europeo, il restante 40% l’Italia. Di questi, 200 milioni sono sgravi fiscali destinati ai contratti di apprendistato, 200 milioni al servizio civile e 100 milioni per stage da 500 euro al mese. Ma a fronte di un impegno economico così consistente i risultati ad oggi sono scarsi: a fronte di 355.000 giovani iscritti in cerca di lavoro solo 4.919 sono i posti di lavoro attivi disponibili (con 27.094 offerte di lavoro complessive pubblicate dall’inizio).

Inoltre, il 72% di queste offerte sta al nord. Poi, bisogna anche guardare bene di che offerte di lavoro si parla. Perché tra queste offerte sono inclusi, appunto, tirocini e stage. Altri 5.500 posti sono nel buon vecchio servizio civile. Secondo un monitoraggio effettuato da Repubblica degli Stagisti e Adapt solo il 15% dei giovani che ha sostenuto il primo colloquio è stato ricontattato per andare avanti nella selezione.

ITALIA USCITA DALLA CRISI? Ma il problema della Garanzia Giovani non è certo questo tirocinio da 450 euro al mese. Il problema è che questo programma dell’Unione Europea sconta mancanze e criticità più volte evidenziate dalla stessa UE. È l’Eurofound (agenzia europea del lavoro) a dirci, basandosi sui dati raccolti dai programmi avviati in Finlandia e Svezia negli ultimi 20 anni, che la Garanzia Giovani ottiene risultati nell’immediato. Ma non è in grado di risolvere i problemi strutturali, né di intervenire sul nodo della formazione (centrale in Italia), né di influire sui disoccupati di lungo periodo. Lo stesso Laszlo Andor, commissario europeo all’occupazione ed affari sociali, ha affermato: “La Garanzia Giovani non può sostituire la macroeconomia”.

In Italia poi c’è tanto altro: la difficoltà dei centri per l’impiego che non funzionano, delle Regioni che attuano il programma in maniera diversa e indipendente fra loro, la scarsa chiarezza informativa, la poca partecipazione delle aziende. Quanto è stato fatto finora, insomma, non basta per risolvere il 43.4% di disoccupazione giovanile. Perché di questo parliamo, non di “Neet”, dato che una buona metà degli iscritti ha tra i 25 e i 29 anni di età. Fino a che non si porrà una pezza a questi problemi, ecco, un tirocinio da 450 euro continuerà a sembrare una grande conquista. Ma non lo è. È solo una paga da fame.

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Michele Azzu è un giornalista freelance che si occupa principalmente di lavoro, società e cultura. Scrive per L'Espresso e Fanpage.it. Ha collaborato per il Guardian. Nel 2010 ha fondato, assieme a Marco Nurra, il sito L'isola dei cassintegrati di cui è direttore. Nel 2011 ha vinto il premio di Google "Eretici Digitali" al Festival Internazionale del Giornalismo, nel 2012 il "Premio dello Zuccherificio" per il giornalismo d'inchiesta. Ha pubblicato Asinara Revolution (Bompiani, 2011), scritto insieme a Marco Nurra.
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