Flash mob a Milano per sostenere la legge sullo ius soli
in foto: Flash mob a Milano per sostenere la legge sullo ius soli

Si sa i bambini difficilmente hanno peli sulla lingua. Sono spesso e volentieri istintivi, con il rischio anche di ferire più facilmente. Ma si anche che i loro occhi difficilmente mentono e spesso la loro sincerità spiazza gli adulti. Ecco perché forse vale la pena fermarsi un attimo, prendersi qualche minuto e guardare un video dove sono i più piccoli a insegnare ai grandi, dove alcune espressioni e silenzi ci costringono a fare i conti con la realtà e il processo di mutamento culturale che stiamo vivendo. Girarsi dall'altra parte renderebbe forse le cose più facili, ma interrogarsi su inevitabili cambiamenti potrebbe aiutarci nell'affrontare paure, spesso inesistenti, e a evitare fenomeni sociali, quali bullismo e discriminazione in genere, segno di un'involuzione della società e non certo di una sua crescita e arricchimento.

Di cosa stiamo parlando? Dello ius soli, quel disegno di legge che in Italia sta facendo molto discutere. Approvato dalla Camera dei deputati, il testo sta ora aspettando il via libera dal Senato, ma rischia di rimanere nel cassetto vista la reticenza di varie forze politiche alla sua calendarizzazione. L'argomento al centro del dibattito è la modifica alla normativa vigente in materia di cittadinanza. Una scelta che l'Italia fatica a compiere, molto probabilmente perché lo collega al tema degli sbarchi e al flusso di migranti sul nostro territorio. Ma pur avendo punti di contatto con l'immigrazione, lo ius soli vuole regolarizzare altro: l'acquisizione della cittadinanza come diritto. Un processo che, inevitabilmente, comporterebbe anche dei doveri. Potrebbe passare il concetto che con lo ius soli sminuisca in un certo senso l'importanza della nostra cultura e della nostra identità ma la maturità che si richiede all'Italia è invece volta a dimostrare tutto il contrario. Forse proprio perché coscienti dell'importanza di avere radici e tradizioni si può pensare che sia giusto che ognuno abbia le proprie, che le custodisca in qualche modo e le senta proprie.

Qui abbiamo riassunto come lo ius soli trovi applicazione in altri Paesi, dalla Francia alla Germania, dal Regno Unito alla Spagna. In Italia fino ad ora vige lo ius sanguinis e stabilisce che sia da considerarsi di diritto cittadino italiano colui che abbia almeno un genitore con cittadinanza italiana. Il cambiamento che invece comporterebbe l'approvazione del disegno di legge sullo ius soli andrebbe a estendere il diritto alla cittadinanza: per le persone nate sul territorio italiano, da genitori stranieri, con almeno uno dei genitori in possesso di permesso di soggiorno di lungo periodo o permesso di soggiorno permanente; secondo lo ius culturae, per cui possono ottenere la cittadinanza gli stranieri minori nati in Italia, o che sono giunti nel nostro Paese entro il dodicesimo anno di età, che abbiano frequentato regolarmente per almeno 5 anni un percorso formativo sul territorio nazionale. Nel caso di corsi di istruzione primaria la frequenza deve essere "coronata" dalla promozione. In entrambi i casi, la cittadinanza si acquisterebbe per dichiarazione di volontà e quindi legata alla residenza legale sul territorio.

Nel video "come rispondono i bambini ai commenti razzisti contro lo ius soli" i bambini intervistati verosimilmente non sono minimamente a conoscenza delle varie sfaccettature del disegno di legge approvato dalla Camera. Quello che è certo però è che si sentono italiani anzi "vogliono essere soltanto come noi…uguali".

Sentirsi italiani

Al commento "cosa hanno da spartire costoro con l'italianità?" Tutti i bambini istintivamente rispondono di sentirsi italiani perché "io sono nata in Italia" o  perché "mi sento italiano: vivo qui, ho una casa qui, ho degli amici qui, sono nato qui". E se l'accusa è quella di "sono immigrati che non accettano la nostra costituzione, non sanno i nostri usi e costumi e non conoscono la nostra storia" la risposta è immediata " Andiamo a scuola infatti per imparare". Per qualcun altro ancora la differenza, per la quale difficilmente si viene considerati italiani, può essere forse nel coloro della pelle: "Ci divide soltanto il colore della pelle, ma non vuol dire niente". E poi la risposta più disarmante: "Non siamo ospiti indesiderati, vogliamo soltanto essere come voi…uguali". Per i piccoli intervistati appartenere a culture diverse sarebbe poi un arricchimento e non un ostacolo: "Se una marocchina si fidanza con un giapponese si può perché così possono imparare cose l'uno dall'altro".

La tessera di partito (DS o PD)

I bambini del video hanno poi qualche tentennamento. In effetti per loro trattare l'argomento sembra essere molto più semplice rispetto a quanto lo è per gli adulti. "Che cos'è una tessera Ds?" chiede un ragazzino. E un altro risponde "è la tessera per venire in Italia"; per un altro ancora è "la tessera sanitaria".  Confusione anche sul paragone razzista immigrati/scimmie. C'è chi non lo capisce o chi ancora tenta di dare una spiegazione verosimilmente logica.

Dire "straniero" è dire "terrorista"

Un altro commento dal web accosta lo straniero al terrorista. Qui tutti i giovani intervistati hanno le idee chiare: "Prima di tutto vorrei dire che solo perché siamo stranieri non siamo anche terroristi" e non "siamo terroristi, siamo soltanto venuti qua per vivere" e ancora "chiunque può essere un terrorista, soltanto chi ha un cuore puro non lo è". Ma l'affermazione del web che fa più male è "non ci sono negri italiani". "Negro" una parola che fa male e che viene usata senza pensare che dietro quell'appellativo ci sono persone e molto spesso proprio bambini.