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Global Sumud Flotilla

Israele, il ministro Ben-Gvir indagato a Roma per il caso Flotilla: nel fascicolo ipotesi di tortura e sequestro

La Procura di Roma che sta seguendo la vicenda Flotilla ha iscritto nel registro degli indagati il ministro israeliano Itamar Ben-Gvir. Al centro del fascicolo ipotesi di sequestro e tortura dopo l’abbordaggio degli attivisti, che denunciano abusi subiti tra Ashdod e Ketziot. Anche i discussi video, diffusi dallo stesso ministro del governo Netanyahu, sono al vaglio dei pm. La replica di Ben Gvir contro l’Italia: “Il Paese dello stivale è diventato quello delle ciabatte”
Itamar Ben–Gvir
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La Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir nell’ambito dell’inchiesta sulla vicenda della Flotilla; nello specifico il riferimento è all’abbordaggio degli attivisti fermati nel Mediterraneo e successivamente trasferiti in Israele. Al centro del fascicolo, aperto a piazzale Clodio, ci sono ipotesi di reato pesanti: tortura e sequestro di persona.

L’indagine nasce dalle denunce presentate dagli attivisti coinvolti nelle operazioni di blocco delle navi umanitarie per Gaza, tra cui cittadini italiani, intercettate tra il 18 e il 19 maggio in acque internazionali, al largo di Creta. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, le persone a bordo sarebbero state fermate, trasferite e poi trattenute prima nel porto di Ashdod e successivamente nel carcere di Ketziot.

Gli avvocati che rappresentano gli attivisti hanno depositato un elenco di ipotesi di reato che va oltre il sequestro di persona e la tortura, includendo anche violenza sessuale, rapina e danneggiamento aggravato dal rischio di naufragio. Le testimonianze raccolte raccontano fasi concitate dell’abbordaggio e delle ore successive alla detenzione: pestaggi, minacce, uso di taser, condizioni di privazione di acqua e immobilizzazione prolungata con mani e piedi legati. In alcuni casi, i referti medici successivi alle dimissioni avrebbero documentato lesioni compatibili con quanto denunciato.

Una parte centrale del fascicolo riguarda anche un episodio circolato pubblicamente sui social e ripreso dagli investigatori: un video pubblicato dallo stesso Itamar Ben-Gvir in cui si vedono alcuni attivisti inginocchiati nel porto di Ashdod, con le mani legate dietro la schiena, mentre vengono derisi da agenti israeliani. Per la Procura, quelle immagini potrebbero assumere valore probatorio rispetto alle ipotesi di trattamento degradante contestate.

Nel procedimento risultano coinvolti diversi nominativi segnalati alla magistratura dalla Fondazione Fondazione Hind Rajab, che ha già trasmesso un dossier analogo anche ad altre autorità giudiziarie europee. Tra le figure indicate compaiono il viceammiraglio Eyal Harel, il capo di Stato maggiore della Difesa Eyal Zamir, il capo del servizio penitenziario Kobi Yaakobi e il ministro della Difesa Israel Katz.

Sul piano investigativo, i pm Stefano Opilio e Lucia Lotti, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi, stanno raccogliendo gli elementi utili a definire il quadro delle responsabilità. Parallelamente, i Carabinieri del ROS hanno già ascoltato diversi testimoni delle missioni navali, tra cui il deputato del M5S Dario Carotenuto e il giornalista del Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani, oltre ad altri partecipanti sentiti tramite le loro difese legali.

"Siamo soddisfatti dell'iscrizione nel registro degli indagati del ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir. È sacrosanto che ci sia un'indagine a suo carico per quel video, per quel comportamento nei confronti degli attivisti, ma non dobbiamo dimenticare che Ben-Gvir è un ministro del governo Netanyahu, è espressione di un sistema sionista di quel governo". A dirlo la portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, Maria Elena Delia.

In serata è arrivato il commento del diretto interessato. "Il Paese dello Stivale è diventato il Paese delle ciabatte" ha ironizzato il ministro israeliano. "Israele – aggiunge citato dai media israeliani – non è un sacco da boxe per un branco di bugiardi sostenitori del terrorismo che fabbricano calunnie e menzogne contro i nostri combattenti. Non mi lascerò scoraggiare da questa o da qualsiasi altra inchiesta e continuerò a stare orgogliosamente al fianco dei nostri combattenti".

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