Ipotesi elezioni anticipate, quando si vota per le Politiche 2027: i dubbi di Meloni e gli scenari
Il governo Meloni ha festeggiato a Bari il suo record, superando i 1412 giorni del governo Berlusconi II e diventando il più longevo della Repubblica, e ora pensa già alle prossime mosse in vista della campagna elettorale per il 2027. In questi giorni nella maggioranza ci si pone una domanda cruciale: quando conviene di più andare al voto?
In questa fase di incertezza le opposizioni si fanno sentire: "Meloni, Tajani e Salvini stanno decidendo sotto banco quando e come votare. La presidente del Consiglio dica agli italiani se vuole elezioni anticipate ad aprile o maggio oppure votare a ottobre. La democrazia non è proprietà della destra", sintetizza Angelo Bonelli di Avs, intervenuto agli Stati generali di Civici Controcorrente.
Questione di calcoli. C'è chi sarebbe pronto ad andare al voto il prima possibile, senza aspettare la scadenza naturale della legislatura il prossimo autunno, anche per evitare che nel frattempo Vannacci consolidi il suo vantaggio acquisito in pochi mesi, elemento che potrebbe portare a un ulteriore crollo di consensi per l'attuale maggioranza. E questo è un ragionamento condiviso soprattutto tra gli esponenti di Fdi, secondo i quali tra l'altro se il nuovo governo si insediasse prima della prossima estate avrebbe più tempo per lavorare senza assilli sulla legge di Bilancio per il 2028.
E c'è invece chi, come Matteo Salvini, spera di avere il tempo di riorganizzarsi e di riprendersi dalle ultime batoste elettorali, e nel frattempo spera anche di spegnere i malumori interni e di risolvere vecchie beghe che in questi giorni si sono riaperte nel fronte interno. E infatti Salvini continua a ripetere che non occorre anticipare le urne, sostenendo che le elezioni politiche si dovrebbero tenere nell'autunno del 2027, alla scadenza naturale della legislatura: "Non è che puoi festeggiare a settembre il governo più duraturo e poi vai a casa prima". E così dalla Lega Toscana Summer Fest di Donoratico, in provincia di Livorno, lancia un messaggio agli alleati: "Quando si vota? Io penso che, se oggi siamo qua a festeggiare quattro anni di governo, il governo più longevo della storia della Repubblica, per essere seri, coerenti e conseguenti si va a votare l'ultimo giorno utile che gli italiani ci hanno delegato per governare questo Paese", afferma Salvini, secondo cui comunque l'ipotesi ballottaggio dovrebbe essere eliminata dal dibattito sulla legge elettorale.
Forza Italia invece si è mostrata più cauta, e non esclude a priori l'ipotesi elezioni anticipate. "L'eventuale voto anticipato sarebbe ad aprile o all'inizio di maggio, parliamo di appena tre mesi. Insomma non è che cambia molto votare a settembre o ad aprile. Se c'è l'election day con le comunali o le regionali in Sicilia cambia rispetto alla manovrabilità che ha un esecutivo che si insedia, a quel punto a ottobre inoltrato, e quindi ha pochissimi giorni per varare una legge di stabilità. Cosa diversa invece è un governo che si insedia all'inizio di giugno o a maggio e poi in quel caso preparare per come deve la Legge di stabilità", dice il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè intervenuto a margine degli Stati generali dei Civici Controcorrente ad Agrigento. "Quindi da un punto di vista strettamente pratico sarebbe meglio forse votare un po' prima e anticipare un po' prima, ma non cambia nulla dal punto di vista proprio politico. Nel senso che questo è un governo che ha già dimostrato di non avere paura del tempo, ha vinto contro il tempo, perché ha festeggiato i 1.413 giorni, quindi il più longevo della Repubblica. Ha dimostrato credibilità e stabilità, tre mesi in più e in meno non cambiano nulla".
Per Giorgia Meloni il voto anticipato prima della scadenza di settembre, magari in primavera insieme alle amministrative già previste, potrebbe servire come dicevamo a segare le gambe a Futuro Nazionale, arginandone la crescita. Non solo, andando a votare in primavera si eviterebbero due test elettorali importanti così ravvicinati, visto che le amminstrative devono essere indette tra il 15 aprile e il 15 giugno. La preoccupazione dei meloniani però è che proprio le elezioni locali possano agevolare soprattutto il centrosinistra, portando a votare per le Politiche molti più elettori vicini al campo largo. Per cui per Fdi sarebbe preferibile scorporare l'appuntamento elettorale delle amministrative dalle Politiche, e magari andare al voto per il rinnovo del Parlamento già a marzo. Una possibilità quest'ultima molto remota, perché il doppio voto in primavera significherebbe un aggravio per le finanze pubbliche.
La prospettiva dunque è quella di un election day che unirebbe il voto per le Politiche al rinnovo dei sindaci di alcune delle città più importanti, come Roma, Milano, Napoli, Torino e Bologna. Nei mesi scorsi era circolata anche una data, l'11 aprile. Oppure si potrebbe tornare al voto in una delle ultime due domeniche di maggio. Certo è che i tempi sarebbero molto serrati: prima l'approvazione della legge elettorale a ottobre, poi la sessione di bilancio (la manovra 2027 inizierà il suo iter dalla Camera) che si trasformerebbe inevitabilmente in una campagna elettorale per i partiti, e quindi in una gara tra alleati.
Ma ancora non c'è nulla di definito, stando anche alle ultime dichiarazioni del ministro dei Rapporti con il Parlamento Luca Cirani, che si fa portavoce del sentiment del partito. "La Lega spinge per arrivare a fine legislatura. Io credo che invece non sia impensabile votare in primavera, a maggio, perché votando in autunno 2027 fare la finanziaria sarebbe complicato", dice intervistato da Il Mattino di Padova. "Non sarebbe una provocazione votare prima e consentire a chiunque vinca di preparare bene la legge di bilancio, invece votare in settembre significherebbe fare le liste e la campagna elettorale in agosto – aggiunge -. Potrebbe essere una soluzione di buon senso trovare un accordo anche con le opposizioni per votare con qualche mese di anticipo".
Si potrebbe procedere, aggiunge, "avendo concordato con il Presidente della Repubblica un percorso condiviso e ordinato. Insieme alle comunali oppure separatamente". Quanto alla legge elettorale, Cirani esclude il doppio turno: "Io credo che il punto di caduta della maggioranza di governo sia l’emendamento sulle preferenze da poco approvato, il ballottaggio non credo potrà rientrare. La legge andrà in aula al Senato il 9 settembre e in teoria dovrebbe concludersi con il voto entro il 15 settembre. Poi deve tornare alla Camera, dove dovrebbe essere approvata entro ottobre prima che si entri in sessione di bilancio".
Una soluzione sicuramente verrà trovata più facilmente dopo il 22 settembre, quando l'Istat diffonderà i dati aggiornati sui conti nazionali e di finanza pubblica, che saranno poi inviati a Eurostat in vista della comunicazione europea di fine mese: se il rapporto deficit/PIL dovesse essere rivisto sotto la soglia del 3%, si aprirebbe lo spiraglio per l'uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo. A quel punto potrebbe essere vantaggioso per l'esecutivo portare a compimento per intero la legislatura, fino a settembre 2027. In caso contrario Meloni potrebbe utilizzare l'exit strategy del voto anticipato, anche per evitare di arrivare alle urne eccessivamente logorata.
Anche se alcuni dentro Fdi sarebbero tentati da un'alleanza con l'ex generale e leader di Futuro Nazionale, Meloni sembra più vicina al pensiero espresso dal suo fedelissimo sottosegretario Fazzolari, che si può riassumere con la frase "Meglio perdere che perdersi". E poco importa se Vannacci le ha mandato un segnale distensivo, dichiarando in tv che lei sarebbe un ottimo presidente della Repubblica: dell'ex generale non c'è da fidarsi, visto che in passato ha già usato la Lega come un taxi, non è escluso che possa utilizzare anche un'eventuale alleanza con il centrodestra per arrivare al potere e poi farlo implodere.